Vidimus Dominum

Ucraina: Vaticano dovrebbe riconoscere l'esistenza di un Patriarcato greco-cattolico

Lo sollecita il gesuita Taft su un giornale cattolico americano criticando anche l'eccessiva prudenza vaticana

Roma (Italia), 12 febbraio (VID) – Dialogare va anche bene, ma se "gli altri" sbagliano occorre dirglielo in pubblico, non in privato e a voce bassa come è sempre stato fatto finora. E’ questa almeno l’idea di padre Robert Taft, SJ, professore emerito al Pontificio Istituto Orientale di Roma ed uno dei pionieri nel dialogo con l’ortodossia.

Padre Taft ha rilasciato una lunga intervista al "National Catholic Reporter", il settimanale cattolico progressista statunitense, lasciandosi andare a giudizi critici verso l’attuale politica di cautela della Santa Sede e in particolare del cardinale Kasper, alla vigilia del viaggio che quest’ultimo compirà a Mosca dal 16 al 20 febbraio.

Secondo padre Taft, prima di tutto, dovrebbe esserci un Patriarcato greco-cattolico in Ucraina e l’arcivescovo di Lviv, il cardinale Husar, dovrebbe essere Patriarca. Il Vaticano si oppone perché teme la dura reazione del Patriarcato ortodosso di Mosca.

"Il mio consiglio agli ucraini – spiega padre Taft – è stato di fare due cose. Prima di tutto, dichiarare pubblicamente l’esistenza di un patriarcato. Secondo, chiedere il riconoscimento di Roma e se non arriva, rispedire indietro tutte le lettere non indirizzate al patriarcato. Non ipotizzarlo, ma farlo. La Segreteria di stato manda una lettera all’arcivescovo? Mandarla indietro senza aprirla, con la scritta: indirizzo sconosciuto".

Duro anche il giudizio verso il cardinale Kasper e la sua politica di prudenza verso gli ortodossi, per non scontentarli: "Kasper ha il compito di costruire dei ponti con gli ortodossi, non distruggerli".

"Assurde" sono poi definite le pretese ortodosse secondo cui la Chiesa non deve fare opera di evangelizzazione. "Il problema è che nessuno parla loro in modo chiaro perché nessuno sa quello che invece io conosco bene. Ci sono preti ortodossi che fanno proselitismo tra i cattolici, lo sappiamo per certo.

Gli ortodossi russi hanno aperto una parrocchia a Palermo (in Sicilia, nel sud Italia, ndr). Chi è il prete? Un cattolico convertito. Quando è stata aperta, il giornale del Patriarcato di Mosca ha detto chiaro che è un passo avanti per la riscoperta dell’eredità bizantina della Sicilia".

All’interno del mondo ortodosso russo, poi, secondo la ricostruzione di padre Taft, si distinguono almeno "tre gruppi". Il primo è quello di destra "che è d’accordo nel chiamare Rasputin un santo e così via con questo genere di spazzatura".

Poi ci sono coloro che hanno studiato "come il metropolita Kirill di Smolensk, aperto, ecumenico ed intelligente" ma "minoranza". Ed infine c’è "un gruppo conservatore" ma che non appare allo scoperto.

E così il Patriarca è un "ostaggio" in mezzo a tale situazione. E nei rapporti reciproci, occorre "affrontare" gli ortodossi, dire loro "in faccia" cosa non va, "non fare rimostranze in privato".