Il Foglio, 13 febbraio 2004
Fidel Castro si è affidato al patriarca per partecipare alle Olimpiadi
"L’autunno del patriarca" si intitola un famoso romanzo di Gabriel García Márquez, dedicato all’interminabile tramonto di un vecchio dittatore; oggi in molti paragonano la sua trama alla situazione di Cuba sotto Fidel Castro. Partito ortodosso si chiamava invece il movimento populista in cui militò lo stesso Fidel da giovane.
"Patriarca" e "ortodosso" in senso lato. Un patriarca ortodosso vero è stato invece il destinatario dell’invito con cui Fidel ha cercato di imbastire una manovra anti Unione europea. Ottenendo, però, il risultato imprevisto di accendere il risentimento nell’opinione pubblica del suo vecchio, grande alleato russo.
"Voi siete venuti nel mio paese, ma io non potrò andare ai Giochi olimpici del vostro perché non mi danno il visto". Così, parlando ai giornalisti greci che erano venuti a Cuba al seguito del patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, Fidel Castro aveva rivelato il vero obiettivo dell’offerta di una cattedrale al "papa" dell’ortodossia mondiale. Non glielo danno, quel visto, perché nove mesi fa in seguito alle condanne ai giornalisti dissidenti e al ritorno alla pena di morte, l’Unione europea lo ha messo sulla lista nera delle "persone non gradite", e in base a questa linea Costas Simitis, primo ministro greco, ha dunque depennato il suo nome dagli invitati alla cerimonia di inaugurazione dei prossimi Giochi olimpici, che si terrà il prossimo 13 agosto ad Atene. Cuba si presenta come al solito con una squadra che cerca di fare il pieno di medaglie, e accompagnandola Fidel si proponeva di farsi un po’ di pubblicità.
La Grecia, rispetto alla linea dura del resto dell’Ue, rappresenta in qualche modo un possibile ventre molle, con la sua storica "diversità" ortodossa e con i risentimenti terzomondisti che risalgono alla questione di Cipro e al regime dei colonnelli. Fidel Castro lo sa, e ha cercato di trarne profitto.
E’ stato domenica primo febbraio che si è svolta la messa di consacrazione della Santa Cattedrale di San Nicola di Mira, con la consegna da parte del presidente cubano al presule sia della simbolica chiave del tempo scolpita in lettere greche sia dell’atto di proprietà del ministero della Giustizia. Inoltre Fidel ha promesso di aprire una scuola di teologia ortodossa "con tutti i costi coperti dallo Stato cubano".
L’edificio è stato ricavato nel Giardino di madre Teresa di Calcutta, contiguo all’antico convento cattolico di San Francesco d’Assisi, nell’Avana vecchia. E si sa che in passato il regime castrista non ha mancato di fare vari favori a chiese protestanti, organizzazioni del culto sincretico afro-americano della Santeria e logge massoniche, ogni volta voleva mandare "segnali" alla Chiesa cattolica. D’altronde, anche il viaggio del Papa fu utilizzato in chiave anti embargo, salvo poi revocare subito la "concessione" di celebrare la festività di Natale, non appena i vescovi hanno dato mostra di "scarso patriottismo" a proposito del caso Elián. Bartolomeo I a Cuba ha in effetti condannato l’embargo, rifiutandosi nel contempo di prestare orecchio alle richieste dei dissidenti di incontrarlo, o per lo meno di fare cenno ai loro problemi nei suoi discorsi.
Gli ortodossi, tuttavia, a Cuba sono solo 2.000, per di più russi arrivati all’epoca della grande alleanza con l’Urss. Un po’ pochi per fare da massa di manovra. D’altra parte, rappresentanti della Chiesa cattolica erano presenti ai ricevimenti e alle cerimonie, in perfetto spirito di ecumenismo. Come c’erano pure rappresentanti di chiese protestanti americane.
Chi si è invece arrabbiato è stato il patriarcato di Mosca, ovvero la più grande Chiesa ortodossa esistente, anche se formalmente il primato spetta a Costantinopoli. Ma è anche da questa disparità di gerarchia che tra le due sedi si alimenta una rivalità plurisecolare. "Non ci sono più di 50 fedeli del patriarca di Costantinopoli in tutta l’isola", ha sparato senza mezzi termini una nota della Chiesa ortodossa russa. "Eppure ha potuto aprire una chiesa nel centro dell’Avana". Invece, come si è ricordato, la stragrande maggioranza degli ortodossi cubani è costituita da russi. Ma, continua la nota, "le autorità di questo paese non hanno concesso al patriarcato di Mosca né una chiesa, né una semplice stanza, per cui non ha avuto altra possibilità se non quella di celebrare le sue funzioni nella missione commerciale della Russia". Non c’è da stupirsi, se si considera l’anticomunismo militante di questa Chiesa dopo la caduta dell’Urss. Ma per il patriarcato di Mosca il gesto di Fidel rappresenta "uno schiaffo alla Russia".
Maurizio Stefanini