Corriere della Sera, 15 febbraio 2004

LUOGO COMUNE

Dai vecchi marchi ai " nuovi " slogan

di GIULIANO ZINCONE

Tra le molte stravaganze della politica italiana, splende l’ossessione di Silvio Berlusconi per il comunismo, che egli scova un po’ dappertutto: nella magistratura, nelle redazioni dei giornali e (addirittura!) nelle parole del mite Piero Fassino. Questa mania del leader di Forza Italia è sbeffeggiatissima dai principali opinionisti: " Che sciocchezza, fare l’anticomunista quando il comunismo non c’è più " .

Beh, se è per questo, non c’è più nemmeno la monarchia, però sembra normale che esistano gli antimonarchici. I dibattiti sul ritorno dei Savoia l’hanno dimostrato. Si può discutere all’infinito sull’innocuità (o sui meriti) del comunismo in Italia, o dimostrare (all’opposto) che il Pci fu sempre fedele alla micidiale dittatura sovietica. Ma non è questo il punto. Oggi e qui, a molti sembra comico o surreale dichiararsi anticomunisti, dopo il crollo del famoso Muro. Parliamo di questo, allora.

1 Non c’è più il comunismo? E’ buffo che si dia per scontato questo tramonto proprio in Italia, dove ben due partiti comunisti sono rappresentati in Parlamento, dove due quotidiani (Il Manifesto e Liberazione) si dichiarano comunisti e dove un terzo (l’Unità) rivendica con legittimo orgoglio l’eredità del comunista Antonio Gramsci. Non intendiamo ignorare che i comunisti italiani hanno contribuito a fondare la nostra Repubblica, a scrivere la nostra Costituzione e a promuovere molte conquiste politiche e sociali. Però è proprio ridicolo negare che il comunismo sopravviva al crollo del Muro. Si definisce comunista il Paese più popoloso del mondo (la Cina), sono comunisti la Corea del Nord e il Vietnam. E’ tenace il comunismo caraibico di Cuba. Nella stessa Russia, è ancora robusto il partito che rimpiange il Pcus e, a Mosca, non è raro incontrare cortei che inalberano ritratti di Stalin. Niente di sorprendente, forse. Del resto, il partito di Fassino non esprime affetto per le esotiche dittature, né per le imbarazzanti nostalgie.

Però non è nemmeno troppo strano che Berlusconi agiti la bandiera antibolscevica. Si può rinfacciargli che i suoi più stretti confidenti (da Giuliano Ferrar a a Sandro Bondi) siano proprio ex comunisti e che quell’antica scuola di partito sopravviva nelle loro incandescenze. Ma è ingenuo (o troppo furbo) sbertucciare i suoi proclami come paccottiglie ammuffite.

2 A proposito di muffe: il fascismo è morto sessant’anni fa, ben prima del comunismo.

Eppure, ancora oggi, l’antifascismo è un valore condiviso (perfino da Gianfranco Fini) ed è presente in ogni pubblica celebrazione, in ogni invettiva dei giornalisti militanti. Nell’intero Dopoguerra, noi democratici abbiamo continuato a chiamare " fascisti " i fedeli della Fiamma, anche quando il nome del loro partito era (per forza!) cambiato. Per molti decenni, l’etichetta di " fascista " fu applicata dalle sinistre con troppa disinvoltura: in questo sacco della vergogna furono gettati anche combattenti antifascisti come Randolfo Pacciardi e Charles de Gaulle. Idem i democristiani come Mario Scelba e, perfino, le vittime delle foibe. Tutti fascisti, insomma. Negli anni delle spranghe, gli slogan estremisti erano espliciti: " La Resistenza rossa ce l’ha insegnato/ uccidere un fascista non è reato " . Queste nostalgie di crudeltà ebbero conseguenze ben note, dall’una e dall’altra parte delle stolte barricate. I vecchi marchi d’infamia sono molto tenaci, negli scontri politici.

In anni recentissimi, Umberto Bossi giurò che sarebbe andato a " stanare i fascisti casa per casa ". E alludeva ai seguaci di Gianfranco Fini.

Sulla " fascistizzazione " della magistratura, del resto, è ancora aperto il dibattito.

3 Gli slogan servono a questo, a creare un " senso comune " ostile all’avversario. Berlusconi denuncia i "comunisti" in Italia, mentre è indulgente con Putin (ex Kgb) e con il Partito Unico cinese. Ampi settori della Sinistra, d’altra parte, individuano inquietanti analogie tra il Cavaliere e il Duce. Molti intellettuali antagonisti sostengono che l'Italia è oppressa da un Regime liberticida. Ma chi ha paura, oggi, del fascismo e del comunismo? Continuate così, signori della politica. Poi, però, non sorprendetevi, se gli elettori non vi ascoltano e non vi votano.