Avvenire, 17 febbraio 2004
Kasper e Alessio II, l'incontro della speranza
Dopo le recenti incomprensioni il presidente del Pontificio consiglio per l'unità dei cristiani fino a venerdì in Russia per un importante tentativo di ricucire i rapporti tra le due Chiese
Da Mosca Giovani Bensi
Il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio consiglio per la l'unità dei cristiani, è giunto a Mosca su invito della Conferenza episcopale cattolica russa presieduta dal metropolita Tadeusz Kondrusiewicz, e si tratterrà fino a venerdì. Lo scopo ufficiale della visita è di incontrarsi con i vescovi cattolici del Paese, dopo le difficoltà degli ultimi anni, e con la comunità cattolica di Mosca. Ma non sarà questo l'unico scopo: un portavoce della Conferenza episcopale ha precisato: "Durante la visita, ispirata anche da un senso di rispetto per la Chiesa ortodossa russa, il cardinale sarà ricevuto in udienza dal Patriarca Alessio II e dal metropolita Kirill di Smolensk, presidente del Dipartimento per le relazioni estere del Patriarcato di Mosca". La visita di Kasper rappresenta quindi un tentativo di migliorare i rapporti fra il Vaticano e la Chiesa ortodossa. Ma quanto questi rapporti siano ancora tesi lo ha indicato Vsevolod Ciaplin, portavoce del Patriarcato. La sua reazione è stata piuttosto fredda. Intanto egli ha detto che per quanto riguarda l'incontro di Kasper con Alessio II "per ora la questione è allo studio" ed ha minimizzato l'importanza della visita definendola "di ordinaria amministrazione". E poi, commentando la visita del cardinale, Ciaplin ha aggiunto: "A Kasper sarà prospettato il problema di cessare l'attività missionaria dei cattolici fra i russi battezzati nella Chiesa ortodossa o comunque incardinati per le loro radici culturali nell'ortodossia". Insomma, la Chiesa russa insiste nelle sue accuse, peraltro sempre respinte, di "proselitismo". Tuttavia Ciaplin non ha chiuso la porta al dialogo: "L'incontro del cardinale Kasper con il metropolita Kirill, - ha dichiarato - sarà un nuovo passo avanti sulla via del non facile dialogo fra le nostre Chiese".
Quindi Ciaplin ha ricordato la seconda accusa che la gerarchia ortodossa russa muove ai cattolici. Si tratta dei "diritti conculcati della popolazione dell'Ucraina Occidentale e dei tentativi di estendere la presenza degli "uniati" a sud e a est dell'Ucraina, in Russia e nel Kazakhstan". Per "uniati" gli ortodossi intendono la "Chiesa unita", o "greco-cattolica", quegli ortodossi che nel XVI secolo in Ucraina Occidentale riconobbero il primato di Roma conservando i riti e le consuetudini bizantino-slave. Durante il regime comunista essi furono perseguitati con particolare durezza. Secondo Ciaplin, nelle tre diocesi dell'Ucraina Occidentale in cui sono presenti i greco-cattolici, Lviv, Ivano-Frankivsk e Ternopil," vengono ancora perseguitati (da parte dei cattolici) i fedeli della Chiesa ortodossa canonica". Ciaplin ha fatto poi ricadere sul Vaticano la responsabilità per il successo dei colloqui moscoviti di Kasper: "Solo se il Vaticano sarà realmente d'accordo a risolvere questi problemi - ha concluso - si potrà aprire la strada verso un miglioramento qualitativo delle relazioni fra la nostre Chiese".