RADIO VATICANA-Radiogiornale / OGGI IN PRIMO PIANO, 26 febbraio 2004
E’ USCITO IERI NEI CINEMA DEGLI STATI UNITI IL FILM "LA PASSIONE DI CRISTO", DI MEL GIBSON
E’ uscito ieri nei cinema degli Stati Uniti il film "La Passione di Cristo", di Mel Gibson, la storia drammaticamente dettagliata delle ultime ore della vita terrena di Gesù, dal Getsemani alla morte in Croce, con una rapido accenno alla Resurrezione. Da New York, Elena Molinari.
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La Passione di Cristo è arrivata al debutto così carica di attese, positive e negative, che nel giorno della sua uscita in ben quattro mila sale, stampa e pubblico americani trovano difficile valutarlo per i suoi meriti artistici. Ci hanno, in realtà, provato alcuni critici delle maggiori testate statunitensi ma i commenti che dominano ancora le pagine dei giornali restano quelli dei gruppi che difendono il valore spirituale del film o che ne biasimano i toni provocatori. L’uscita ha, però, perlomeno ridimensionato se non eliminato del tutto la polemica del presunto antisemitismo del regista. Fra i giornali americani, infatti, solo il tabloid newyorkese "Daily News" insiste oggi nel dire che il film "fomenta sentimenti antiebraici" ma non prima di aver chiarito nel titolo che la vera colpa della Passione è una violenza grottesca e selvaggia. Assoluzione completa, invece, su questo fronte dal filoebraico "New York Times", che però sottolinea il fallimento artistico del film: a suo dire non fornisce infatti elementi sufficienti per dare significato allo spargimento di sangue. Né la violenza né le recensioni negative fermeranno gli americani, che non cercano nella Passione un bel film ma un atto di preghiera, quasi una via crucis dal potere salvifico. Non si spiegherebbe altrimenti perché in migliaia si sono alzati all’alba per precipitarsi agli spettacoli no stop in programma per il Mercoledì delle Ceneri.
Da New York Elena Molinari per la Radio Vaticana.
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Ma per un commento sul film di Mel Gibson ascoltiamo don Luca Pellegrini, critico della "Rivista del Cinematografo".
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Anche se non si accettasse la visione estremamente dura, realistica ed audace del celebre regista ed attore australiano (si è parlato molto del suo atteggiamento pre-conciliare), essa potrebbe comunque costringerci a mettere in luce non tanto le fondamenta della nostra fede, quanto il nostro rapporto con un Dio picchiato, insultato, flagellato, torturato, deriso, crocifisso. Per questo il film compie, per la cultura moderna, una nuova rivoluzione nell’immagine di Gesù: lo scandalo esibito, visto, vissuto, della Croce - e delle ore che la preparano - ripropone ancora una volta l’interrogativo sul concetto di Dio. Gibson si sofferma con puntigliosa attenzione ed intensità proprio su quei particolari di un supplizio maledetto dalla legge, cioè sui tratti meschini e miserabili del Dio cristiano, riversandoli con coerenza ed onestà in una pellicola diretta in modo magistrale ed interpretata da attori preparatissimi. Perché per loro non è stato facile recitare in aramaico e latino, le uniche lingue utilizzate e tradotte dai sottotitoli, sicuramente una delle scelte più interessanti e originali, che riconduce ad un contesto storico e ad una dimensione assai verosimili dei tempi di Gesù. Troviamo una Madre davvero pietrificata dal dolore, cui presta il volto una straordinaria Maia Morgerstern, al fianco del Figlio, Jim Caviezel, asciutto, secondo la tradizionale iconografia, che stringe con amore la sua Croce, che scopre sia il volto del pastore nei rapidi flash-back sia quello dell’Agnello immolato e sul quale ricadono - lo si avverte con la forza delle immagini e con un montaggio serrato - tutto il peccato, la violenza e l’oscenità del mondo e della storia. Lo seguono sulla via dolorosa anche Maria Maddalena (Monica Bellucci) e Giovanni; Giuda, invece, viene condotto al suicidio da un gruppo di fanciulli che lo inseguono urlandogli la maledizione. Pilato si fa prendere da scrupoli che la ragion di Stato ben presto cancella, mentre la moglie Procula cerca di interpretare il sogno, portando a Maria - immagine bellissima - un panno col quale asciugare il sangue del Figlio flagellato per oltre venti, implacabili minuti.
I romani vivono la loro crudeltà con quella spudorata volgarità che era tipica delle legioni stanziate per controllare un Paese difficile come la Palestina. Caifa (un ottimo Mattia Sbragia) guida il Sinedrio e sobilla il popolo orientandolo alla condanna, ma alcuni sommi sacerdoti lasciano il gruppo al momento del giudizio. Segue ogni passo di Gesù l’antico avversario, Satana, interpretato da Rosalinda Celentano. Ai piedi della Croce urlerà la sua sconfitta, accompagnata da un terremoto innescato da una sola goccia d’acqua che precipita velocissima dal cielo (una lacrima del Padre?). Qualità altissima anche per la fotografia, il montaggio, i costumi di Maurizio Millenotti, le scene di Francesco Frigeri (il film è stato girato tra Matera e Cinecittà).
Ritornare, in ogni modo, alla paradossalità della Croce e del messaggio di Cristo (le beatitudini, il perdono dell’adultera, l’eucaristia, l’amore per i propri nemici, momenti ricordati da Gesù nel corso della sua Passione), può servire a purificare la nostra fede, a renderla più ‘cristiana’ e non così ovvia, scontata, edulcorata, specchio di un cristianesimo molle, rilassato. Il film ci pone sotto gli occhi con ostentata sicurezza, senza diaframmi, senza mediazioni, ma in modo sfacciato, come lo è sempre la violenza, la difficoltà di essere cristiani, per non correre il rischio di esserlo troppo. Per ricondurci allo scandalo della Croce, a quel legno grondante sangue. Alla Croce che è sapienza di Dio, segno incommensurabile del suo amore, della sua vittoria sul peccato e sulla morte.