RADIO VATICANA-Radiogiornale / OGGI IN PRIMO PIANO, 1 aprile 2004

LA DIFESA E PROMOZIONE DELLA DIGNITA’ UMANA AL CENTRO DEI RAPPORTI TRA WASHINGTON E VATICANO: COSI’, AI NOSTRI MICROFONI, L’AMBASCIATORE DEGLI STATI UNITI PRESSO LA SANTA SEDE, JIM NICHOLSON

"Stati Uniti e Santa Sede, la lunga strada": è questo il titolo di un libro scritto dall’ambasciatore americano presso la Santa Sede, Jim Nicholson, presentato ieri a Roma all’università Lateranense. All’evento, ha partecipato anche il cardinale Jean-Louis Tauran, che ha messo l’accento sulla necessità di risolvere la crisi israelo-palestinese, definita dal porporato, "la madre di tutte le crisi". Il cardinale Tauran ha riferito che un elemento di "consultazione continua" tra gli Stati Uniti e il Vaticano è stata proprio la situazione in Terra Santa ed in particolare il problema dei luoghi santi. Il libro del diplomatico americano - edito dalla rivista "30giorni" - celebra il 20.mo anniversario dell’inizio delle formali relazioni diplomatiche tra Usa e Santa Sede, svolta voluta da Giovanni Paolo II e Ronald Reagan. Alessandro Gisotti ha chiesto all’ambasciatore Nicholson di tracciare un bilancio di questi vent’anni densi di avvenimenti:

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R. – I THINK RELATIONS…

Penso che i rapporti tra gli Stati Uniti e la Santa Sede si siano rafforzati in questi ultimi 20 anni. Penso che la cosa più importante in questo rapporto, che alcuni definiscono tra la superpotenza temporale e la superpotenza spirituale, stia nell’importanza data alla libertà e alla dignità umana. La situazione mondiale continua a fluire tra alti e bassi, le circostanze cambiano, ma Stati Uniti e Santa Sede hanno continuato il percorso che cerca di migliorare la dignità umana. Avere questo in comune ci permette di fare tanto per le persone. Ci aiuta a combattere la fame, a sradicare le malattie come l’Aids, che imperversa in Africa. Abbiamo una comunanza di valori forte e reale, che rende il nostro rapporto molto stretto.

D. – Nell’introduzione del suo libro, il segretario di Stato, Colin Powell, scrive che la Santa Sede è il partner migliore per l’America nel promuovere la dignità umana. Ma come sappiamo ci sono stati recentemente dei problemi, delle frizioni, tra il Vaticano e la Casa Bianca sui mezzi per raggiungere l’obiettivo. Cosa ne pensa?

R. – WE HAD A DIVERGENCE…

Abbiamo avuto delle divergenze sulla questione dell’Iraq, senza dubbio. Il Papa, che è un uomo di pace, non voleva che andassimo in Iraq. Il Pontefice, comunque, non è stato passivo, è stato di grande aiuto nella lotta contro il terrorismo. Il Papa sapeva che Saddam Hussein era un dittatore senza scrupoli, come è stato detto fino a quando abbiamo liberato l’Iraq. Qualche volta anche gli amici non sono d’accordo, ma se sono buoni amici nelle circostanze giuste tornano insieme e l’amicizia è più forte di prima. E questo è successo, nonostante l’Iraq.

D. – Lei pensa che la voce del Papa, gli insegnamenti di Giovanni Paolo II, siano ascoltati dal presidente Bush?

R. – PRESIDENT BUSH THINKS A GREAT DEAL…

Il presidente Bush ha una grande considerazione del Papa, ha molto rispetto per lui. E’ un grande ammiratore di Giovanni Paolo II. Il presidente è stato due volte qui per vederlo. Ha discusso molto con lui sui problemi del mondo, sul bisogno di lavorare insieme per migliorare la dignità umana. Se portiamo le persone ad avere speranza, aiutiamo la dignità umana. Dobbiamo garantire alle persone ciò di cui hanno diritto: vivere liberamente, vivere in pace.