Avvenire, 2 aprile 2004

Saldature che inquietano l'Italia obiettivo sensibile

Anti-americanismi in campo

Il trotzkista e l'islamico

Giorgio Ferrari

L'operazione antiterrorismo che ha portato allo smantellamento di una cellula italiana di livello piuttosto elevato dell'organizzazio-ne illegale turca Dhkp-C (Partito-fronte di liberazione del popolo rivoluzionario) ha evidenziato la sospetta complicità locale di un gruppo di italiani appartenenti al sedicente Campo antimperialista, formazione di area marxista-leninista attiva nella provincia di Perugia.

Non è, come si capisce, un buon segno. Prima di tutto perché l'operazione - tuttora in corso - è solo un'appendice di una più vasta operazione a livello europeo nella quale si stanno identificando (e possibilmente arrestando) nuclei e militanti di formazioni eversive in Belgio, Olanda e Turchia.

Ma soprattutto è un pessimo segno perché l'Italia si conferma crocevia di terrorismi. Usiamo il plurale non a caso, visto che settimana dopo settimana, attentato dopo attentato, pacco bomba dopo pacco bomba, andiamo scoprendo come nella nostra penisola si intreccino e purtroppo talvolta si saldino spezzoni eversivi di varia e differente natura, legati da complicità non solo ideologiche ma anche logistiche, da vantaggi territoriali spiccioli, da comunanze di obbiettivi.

Qualcosa di analogo deve essere accaduto in Spagna, dove una cellula del terrorismo islamico ha beneficiato di complicità e manovalanza locale per mettere a segno il sanguinoso attentato dell'11 marzo.

Ma chi sono questi fiancheggiatori? Chi sono questi appartenenti al Campo antimperialista piuttosto che alla miriade di sigle che abitano i siti internet più radicali come certe zone grigie (o ancor più buie) del movimento no global o dell'ecoterrorismo?

Apparentemente la morfologia del radicalismo ideologico è omogenea. Vi trova alloggio un antagonismo acceso, qualche volta venato di nichilismo, ma il tutto potrebbe essere ricondotto a una pura manifestazione di opinioni. Attenzione tuttavia, i loro siti, le loro pubblicazioni, non sono sempre innocenti come potrebbe sembrare. Ne apriam o una, www.antiimperialisti.com, e subito ci imbattiamo nella prosa massimalista tanto cara all'eversione degli anni di piombo, non priva di incitazioni all'odio e alla violenza contro singole persone, giornalisti, politici, magistrati.

Vi si scorge un'Italia sottotraccia, una mappa dell'antagonismo che all'apparenza è invisibile, ma che ha organigrammi, risorse, fondi, modelli, relazioni. E soprattutto ha in comune con tutta la galassia del radicalismo europeo un antiamericanismo che è il vero collante della liaison con il terrorismo internazionale.

Ed è soprattutto ciò che sopravvive del defunto comunismo - ossia la sua appendice trotzkista, attivissima in Francia, in Germania, in Grecia, nei Paesi Bassi, nelle provincie basche - a mantenere viva questa liaison: l'antiamericanismo della Terza internazionale che si sposa con l'antiamericanismo islamico o comunque con qualunque scintilla che dal Pakistan alle Azzorre, passando per la "resistenza" irachena, prometta ostilità agli Stati Uniti.

La consapevolezza di essere il ribollente crocevia di intrecci e apparati di simile pericolosità deve ragionevolmente condurci verso un'unica conclusione: non possiamo permetterci di abbassare la guardia, né oggi né fra sei mesi, in nessuna circostanza e in nessun luogo. E' un mesto risultato, ma purtroppo abbiamo a disposizione quest'unica realtà.