Avvenire, 2 aprile 2004
ALLARME EVERSIONE
Terrorismo, sgominata cellula turca
In cella uno dei capi del Dhkp-C e il leader degli antimperialisti. Dal capoluogo umbro sarebbero partite le rivendicazioni di cinque attentati messi a segno ad Ankara e Istanbul l’anno scorso. Sotto sequestro due siti Internet del Forum contro il capitalismo
Da Perugia Giulio Isola
Smantellata a Perugia la cellula italiana dell'organizzazione internazionale turca Dhkp-C, sigla che sta per Fronte rivoluzionario di liberazione del popolo, che aveva trovato l'aiuto e il supporto logistico dei gruppi antimperialisti umbri. Il blitz, scattato contemporaneamente in altri cinque Paesi europei, ha portato all'arresto di 44 persone, tre delle quali italiane. Si tratta di Moreno Pasquinelli, portavoce del Campo antimperialista di Assisi, della sua compagna Alessia Monteverdi e di Maria Grazia Ardizzone, indicata come la moglie fittizia di uno dei capi del Fronte. In cella a Perugia sono infatti finiti anche il suo presunto marito, il turco Avni Er, e la 34enne Zeinet Kinichia. È invece un tedesco di origine curda l'uomo arrestato in Grecia: si chiama Sinan Buzkurt. Sono 37 i fermati a Istanbul, e tra loro ci sarebbero anche due kamikaze pronti al suicidio, mentre una persona è finita in cella in Belgio.
Considerata "una vera e propria centrale operativa dell'organizzazione" turca, la cellula perugina era diretta da Er che, stando a quanto scritto dai magistrati nella voluminosa ordinanza di custodia cautelare, aveva "funzioni di coordinamento di "sottogruppi" e di sviluppo e consolidamento di attività terroristica". Da lì passavano finanziamenti e armi, suggerimenti e ordini che venivano smistati verso la Turchia e gli altri Paesi per via telefonica e telematica, ma attraverso programmi cifrati non ancora decodificati del tutto.
E proprio da alcune cabine telefoniche del capoluogo umbro sarebbero partite le rivendicazioni di almeno cinque attentati messi a segno l'anno scorso dal Dhkp-c, organizzazione di matrice maexista-leninista, a Istanbul e Ankara. Erano stati presi di mira due ristoranti McDonald's, caffé, un centro ricreativo per magistrati e un autobus che trasportava i giudici della Corte di sicurezza, la sede di un partito e un gruppo di gendarmi. Un quadro ricostruito con diciotto mesi di indagini svolte da polizia e carabinieri coordinati d al procuratore-capo di Perugia, Nicola Miriano.
Un lavoro meticoloso nel quale rientrano 56mila ore di intercettazioni telefoniche, oltre 5mila effettuate con le cimici, estenuanti servizi di pedinamento e controllo raccolti in 3mila ore di riprese filmate oltre a migliaia di intercettazioni telematiche. Le stesse che hanno colpito anche i siti Internet dei gruppi antimperialisti che avrebbero sostenuto la cellula turca. Due quelli posti sotto sequestro (voceoperaia.it e iraqlibero.net), mentre continua a funzionare il terzo (antiimperialista.com) che ieri ha per primo dato l'annuncio dell'arresto dei tre esponenti di Campo antimperialista. Quest'operazione, ha sottolineato il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, "consolida l'ipotesi che gruppi o singoli personaggi dell'eversione italiana possano entrare in contatto e collaborare con organizzazioni terroristiche internazionali, spinti dai comuni orientamenti antiamericani ed antioccidentali". Dal canto loro i militanti dei Campi antimperialisti definiscono l'operazione "politica" perché "la repressione colpisce chi sostiene le lotte dei popoli contro l'imperialismo americano". In tutto le ordinanze firmate dal gip perugino sono dieci, delle quali solo sei eseguite (cinque in Umbria e una in Turchia).
Per tutti gli arrestati in Italia l'accusa è di associazione a delinquere con finalità di terrorismo internazionale. In particolare i tre esponenti del Campo antimperialista avrebbero aiutato Er trovandogli casa, dandogli la possibilità di usare i telefoni cellulari, offrendo denaro e la copertura giuridica per ottenere il permesso di soggiorno. Il Dhkp-C, fuorilegge in Turchia e dal maggio 2002 inserito dall'Unione Europea nella lista delle organizzazioni terroristiche, può contare su diverse cellule europee e su oltre duemila affiliati, cui vanno aggiunti i finacheggiatori locali. Ad Amsterdam, ad esempio, sono stati sequestrati computer, cellulari e documenti. Ma Perugia era il fulcro perché sede di un'università per stranieri all'interno della quale è più facile mimetizzarsi. Ma soprattutto c'era quel supporto "veramente importante" garantito dai simpatizzanti italiani. Mentre il Viminale aveva inserito il capoluogo umbro nell'elenco delle città a più alto rischio attentati.
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Pasquinelli
Dal ristorante alla rivoluzione, passando da "Voce operaia" ai raduni per la "resistenza"
Da Milano Nello Scavo
Come l'ottocentesco rivoluzionario russo Bakunin, anche Moreno Pasquinelli ha covato per anni la sua militanza politica tra fornelli e casseruole di un ristorante. Ma a lui la cucina deve sempre essere stata stretta. E da cuoco militante l'irrequieto quarantenne è arrivato alla guida, per nove anni a partire dal 1980, del Gruppo operaio rivoluzionario "Voce operaia", sinistra estrema.
Il suo pallino sono sempre state le battaglie antioccidentali, ideando il "Campo antimperialista" ad Assisi dove ogni anno dal 1999 fa arrivare "partigiani" di mezzo mondo. Sostenitore della formula dei "senza se e senza ma", per capire di che pasta sia fatto Pasquinelli basta rileggersi qualche suo recente giudizio. I raduni dei Social forum? "Sono il salotto politico moderato del movimento". E forse non è un caso che a uno dei suoi sit-in abbia partecipato anche qualche esponente dei Black-bloc, ovvero i duri che devastarono Genova durante il G8. Nessuna ambiguità: "Il Campo - precisa Pasquinelli - ha deciso di essere alternativo ai social forum, ai pacifisti e ai disobbedienti". Per dirla con parole sue "siamo pacifici, non pacifisti; militanti, non militari".
Indagato per associazione sovversiva il cuoco rivoluzionario è stato più volte controllato dalla Digos. Nel '99 il suo nome ottiene l'attenzione dei media per aver organizzato un campo antimperialista a Giano dell'Umbria, dove tra gli ospiti vennero segnalati perfino simpatizzanti della Raf, la sanguinaria Frazione armata tedesca. Successivamente Pasquinelli organizzò altri raduni presso il camping ai piedi del monte Subasio. Al suo richiamo accorrevano in molti, "una volta siamo stati cinquemila" assicura uno dei fedelissimi. E tra i compagni c'è chi non ha dimenticato il cileno Jaime Prieto, esule in Sudafrica, inseguito da una condanna in Cile perché accusato di aver preso parte ad un attentato al generale dittatore Augusto Pinochet e all'omicidio di un alto ufficiale.
Nell'edizione 2003 del Campo, svoltosi nel settembre scorso, il battagliero Pasquinelli aveva lanciato la campagna "10 euro per la resistenza in Iraq". Iniziative spericolate, sempre in nome "dei combattenti per la libertà", categoria che comprende tutto e il suo contrario.
L'ultimo "allons enfant" di Pasquinelli ha portato un gruppo di militanti ad occupare l'altra sera, la redazione romana del Corriere della Sera per protestare contro gli articoli scritti a proposito del Campo umbro.
Il 20 marzo scorso Pasquinelli era stato uno dei promotori della manifestazione a Roma per la resistenza irachena. Iniziative spericolate, che "senza se e senza ma", lo hanno portato a spiegare che in fondo l'attentato ai carabinieri massacrati a Nasiriyah o gli attacchi contro le truppe alleate in Iraq sono legittime azioni di guerra. Prima del corteo pacifista Pasquinelli spiegava che i diessini non avevano nulla da temere. Come sia poi andata a finire può raccontarlo il segretario Ds Piero Fassino.