Corriere della Sera, 6 marzo 2004

Arriva "La Passione", le parrocchie si mobilitano

Oltre 700 schermi per il kolossal, senza divieti. E’ già caccia ai biglietti, intere sale prenotate

ROMA — Domani arriva anche nelle sale italiane, in settecento sale, e in quelle sale cinematografiche potrà entrare chiunque, senza alcun divieto. Succede soltanto in Italia: in tutto il resto del mondo, infatti, sono fioccate restrizioni per La Passione di Cristo, l’ultimo lavoro di Mel Gibson. Ovunque la pellicola è stata vietata ai minori, quattordici anni come minimo.

Bisogna ricordarlo: è un film recitato in aramaico e latino, interamente. E praticamente per intero è stato girato tra i sassi di Matera, gli stessi scelti quarant’anni fa da Pasolini per il set del

Vangelo secondo Matteo.

Mel Gibson ha chiamato bei nomi del nostro cinema a recitare in questo film che racconta le ultime dodici ore della vita di Gesù Cristo, la sua Passione: Monica Bellucci, Rosalinda Celentano, Mattia Sbragia.

Ed è stata per prima Monica Bellucci a turbarsi per l’assenza di divieti. "Non permetterei a un bambino di vedere questo film", ha detto lei che in autunno sarà mamma.

È una pellicola violenta La Passione.

Ha diviso gli animi al di qua e di là dell’Oceano, turbato gli ebrei di tutto il mondo, scatenato polemiche interconfessionali. E sbancato i botteghini: oltre 300 milioni i dollari già incassati negli Stati Uniti d’America, in poche settimane.

E mentre la pellicola sta spopolando in questi giorni in Francia e in Gran Bretagna, ci ha pensato l’International

Herald Tribune a fare conti e previsioni: il quotidiano statunitense non ha dubbi, il film è destinato a raggiungere il miliardo di dollari di incasso globale. Tant’è. Qui da noi arriva con un battage che nemmeno il

Signore degli Anelli ha avuto.

Certo l’ultimo film della trilogia di Tolkien quando è arrivato in Italia si è appropriato di mille sale tutte insieme. Ma adesso Leandro Pesci, direttore di un cinema come l’Adriano che a Roma vanta dieci sale, garantisce: "Neanche per il

Signore degli Anelli avevamo fatto una simile prevendita".

Ovvero: oltre mille biglietti andati a ruba in poche ore. "E tante persone sono arrivate a comprarne a pacchi. Un signore addirittura si è portato via duecento biglietti, tutti insieme", dice Pesci. E aggiunge: "Tra quelli che si sono assicurati i posti per il primo giorno di proiezione anche molti preti e tante suore". Già, i cattolici. Qui, nel Paese dove vive il Papa, non stanno facendo nulla per il film di Gibson.

Non ufficialmente per lo meno. Perché in realtà l’Opus Dei ha già fatto tutto quello che poteva per far pubblicità alla pellicola il giorno (era l’8 dicembre) che ne ha mandato una copia in visione al Santo Padre, per le mani di Jan Michelini, aiuto regista di Gibson e soprannumerario dell’Opus Dei. Anche i Legionari di Cristo si sono dati da fare, proiezioni in anteprima selezionate e mirate per un lancio che ha scatenato la curiosità con un passa parola: è a questa congregazione di origine messicana, del resto, che Mel Gibson è molto legato e dalla quale ha preso molti spunti teologici. Al resto ci hanno pensato le diocesi. Meglio, le parrocchie.

Come quella di San Gennaro a Benevento: domani sera arriverà anche l’arcivescovo, monsignor Serafino Sprovieri, nella sala che don Pasquale Mainolfi ha prenotato per intero: biglietti in regalo a parroci e prelati, sconti per parrocchiani e collaboratori. "Io l’ho detto e lo ripeto: questo film non è certo antisemita, semmai è antisannita, visto come ci trattano male Ponzio Pilato", dice don Pasquale e poi ricorda come leggenda voglia che Ponzio Pilato fosse chiamato in realtà Ponzio Telesino "da Telese, un paese qui nel Sannio".

Già, sarà per questo che proprio a Telese Terme ci ha pensato l’Azione Cattolica locale a organizzare una grande visione pubblica. "Io non ci andrò, purtroppo coincide con le celebrazioni della Settimana Santa", dice monsignor Michele de Rosa, vescovo di Sant’Agata dei Goti che poi è la diocesi di Telese Terme. Poi confessa: "Però appena posso ci vado a vederlo, mi ha davvero incuriosito".

Ci ha pensato don Orazio Francesco a Telese Terme a darsi da fare per conto dell’Azione Cattolica. "Noi, però, ufficialmente non abbiamo dato direttive per fare nulla per questo film", spiega monsignor Domenico Sigalini, vice assistente dell’Azione cattolica italiana. Ma poi rivela: "Io in realtà questo film l’ho già visto parecchio tempo fa e mi è piaciuto: la Passione di Gesù Cristo l’ho sempre pensata così, violenta in questa maniera. E credo che in questi anni l’abbiamo edulcorata un po’ troppo".Alessandra Arachi