Corriere della Sera, 6 marzo 2004
Al Qaeda minaccia: "Inferno in Spagna"
Nuovo comunicato: lasciate Iraq e Afghanistan.
Forse 6 i kamikaze nell’edificio esploso
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MADRID — "Trasformeremo il vostro Paese in un inferno e faremo scorrere il sangue a fiumi", se la Spagna non ritira immediatamente i suoi soldati dall’Iraq e dall’Afghanistan. La minaccia di un Armageddon prossimo venturo, contenuta in un comunicato inviato stranamente via fax da una cellula di Al Qaeda al giornale ABC, è presa sul serio dalla polizia e dei servizi segreti spagnoli. La lettera scritta a mano, in arabo, è firmata "Abu Dujana al Afgani, gruppo Ansar al Qaeda in Europa" e, secondo i servizi segreti, gli autori, che si definiscono membri del "Battaglione della Morte", sono gli stessi che hanno rivendicato la strage dell’11 marzo in un video ritrovato nei pressi della principale moschea della capitale. Le misure di sicurezza si sono rafforzate in tutti i potenziali obiettivi sensibili. Eccezionale è la sorveglianza all'aeroporto madrileno di Barajas e lo spazio aereo sulla capitale viene controllato dalla base di Torrejon. E’ stata chiusa la stazione centrale della metro di Nuevos Ministerios, che funziona anche come terminal dell'aeroporto di Barajas e dove si possono attuare le operazioni di imbarco. E per la prima volta a Madrid la polizia municipale in divisa pattuglia le linee della metropolitana, assieme ai colleghi in borghese.
E’ un lavoro svolto normalmente da guardie private.
La Spagna, abituata da oltre trent’anni al terrorismo basco dell'Eta, fatica a prendere le misure del nuovo terrorismo islamico che si presenta più inquietante e violento. "Ques to terrorismo è molto peggio di quello dell'Eta", ha confessato il ministro dell'interno Acebes dopo che la Spagna ha inaugurato per l'Europa occidentale gli attacchi di gente che si fa esplodere gridando "Allah è grande". E’ gente che va a mettere gli zaini-bomba sui treni pieni di pendolari dopo essersi purificata in un negozietto di barbiere con l'acqua santa portata dalla Mecca. Quella dell’acqua santa è stata un'idea del "Tunisino", l'organizzatore del 11 marzo fattosi saltare in aria a Leganés. Era stato Abdelnabi Chedadi, oggi ricercato, a tornare con un bottiglione di 10 litri di acqua benedetta dalla Mecca sul finire del 2003. I terroristi bevendo quell'acqua ne uscivano purificati e legittimati ad ammazzare. Era l'idea venduta dal "Tunisino" ai suoi compagni.
L'incubo continua. Il massacro di 191 persone, l'attentato sventato contro il treno superveloce, l'esplosione sabato nella casa di Leganés dei terroristi kamikaze: su questo episodio i resti trovati fino a ieri fanno supporre che i terroristi rimasti uccisi siano sei, non ancora tutti identificati. Ora dalla nebulosa di Al Qaeda arrivano le nuove minacce. Nel comunicato si esige il ritiro "completo e immediato" dei soldati spagnoli dall'Iraq e dall’Afghanistan, e si chiede la cessazione degli aiuti "ai nemici della comunità musulmana, gli Stati Uniti e i loro alleati". Se queste rivendicazioni non saranno soddisfatte, afferma il comunicato, "vi dichiareremo guerra e giuriamo su Allah l'Altissimo e Sublime che trasformeremo il vostro Paese in un inferno e faremo scorrere il sangue a fiumi".
Gli spagnoli temono nuovi, terribili attentati. Polizia e Guardia Civil sono convinti che siamo agli inizi di una terribile ondata terroristica che potrà colpire con la Spagna altri Paesi europei. Le forze dell'ordine stanno facendo un ottimo lavoro sul fronte delle indagini per l’11 marzo. Fra i kamikaze di Leganés vi erano i due capi dell'operazione terroristica, sedici sospetti sono in carcere e ieri sono stati operati altri due arresti, uno a Ceuta, enclave spagnola in Nordafrica, e l'altro a Fuenlabrada, quartiere periferico di Madrid.
Mino Vignolo
***
I magistrati di Madrid a Milano sulle tracce dei fuggiaschi
INDAGINI INCROCIATE
Faranno il punto sulle cellule europee di estremisti, a partire dall’inchiesta su Casablanca. Vertice la settimana prossima, fissato d’urgenza dopo l’11 marzo. Almeno due i terroristi latitanti
DAL NOSTRO INVIATO
MADRID — E’ fissato per la settimana prossima in Procura a Milano il primo vertice tra magistrati italiani e spagnoli dopo la strage dell’11 marzo. Un "incontro operativo", come lo definiscono i pm di Madrid, convocato d'urgenza per mettere in comune la mole di informazioni finora raccolte separatamente sulle presunte cellule di Al Qaeda "tuttora attive" nei due Stati. Un obiettivo reso urgente dalle nuove minacce di attentati in Spagna (e dai precedenti proclami anche contro l'Italia), nonché dalla fuga di due o tre terroristi marocchini dopo la morte di almeno 4 complici, sabato notte, nell'esplosione dell'appartamento-covo di Leganés.
Le inchieste italiane e spagnole hanno più volte incrociato gli stessi gruppi integralisti e in qualche caso gli stessi nomi. I principali collegamenti tra Milano e Madrid, ora, si concentrano in un’inchiesta aperta dal giudice Baltasar Garzón subito dopo la strage di Casablanca (16 maggio 2003) e tenuta segreta per un anno. In questa istruttoria compaiono da un lato estremisti islamici già indagati in Italia, dall'altro presunti affiliati ad Al Qaeda oggi sospettati o formalmente ricercati per la strage di Madrid. La stessa inchiesta segreta di Garzón, come confermano solo ora gli inquirenti, spiega anche la rapidità di reazione della polizia spagnola dopo l’11 marzo: identificato e arrestato nel giro di due giorni Jamal Zougam, il marocchino "incastrato" dal sequestro nel suo negozio di un frammento del telefonino che avrebbe dovuto innescare la borsa-bomba rimasta inesplosa, l'inchiesta principale è risalita in fretta a tutta la sua cellula, colpita da più di 20 arresti in meno di un mese. E questo proprio perché molti dei presunti terroristi (quasi tutti marocchini, ma con un siriano e un tunisino in ruoli di vertice) erano già da tempo intercettati e spiati nell'inchiesta di Garzón. La stessa che ora porta a Milano.
Questo retroscena investigativo emerge dal mandato di cattura internazionale spiccato dal giudice istruttore dell’11 marzo, Juan Del Olmo, contro gli ultimi sei accusati. Il capo del commando, Bel Abdelmajid Serhane "il tunisino", morto nel covo, è indicato come "animator e e artefice dinamico del passaggio alla Jihad" degli altri arrestati. Per confermarlo, il giudice cita le sue "espresse manifestazioni, quantomeno alla metà del 2003, della preparazione di un'azione violenta in Spagna nella zona di Madrid", all'interno di un piano per esportare in Europa la guerra santa. Un anno fa quelle parole da esaltato non bastavano a reggere una retata per terrorismo: ora, dopo l’11marzo, hanno acquistato tutt'altro peso. Altri segnali delle indagini preesistenti si ricavano, in particolare, dalle precisazioni sull'altro capo-cellula che si è fatto saltare nel covo: il marocchino Jamal Ahmidan, detto "il cinese" o "Mowgli", viaggiava per l'Europa "con un falso passaporto belga a nome di Youssef Ben Salah". E dal curriculum assegnato dal giudice Del Olmo a Said Berraj, uno dei tre marocchini ancora ricercati, che avrebbe partecipato "con tre presunti componenti di Al Qaeda", alla fondazione del "Gruppo islamico combattente marocchino", nell'ottobre 2000.
Al vertice di Milano parteciperanno il pm Stefano Dambruoso, con i dirigenti della Digos, e il magistrato Pedro Rubira della Procura di Madrid, che è appunto il titolare dell'inchiesta segreta del giudice Garzón. Un sicuro aggancio tra Italia e Spagna è impersonato da un integralista algerino con moglie tedesca e casa ad Amburgo: lo "sceicco" Abderrazak Mahjoub, ora in carcere a Milano come presunto capo di una rete italo-tedesca di reclutatori di kamikaze inviati in Iraq, ma già indagato (in Germania) come presunto mandante di una campagna di attentati in Spagna.
Bombe pianificate, secondo l'accusa, subito dopo la strage di Casablanca. Lo "sceicco" Abderrazak, secondo la polizia di Milano, era un "frequentatore abituale" della piccola moschea di Amburgo dove pregava Mohammed Atta, il capo dei 19 dirottatori dell’11 settembre.
Il loro imam, il marocchino Mohammed El Fezazi, è stato arrestato e condannato nel 2003 per Casablanca. Nello stesso periodo Abderrazak era stato fermato in Siria mentre tentava di raggiungere il Kurdistan iracheno: con lui c'era un certo Naamen Mezichen, che è il marito di Miriam El-Fezazi, figlia dell’imam terrorista. A chiudere il cerchio è un'intercettazione dell'agosto 2001: appena tornato a predicare in Marocco, El-Fezazi si era visto offrire "donazioni dalla Spagna" da un suo fedele: Jamal Zougam, il primo arrestato per la strage di Madrid.
Nella capitale spagnola, in queste ore, la polizia sta cercando soprattutto il covo-base dove potrebbero essersi nascosti da 2 a 6 terroristi ancora in fuga.
Paolo Biondani