Corriere della Sera, 20 aprile 2004
RICHARD PERLE (*)
"Il rientro dei militari è un incoraggiamento alle forze del terrore"
Sul fronte interno, il disimpegno non mette al sicuro la Spagna dagli attacchi. E l’Europa non deve cedere al ricatto, altrimenti prendere ostaggi diventerebbe un fenomeno endemico
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
WASHINGTON — Per Richard Perle, il ritiro della Spagna dall'Iraq non è motivo d'allarme. "Non aprirà una crisi nella coalizione" dichiara il consigliere del Pentagono "neppure se qualche altro Paese si ritirerà. C'è sempre un alleato che si fa avanti e, comunque, l'America ha le forze necessarie per garantire la sicurezza a Bagdad". Perle, l'architetto del disarmo nucleare con l'Urss durante la Presidenza Reagan, ritiene che la situazione in Iraq debba migliorare. "Il passaggio dei poteri agli iracheni il 30 giugno non è in pericolo, anche se non sarà facile". E se mancasse la legittimazione dell' Onu? "Non è obbligatoria" ribatte.
L'annuncio di Zapatero l’ha sorpresa?
"No. Il premier spagnolo è tornato sulla sua posizione originaria, perché solo negli ultimi tempi si era detto disposto ad attendere una risoluzione dell'Onu. Secondo me ha fatto un grosso errore. Ma non prevedo ripercussioni negative in Iraq. La mossa di Zapatero non isola gli Stati Uniti né divide gli alleati, che hanno tutto l'interesse a portare la pace e la democrazia a Bagdad".
Perché la considera un grosso errore?
"Per due motivi, uno interno e uno internazionale. Gli autori della strage di Madrid sono in gran parte marocchini appartenenti a gruppi che avrebbero attaccato la Spagna anche senza la guerra dell'Iraq. Il ritiro delle truppe non mette la Spagna al sicuro da nulla. Inoltre, sul piano esterno, rappresenta un incoraggiamento al nemico a Bagdad, ad Al Qaeda e al terrorismo in genere".
In alcuni Paesi europei, però, l'opinione pubblica è contraria all'occupazione dell' Iraq.
"Ma si rende anche conto che non si può scappare senza portare a termine la missione. A me sembra che l'Italia, per esempio, sia molto ferma. Non penso che il governo Berlusconi verrà meno agli impegni presi. Non so che cosa accadrebbe se un governo socialista andasse al potere, ma è un'ipotesi piuttosto lontana".
La crisi degli ostaggi non cambia le cose?
"Dubito che l'Europa ceda al ricatto terrorista: sa che, se mai lo facesse, prendere ostaggi diverrebbe un fenomeno endemico".
Esclude altre defezioni, oltre quella della Spagna?
"No, mi aspetto che qualche altra nazione se ne vada, ma poche, di scarso peso politico e militare. Al tempo stesso mi aspetto che qualche altra subentri a essa e l'America mandi più truppe in Iraq se necessario.
Non si creeranno dei vuoti di sicurezza.
Qualche Paese condiziona la partecipazione al placet dell'Onu.
"Non capisco perché si attribuisca tanta importanza a una nuova risoluzione del Consiglio di sicurezza, dove la Francia la Russia e la Cina, che non appoggiano affatto la coalizione, hanno il diritto di veto. Abbiamo svolto la missione senza l'Onu, con più successo di quanto i media non dicano e possiamo continuare a farlo".
E. C.
(*) Richard Perle, consigliere del Pentagono, è stato vice segretario alla Difesa americana dal 1981 al 1987