RADIO VATICANA-Radiogiornale / IL PAPA E LA SANTA SEDE, 21 aprile 2004

IL FEDELE E’ CONSAPEVOLE CHE LA COERENZA PROVOCA ISOLAMENTO IN UNA SOCIETA’ CHE SCEGLIE IL GODIMENTO SFRENATO. TUTTAVIA, MEDIANTE LA PREGHIERA, SI OTTIENE LA FORTEZZA D’ANIMO. COSI’ IL PAPA NELL’UDIENZA GENERALE

La fiducia in Dio, sia nel giorno della gioia, sia nel tempo della paura. Questo il filo conduttore del salmo 26, nel quale il Signore si svela con la sua presenza e la sua parola, nel tempio di Sion in Israele, a cui il Papa ha dedicato la catechesi nell’udienza generale di stamani. Ad ascoltare il Santo Padre vi erano, tra gli altri, i rappresentanti del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori agronomi e forestali e gli allievi della Scuola Aeronautica di Caserta. Il servizio è di Dorotea Gambardella.

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Ricordando come la prima parte del Salmo sia segnata "da una grande serenità, fondata sulla fiducia in Dio nel giorno tenebroso dell’assalto dei malvagi, segno del male che inquina la storia", Giovanni Paolo II ha, però, sottolineato che "la vita del credente è spesso sottoposta a tensioni e contestazioni, talora anche a un rifiuto e persino alla persecuzione". "Il comportamento dell’uomo giusto infastidisce – ha spiegato – perché risuona come un monito nei confronti dei prepotenti e dei perversi".

"Il fedele è consapevole che la coerenza crea isolamento e provoca persino disprezzo e ostilità, ciò accade soprattutto in una società che sceglie spesso come vessillo il vantaggio personale, il successo esteriore, la ricchezza, il godimento sfrenato".

Tuttavia – ha osservato il Santo Padre – mediante la preghiera, si ottiene "la quiete interiore, la fortezza d’animo e la pace". "Nelle braccia di Dio, infatti - ha indicato - si potrà gustare la dolcezza del Signore, che crea attorno al suo fedele un orizzonte di pace, che lascia di fuori lo strepito del male".

"La comunione con Dio è sorgente di serenità, di gioia, di tranquillità; è come entrare in un’oasi di luce e di amore".

A tal proposito, il Pontefice ha rievocato le parole del monaco Isaia, vissuto nel deserto egiziano e morto a Gaza intorno al 491, il quale, nel suo Asceticon, applica il Salmo odierno alla preghiera della tentazione ovvero: "Se vediamo i nemici indurci ad indebolire la nostra anima nel piacere, non perdiamoci di coraggio, ma invochiamo il Signore, protettore della nostra vita".