Misna
LATIN AMERICA 3/5/2004 10:53
MESSICO E PERÙ RITIRANO AMBASCIATORI A CUBA
Il governo messicano ha ritirato il suo ambasciatore a Cuba, Roberta Lajous, chiedendo al contempo al governo dell’Avana di richiamare entro 48 ore il proprio rappresentante diplomatico a Città del Messico: lo hanno riferito in un breve messaggio televisivo i ministri degli Interni, Santiago Creel, e degli Esteri, Luis Ernesto Derbez, annunciando la volontà del presidente Vicente Fox di ridurre le relazioni con l’isola caraibica ad un semplice "interscambio di incaricati di affari". Quasi in contemporanea, anche l’esecutivo di Lima ha annunciato il ritiro del proprio ambasciatore all’Avana, Juan Alvarez Vita, denunciando "attacchi offensivi" al presidente Alejandro Toledo.
Ad illustrare dettagliatamente la decisione del Messico è stato il ministro Derbez che ha elencato una serie di episodi e interpretati dal Messico come atti di "ingerenza diretta in questioni interne di competenza esclusiva dei messicani", tra cui "le dichiarazioni del ministero degli Esteri di Cuba in merito all’estradizione di Carlos Ahumada Kurtz", l’imprenditore messicano di origini argentine arrestato il 30 marzo nell’isola e affidato la settimana scorsa alla custodia degli inquirenti messicani. Il governo cubano, autorizzando l’estradizione, aveva duramente criticato l’esecutivo messicano sul caso Ahumada, coinvolto in uno scandalo per corruzione in cui è implicato anche il sindaco della capitale messicana Andrés Manuel López Obrador, del Partito della rivoluzione democratica (Prd, sinistra), tra i favoriti per le presidenziali del 2006.
Non solo: nel suo discorso in occasione della Giornata dei lavoratori l’1 maggio, Fidel Castro aveva apertamente attaccato Messico e Perù per aver votato a metà aprile a favore della risoluzione di condanna contro Cuba da parte della commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite. "Duole profondamente che tanto prestigio e influenza guadagnati in America Latina (dal Messico, ndr) e nel mondo per la sua politica internazionale siano stati ridotti in cenere" aveva affermato con enfasi il ‘líder máximo’, aggiungendo: "gli Stati Uniti sono in Messico e il limite formale tra i due Paesi è ora solo una ‘frontiera di morte’ per le centinaia di migranti che ogni anno muoiono là". In quanto al Perù, Castro aveva detto del presidente Toledo che, a fronte di appena l’8 per cento di popolarità, "non dirige, né può dirigere un bel niente".
"Vogliamo chiarire che il Messico non tollererà dietro alcuna premessa o circostanza che un qualsiasi governo straniero tenti di intervenire sulle nostre decisioni in politica estera o interna" ha replicato il ministro Derbez, accusando peraltro due funzionari governativi cubani in Messico di svolgere "attività incompatibili con il loro status''. Da parte sua, il ministero degli Esteri di Lima ha "respinto le espressioni offensive di Castro, che necessariamente si rifletteranno sulle relazioni bilaterali". I rapporti tra Messico e Cuba, da sempre più che positivi, si sono incrinati con l’arrivo al potere del presidente Fox nel 2001. [FB]