Corrispondenza romana

RUSSIA: i cattolici russi sacrificati sull'altare dell'ecumenismo

Victor Khroul, giornalista cattolico russo, è redattore-capo del settimanale "Svet Evangelija" (Luce del Vangelo). Riportiamo qui sotto brani di una sua intervista, pubblicata da Jacques Beset sull'agenzia di stampa quotidiana APIC del 31 marzo 2004, col titolo "I cattolici russi sacrificati sull'altare dell' ecumenismo?"

D: Seicentomila cattolici immersi in circa 150 milioni di abitanti diffusi sul vasto territorio della Federazione russa, costituiscono davvero una minaccia per la Chiesa ortodossa russa? Questa Chiesa vi accusa di "proselitismo".

R: Che significa il termine "proselitismo"? Vorrebbe dire che noi usiamo metodi disonesti, inaccettabili, contrari alla morale. Per la Chiesa ortodossa, costituisce "proselitismo" ogni attività cattolica svolta sul suo "territorio canonico"; essa pretende che, se uno è russo, dev'essere automaticamente "ortodosso"; per essa è una questione di etnia o di nazionalità.

Ma noi non possiamo prendere sul serio questa nozione di "territorio canonico". (...) Essa non si applica alle relazioni tra due Chiese che non sono in piena comunione, e la sua utilizzazione in questo caso è per noi inaccettabile.

Il problema non sta nel numero, ma nella nozione stessa di "proselitismo" così come viene utilizzata dalla Chiesa ortodossa russa. Secondo essa, i cattolici non devono svolgere nessun'attività evangelizzatrice. Gli ortodossi ragionano così: "Lasciate alla nostra Chiesa tutta questa gente di nazionalità russa. Anche se per il momento non possiamo occuparci di tutti, lo faremo un giorno.

Nel frattempo, non evangelizzate i russi, non toccateli perché ci appartengono. Occupatevi solo della gente di altre etnie: Polacchi, Lituani, Ucraini, Bielorussi, eccetera". Secondo me, questa mentalità non è cristiana. La Chiesa ortodossa non permette ai cattolici di organizzare orfanatrofi o istituti per i ragazzi di strada, perché essi rischiano alla fine di essere accolti e di convertirsi al Cattolicesimo; dato che essa non riesce a soccorrerli, preferisce abbandonarli sulla strada.

D: Che ne è dell'applicazione delle direttive della Pontificia Commissione Pro Russia?

R: Per noi, è chiaro che la libertà religiosa dev'essere rispettata, come pure quella degl'individui. Ma oggi siamo costretti a seguire le direttive varate 12 anni fa dalla Pontificia Commissione Pro Russia. Alludo ai "Princìpi generali e norme pratiche per coordinare l'evangelizzazione e l'impegno ecumenico della Chiesa cattolica in Russia e negli altri Paesi della Confederazione". In concreto, i vescovi cattolici sono costretti ad informare e ad accordarsi con i vescovi ortodossi russi su ogni propria iniziativa pastorale di rilievo, soprattutto in ciò che riguarda la creazione di nuove parrocchie che rispondano alle esigenze delle comunità locali. Lo stesso vale per le iniziative di carattere sociale, educativo e caritatevole.

D: I cattolici russi si sentono incompresi dall'Occidente?

R: Di fronte alle direttive della Pontificia Commissione, posso esprimere i sentimenti di certi ambienti cattolici russi. Noi ci sentiamo vittime di queste strategie concertate al massimo livello tra Roma e Mosca. Ci arrabbiamo quando veniamo accusati di fare "proselitismo" e quando il nostro arcivescovo, mons. Tadeusz Kondrusiewicz, non viene mai invitato a partecipare ai negoziati tra il Patriarcato di Mosca e la Santa Sede. Recentemente, il cardinale Kasper è venuto a Mosca; io ero presente in sala quando il patriarca Alessio II, per 20 minuti, ha accusato i cattolici di fare "proselitismo" fra gli ortodossi; non ha detto su quante persone.

Abbiamo fatto una indagine presso le nostre parrocchie: per dieci anni, sull'intero territorio russo, vi saranno al massimo 10.000 fedeli, fra quelli battezzati e praticanti nella Chiesa ortodossa, che si sono convertiti al Cattolicesimo. Una cifra estremamente piccola! Eppure il patriarca parlava come se si trattasse di una conversione in massa.

D. Vi sentite abbandonati da certi procedimenti di Roma?

R: Non voglio fare accuse, ma noi ci sentiamo vittime della strategia di vertice. Deploriamo il fatto che la nostra voce e le nostre ragioni non vengano ascoltate; non ci permettono nemmeno di rispondere alle accuse che ci scagliano.

Il Papa è certamente consapevole della situazione. Nella sua recente visita al Patriarcato di Mosca, il cardinale Kasper ci ha tenuto un discorso nella cattedrale di Mosca, ma non abbiamo avuto nessuna possibilità di fargli delle domande. Egli ha invitato i vescovi cattolici per dire a loro di obbedire alle direttive della Pontificia Commissione Pro Russia; ma i nostri sacerdoti hanno da raccontare 12 anni durante i quali hanno tentato di applicarle. E questa esperienza si è rivelata piuttosto negativa.

Un solo esempio. Un prete di Novgorod, nella regione del Volga, voleva erigere un monastero di carmelitane nei pressi della città: una piccola casa per tre suore lituane che volevano pregare per la Russia. (...) Il Patriarca russo ha consegnato al cardinale Kasper documenti che esprimono proteste per questo monastero.

Queste tre suore claustrate sembrano rappresentare una grave minaccia per la Chiesa ortodossa, per le relazioni ecumeniche! Alessio II ha anche preteso che si trattasse di un convento di missionari, mentre quelle carmelitane non fanno altro che pregare dietro le loro mura. Alla fine, il sindaco della città ha deciso di abbattere quel monastero, anche se finora non è stato fatto. In ogni caso, si tratta di un atto illegale, perché è una proprietà privata costruita in piena legalità. Questo è solo un esempio del "proselitismo" del quale veniamo accusati!

D: La vostra presenza, invece di costituire una testimonianza o una occasione, sembra imbarazzare certi ambienti cattolici.

R: Un responsabile vaticano mi ha perfino detto: "Voi, cattolici russi, è un bene che esistiate, ma come sarebbero più facili le cose se non esisteste, perché avremmo un eccellente dialogo ecumenico, senza ostacoli nelle relazioni con la Chiesa ortodossa russa". Questa posizione ci fa sorridere, pensando al caso di un'associazione tedesca di reciproco aiuto, la quale ha finanziato la costruzione della cattedrale ortodossa in Kazakistan ma si rifiuta di aiutare la costruzione di quella cattolica. La mia rivista si trova in una situazione analoga; scherzando, il mio vescovo mi dice che, se voglio ricevere immediatamente il denaro necessario dalle organizzazioni cattoliche occidentali, basta che mi converta all'ortodossia. Questa battuta la dice lunga sui sentimenti della comunità cattolica locale! (CR 853/01 del 24/04/04)