Avvenire, 6 maggio 2004
FORUM
IL DIRETTORE RISPONDE
Nord Corea, il regime dell'assurdo
Caro Direttore,
non sono più govanissimo e mi sono avvicinato a Internet di recente: invogliato dalla familiarità con cui i miei figli frequentano la Rete, anch’io ho cominciato a navigare. Me la cavo con l’inglese e ne approfitto per dare una scorsa a giornali di tutto il mondo. Mi incuriosiscono soprattutto le notizie secondarie, piccole: sono quelle che aprono uno squarcio sull’effettiva condizione dei popoli. Mi è capitato oggi sott’occhio (è il 29 aprile) un pezzettino del Guardian (quotidiano britannico) che riprendeva dalla Reuters una notizia divulgata da agenzie e quotidiani nordcoreani. Numerose persone coinvolte dalla catastrofe di Ryongchon (quella dei treni la cui esplosione ha provocato moltissime vittime) sono morte perché rientrate nelle case già in preda agl’incendi allo scopo di portare in salvo i ritratti del dittatore Kim Il Sung e del figlio e attuale leader Kim Jong Il. "Molta gente portava in salvo i ritratti prima di cercare i familiari o di mettere in salvo i propri beni".
Di fronte a ciò sono ovviamente inorridito, eppure - ecco la riflessione-domanda che le rivolgo - il mondo è fatto così. E’ un’illusione pensare che i nostri criteri di valutazione valgano ovunque e per tutti. Dialogare con queste realtà impone di combattere innanzitutto l’ingenuità nostra: bisogna rendersi conto che creare basi comuni di confronto e dialogo richiede tempo, pazienza, anche fermezza. Lei che ne pensa?
Sergio Valeri
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Quello da lei "scoperto", caro Valeri, è un episodio che reputo spiegabile solo con la condizione di una società sottoposta a un controllo totalitario che si insinua fin negli aspetti più privati e perfino intimi della vita. Il culto della personalità su cui è impostato il regime nordcoreano, una vera e propria idolatria del leader, è uno dei "buchi neri" della vicenda storica contemporanea. Un Paese che arranca isolato dal mondo, dove la miseria e la fame mietono vittime ogni giorno. Un dramma il cui risalto viene accentuato dal confronto con la parte di Corea che vive sotto il 38° parallelo, il cui indice di sviluppo umano è invece prossimo a quello dell’Italia. Ho negli occhi una foto notturna scattata dal satellite: la Corea del Sud affollata di puntini luminosi, quella del Nord desolatamente buia.
Nonostante ciò, è impossibile non sentirsi colpiti dalla vicenda da lei riferita, che sembra manifestare una forma di alterazione mentale di massa: non c’è alcuna giustificazione plausibile per chi antepone una fotografia alla vita dei propri cari. Constatarlo fa capire che la privazione della libertà arriva in qualche caso a mortificare anche il raziocinio. E un discorso analogo può essere fatto per tutte le società a forte controllo ideologico, come certe sette e regimi teocratici. Il confronto con tali realtà deve tenere conto degli ostacoli di comprensione esistenti e misurarsi con essi - come dice lei - senza ingenuità. Dobbiamo senza dubbio riconoscere e apprezzare tutto ciò che di buono incontriamo, senza però assecondare, per amore di quieto vivere, comportamenti e modi di pensiero inaccettabili.