Avvenire, 13 maggio 2004

L’ABISSO DELLA VIOLENZA

L’orrore

Glucksmann: non si può pareggiare lo scempio dei morti con quello dei vivi

"No, non è definibile in alcun modo risposta e neppure vendetta brandire pezzi di cadavere in un sacco di plastica né sgozzare un uomo davanti a una telecamera"

"Gli occidentali condannano qualsiasi violenza terroristica, dalla Cecenia a ogni angolo del mondo. Soltanto per il terrorismo palestinese c’è un implicito pregiudizio favorevole"

Di Marina Corradi

L'esecuzione barbarica di un civile americano mostrata su Internet, mentre a Gaza i militanti di Hamas brandiscono come trofei le membra dei cadaveri dei soldati israeliani. Una bestialità ordalica si diffonde in Medio Oriente e in Iraq. Davvero, professor Glucksmann, come si legge fra le righe nei giornali occidentali, è la risposta ad Abu Ghraib, la ferocia orrenda ma in qualche modo prevedibile di un mondo offeso?

Assolutamente no. La ferocia dello sgozzamento di Nick Berg, e dello scempio di Gaza, prima di tutto è indirizzata a noi. Per questo l'esecuzione è stata trasmessa su Internet: è una barbarie indirizzata all'Occidente. Quanto a Gaza, lo scempio dei cadaveri è sempre stato uno scandalo in ogni cultura, e sempre nella storia si sono stabilite tregue per permettere l'inumazione dei combattenti. Sempre sono stati posti dei limiti alla furia dei guerrieri. Laggiù in Palestina a questi limiti si è trasgredito volontariamente, perché quelle immagini facessero il giro del mondo e scuotessero l'opinione pubblica mondiale. No, non è definibile in alcun modo "risposta", e neanche "vendetta ", il brandire dei pezzi di cadavere in un sacco di plastica, né sgozzare un uomo davanti a una telecamera. Queste sono messe in scena incaricate di diffondere il terrore nella popolazione mondiale. In entrambi i casi, gli esseri umani non sono stati trattati come uomini, ma come porci. E sottolineo che in entrambi i casi si trattava di ebrei: Nick Berg aveva con sé il suo scialle di preghiera, e sua madre si chiama Sarah".

Molti in Occidente tuttavia sono convinti di un nesso fra quelle foto tremende e questa ferocia.

Vorrei ricordare loro che il giornalista del Wall Street Journal, Daniel Pearl, è stato ucciso allo stesso modo ben prima dell'invasione dell'Iraq e di Abu Ghraib. E che non sapere vedere quale differenza c'è fra gli episodi pure insopportabili delle torture inflitte ai prigionieri iracheni, e il non rispetto deliberato dei morti, significa avere cancellato dalla nostra memoria collettiva l'Antigone di Sofocle. C'è un solco netto fra crimini di guerra, sia pure raccapriccianti e odiosi, e crimini contro l'umanità, ciò cui abbiamo assistito ieri nelle immagini da Gaza e nel video fatto circolare dai terroristi iracheni. La differenza sta nella deliberata intenzione di mostrare al mondo l'uomo come una bestia, e mostrarlo a tutti: il soldato nemico è carne macellata, è montone sacrificale nel video su Internet.

Il messaggio, esattamente, qual è?

Il messaggio è generale: guardate bene di che cosa siamo capaci. Anche i nazisti facevano così: minacciavano gli europei nel loro insieme, utilizzando come esempio ebrei e zingari. Il significato dunque è molto preciso: noi siamo capaci di tutto, state attenti. Una campagna di propaganda terrorista. Ci avete già visto in Spagna, guardateci ora, state in guardia.

Eppure, osservando attoniti quei trofei macabri branditi a Gaza, viene da pensare quasi a riti tribali, a una spirale riaperta verso un'età primitiva e feroce, come se gli uomini, laggiù, fossero tornati indietro nei millenni.

No, proprio niente di primitivo né di tribale, tantomeno di spontaneo. Quanto vediamo accadere è pensato, voluto, finanziato, esiste una vera e propria educazione al martirio dei ragazzini all'interno di una strategia dell'odio. Nulla di nuovo sotto il sole, è già tutto ancora nelle pagine dell'Antigone: la cultura della ferocia implica in partenza l'esacerbazione del dolore, per produrre furore e culminare nel cataclisma nefasto. Sofocle aveva già descritto la logica dei kamikaze: coltivare le proprie disgrazie, vivere nella recriminazione, spargere sale sulle proprie ferite, fino a sviluppare un'ira incontenibile e la capacità di uccidere in modo inumano. No, proprio niente di tribale, questo è Sofocle, ma dentro un disegno pensato e accuratamente pianificato.

E dunque, se le terribili foto delle torture subite dai prigionieri iracheni fossero rimaste sepolte in qualche archivio, non sarebbe cambiato nulla?

È chiaro che foto come quelle naturalmente favoriscono altra violenza. Sono un'ignominia morale, un enorme errore politico, e una strategia controproducente, che l'America pagherà molto cara.

La cosa singolare, agli occhi nostri, è che un soldato che compie delle azioni così infamanti non abbia né vergogna, e nemmeno paura a farsi fotografare.

Dopo la prima guerra mondiale la cultura occidentale ha scoperto il piacere della crudeltà: c'è del piacere nel fare del male, un oscuro piacere condiviso da alcuni uomini al di là degli schieramenti. Ma c'è una cosa che mi fa riflettere: quando diciamo che decapitare un prigioniero è una "vendetta" per le torture americane, quando riduciamo un crimine inumano a un semplice riflesso, non commettiamo solo una sciocchezza intellettuale. Diciamo, invece, una cosa inquietante su noi stessi. Dire che decapitare un uomo e filmarlo e mostrarlo è triste, ma in fondo è una prevedibile risposta a un'altra violenza, cos'è, se non giustificare quella ferocia? Questo Occidente che rifiuta la guerra a parole, pare nascondere un consenso a una guerra per delega, e a una delega che autorizzi a un comportamento inumano.

Lei sostiene che lo scempio di Gaza e l'esecuzione su Internet sono messaggi di terrore rivolti all'Occidente. Messaggi ricevuti?

Per niente, se si parla di risposta ad Abu Ghraib. C'è poi un enigma che mi interroga, circa le reazioni dell'Occidente. Condannano, gli occidentali, qualsiasi violenza terroristica, dalla Cecenia a ogni angolo del mondo. Solo per il terrorismo palestinese c'è una sorta di implicito pregiudizio favorevole, e per chi colpisce gli americani, in misura minore, anche. Le vittime delle barbarie di questi giorni erano ebrei, e un ebreo americano. E ancora ho visto giustificazioni e attenuanti. Per me si tratta di un antisemitismo occidentale. Ma del resto, questa Europa sta perdendo se stessa. Mi ha sbalordito come l'Unione europea non abbia speso una sola parola di solidarietà per gli ostaggi italiani e il ricatto di cui il vostro Paese è vittima. Non una sola parola, dai venticinque Paesi dell'Unione. Beh, io dico che non solo abbiamo cancellato dalla memoria collettiva Sofocle e Antigone, ma stiamo perdendo spirito, anima e cuore di questa Europa.