Avvenire, 13 maggio 2004
DIRITTI UMANI
Le punizioni fisiche sono diffuse in molte nazioni. In Arabia Saudita nonostante i richiami dell'Onu resta in vigore la fustigazione
Il "silenzio" imbarazzato dei Paesi arabi
Amnesty International da anni denuncia maltrattamenti in Tunisia, Libia a Algeria. Sistematiche violazioni anche in Egitto
Di Camille Eid
Bocche cucite o timide proteste dei governi arabi sulle torture e maltrattamenti inflitti ai prigionieri iracheni. La tortura rimane infatti una prassi diffusa nel mondo arabo, e non solo contro i prigionieri politici. I rapporti di Amnesty International sono colmi di descrizioni delle sevizie nelle carceri per estorcere confessioni o addirittura gratuite.
Uno dei metodi più noti in Siria è la cosiddetta "sedia tedesca", una sedia di metallo con parti mobili che allunga la spina dorsale e causa gravi pressioni sul collo e sulle gambe. Ma ci sono anche le scosse elettriche, la fustigazione con i cavi e l'abbandono dei detenuti nudi in condizioni climatiche difficili.
In Arabia Saudita, la tortura continua a essere denunciata e le pene giudiziarie corporali, comprese le mutilazioni, regolarmente eseguite malgrado le ripetute sollecitazioni delle Nazioni Unite a Riad a includere nel proprio ordinamento il reato di tortura, a risarcire le vittime dei maltrattamenti e a punirne i responsabili. Molti ex detenuti hanno raccontato di essere stati picchiati, privati del sonno e di aver subito torture fisiche e psicologiche durante gli interrogatori. La fustigazione rimane la punizione corporale applicata più di frequente, comminata dai tribunali sia come pena principale sia accessoria.
La tortura è sistematica e diffusa anche nelle prigioni egiziane. I metodi più comuni denunciati da Amnesty sono: scosse elettriche, percosse, sospensione per i polsi o le caviglie, e varie forme di tortura psicologica, tra cui minacce di morte e di stupro o abuso sessuale nei confronti del detenuto o di una sua parente. Qui sono state torturate persone di ogni estrazione sociale, da attivisti politici a persone arrestate nel corso di indagini penali. Tra i casi denunciati quello di una giovane detenuta in una stazione di polizia del Cairo picchiata con un cintura sul viso quando ha protestato agli insulti di un poliziotto. La donna ha poi sporto denuncia che è stata archiviata prima che si aprisse l'indagine.
La tortura è praticata anche in Algeria. In particolare contro le persone sospettate di collegamento con i gruppi armati. Le torture avvengono durante il periodo di detenzione segreta che può durare giorni o settimane, sovente nella sede dei forze di sicurezza. Durante questo periodo, sia le autorità governative sia quelle giudiziarie negano sistematicamente di essere a conoscenza di tali casi finché i detenuti non sono stati rinviati a giudizio o rilasciati.
Torture inflitte a prigionieri comuni e politici pure in Tunisia dove in nessun caso i membri delle forze di sicurezza vengono processati per gli abusi. Il moderatore di un forum online di discussione e informazione sulla Tunisia accusato di avere diffuso notizie false è stato detenuto per 24 ore al ministero dell'Interno dove è stato sospeso dal soffitto per le mani per diverse ore prima di essere interrogato dal Dipartimento della sicurezza.
In Libia, non sin contano i casi di decesso durante la custodia dovuti a tortura. L'anno scorso, in seguito all'apertura del colonnello Gheddafi, le autorità hanno notificato a decine di famiglie che i loro familiari erano deceduti in carcere, ma non hanno fornito alcun dettaglio sulla data o la causa della morte.