Avvenire, 14 maggio 2004
Domenica la canonizzazione di sei beati
Di Francia: coi poveri per le vocazioni
Portò al riscatto Case Avignone, il quartiere più malfamato di Messina. Con la Cappella dell'adorazione eucaristica tra i bassi dei "mignunari". "La miseria – diceva – si vince invocando santi sacerdoti"
Di Giorgio Bernardelli
Il dono più grande che si può fare ai più poveri? Pregare insieme a loro il Signore perché mandi santi sacerdoti. E donne disposte a consacrare interamente la loro vita al Vangelo. Insieme a laici anche loro consapevoli della propria vocazione. È la ricetta sorprendente di Annibale Di Francia, il sacerdote siciliano fondatore dei padri Rogazionisti e delle Figlie del Divin Zelo che Giovanni Paolo II domenica proclamerà santo. Risposta nient'affatto calata dall'alto, ma vissuta in prima persona tra la fine dell'800 e gli inizi del '900 al quartiere Avignone, la zona più povera e abbandonata di Messina.
Proprio in questa città Annibale era nato da famiglia nobile il 5 luglio 1851. Giovanissimo, è assiduo nella preghiera davanti all'Eucaristia. E proprio in uno di questi momenti di raccoglimento rimane folgorato dall'invito evangelico del Rogate: "Pregate il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe". È a queste parole che ispirerà da quel momento la sua vita. Mettendosi lui per primo nelle mani del Signore. Quando ancora è diacono, durante l'inverno 1878, in un vicolo di Messina inconta Francesco Zancone un mendicante che sta chiedendo l'elemosina. "Sai le cose di Dio?", gli chiede. "E chi me le insegna?", è la risposta. È l'incontro col quartiere Avignone. "Entrai per caso - scriverà - e fui colpito dalla vista di tanta miseria e abbandono. Quegli infelici vivevano come bruti: le unioni erano illegittime, i bambini immersi nel fango, le fanciulle esposte ai pericoli, i vecchi morivano sul nudo suolo delle catapecchie".
Con la talare ancora sporca di fango si precipita dall'arcivescovo Giuseppe Guarino, che lo incoraggia a prendersi cura di quella gente. Poche settimane dopo lo ordinerà sacerdote. Intanto Annibale si prodiga tra i 200 mignunari, come vengono dispregiativamente chiamati i poveri delle Case Avignone.
Il prete, guardato con sospetto dalla città-bene, va addirittura a vivere in un basso in mezzo a "quei delinquenti". Dà inizio ai primi la boratori per le ragazze, apre l'orfanotrofio maschile, impianta la prima tipografia. Ma il segno che fa davvero ricredere Messina è quello del 1 luglio 1886, quando padre Annibale, con il consenso dell'arcivescovo, nel quartiere malfamato apre la Cappella dell'adorazione eucaristica. E guida con l'ostensorio in processione i "Signori Poveri", con la maiuscola, come è solito scrivere lui.
Un riscatto sociale impressionante, che sopravviverà alla terribile prova del terremoto del 1908 per poi arrivare lontano, fino addirittura alle periferie dell'America Latina, dell'Asia, dell'Africa. Ma per padre Annibale la povertà non è mai solo materiale: la risposta vera non la danno le strutture, ma il Rogate. Proprio negli anni del primo incontro con Case Avignone compone la sua preghiera più famosa: "Cuore compassionevole di Gesù, una grande e immensa misericordia siamo venuti a domandarti: manda sacerdoti santi in mezzo ai popoli". In un tempo che ancora non conosce i seminari vuoti, istituirà la "Pia Unione della Rogazione evangelica del Cuore di Gesù" per diffondere la preghiera per le vocazioni. E questo compito sarà centrale anche nella vita religiosa delle due congregazioni da lui fondate.
Annibale Di Francia muore il 1 giugno 1927: tre giorni dopo i funerali a Messina saranno il grande omaggio dei suoi poveri. Ma anche quell'altro seme gettato al quartiere Avignone non si spegnerà: nel 1964, riprendendo proprio l'intuizione di padre Annibale, Paolo VI istituirà la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Proclamandolo santo Giovanni Paolo II ci ricorda che l'evangelico Rogate oggi è un messaggio più attuale che mai.