Avvenire, 18 maggio 2004
"ALZATEVI, ANDIAMO!"
L’esperienza di vescovo "proletario" nella Polonia comunista al centro del nuovo volume autobiografico di Giovanni Paolo II, che arriva oggi in libreria. Dove il Pontefice confessa: "Nel rimproverare provavo una resistenza interiore"
L'uomo venuto da Cracovia
La devozione all’angelo custode, il braccio di ferro con il regime e quella volta che, già nel 1958, lo chiamarono "Papa": così i piccoli episodi si inseriscono nello scenario delle vicende internazionali
Di Luigi Geninazzi
Habemus Papam. Così venne salutato Karol Wojtyla quando ricevette la nomina episcopale nel lontano 1958. "Ricordo come fosse oggi che l'arcivescovo di Cracovia mi prese sottobraccio e m'introdusse nella sala d'attesa, dove erano seduti alcuni sacerdoti, e disse: "Habemus Papam". Alla luce dei successivi eventi si potrebbe dire che quelle furono parole profetiche". È un episodio inedito della vita di Giovanni Paolo II che ci viene rivelato nel suo nuovo libro autobiografico, da oggi in tutte le librerie. Alzatevi, andiamo!, edito da Mondadori, è stato pensato, scritto e titolato dall'anziano Pontefice come "un segno d'amore per i fratelli nell'episcopato e per tutto il popolo di Dio". È il racconto in prima persona dell'esperienza vescovile di Karol Wojtyla, quasi il seguito ideale allo scritto del 1996 Dono e Mistero dove rievocava la giovinezza e gli anni di sacerdozio.
L'oggetto di questa sua ulteriore fatica letteraria è l'attività pastorale di un ventennio, dalla nomina a vescovo nel 1958 all'elezione alla cattedra di Pietro nel 1978. Un libro straordinario, ricco di aneddoti curiosi, episodi noti e meno noti, ma anche di riflessioni profonde e di annotazioni puntuali su fatti e personaggi. Centottanta pagine che si leggono tutte d'un fiato, sei capitoli scritti con penna agile, in uno stile semplice e colloquiale. Il libro si apre con l'annuncio a sorpresa con cui il primate polacco, il cardinale Wyszynski, comunica a Wojtyla la nomina a vescovo. La chiamata lo raggiunge in canoa, mentre si trova in vacanza coi suoi ragazzi sui laghi Masuri. L'episodio era già noto, ma il contenuto del colloquio tra il neo-vescovo e il Primate ci viene rivelato soltanto adesso, con una nota di humour. Alla notizia della sua nomina episcopale Karol Wojtyla esclama: "Eminenza, io sono troppo giovane, ho appena 38 anni". Pronta la replica: "È una debolezza di cui si libererà presto. La prego di non opporsi alla volontà del Santo Padre". La risposta fu una sola parola: "Accetto".
Il libro continua con la descrizione dell'attività pastorale a Cracovia, condotta nello spirito del Concilio Vaticano II che era stato annunciato subito dopo la sua ordinazione. "La mia vita come vescovo iniziò praticamente con l'annuncio del Concilio", ricorda Giovanni Paolo II che a quell'evento ha sempre riconosciuto una fondamentale importanza per la vita della Chiesa e per la propria concezione pastorale. Nel libro c'è anche qualche accenno agli inizi del pontificato. Uno è particolarmente significativo. Rievocando il suo primo viaggio papale in Messico, nel gennaio del 1979, Giovanni Paolo II nota: "Interpretai quel viaggio in Messico come una sorta di "lasciapassare" che avrebbe potuto aprirmi la strada al pellegrinaggio in Polonia. Pensai, infatti, che i comunisti polacchi non avrebbero potuto negarmi il permesso di rientrare in patria dopo che ero stato ricevuto in un Paese che aveva una Costituzione totalmente laica, come il Messico di allora".
Il duro confronto con il regime comunista è pane quotidiano per Karol Wojtyla. Furono battaglie durissime condotte in prima persona dal giovane vescovo. Come quella per la costruzione di una nuova chiesa a Nowa Huta, il sobborgo operaio di Cracovia dove Wojtyla aveva preso l'abitudine di celebrare ogni anno la Messa di Natale. Alla fine la battaglia fu vinta ma dopo una "logorante guerra dei nervi". Il Papa ne parla a più riprese ma senza particolare enfasi, in modo schivo, allargando il discorso alla resistenza di popolo contro la dittatura comunista. Emerge qui una fondamentale caratteristica dell'azione pastorale di Wojtyla: non parlava mai di politica, ma i suoi richiami alla dignità e ai diritti della persona costituivano una formidabile contestazione del regime totalitario.
Più delle difficoltà sono gli aspetti positivi, essenziali alla missione episcopale, a trovare posto nel racconto. Il vescovo deve essere vicino alla gente, con grande rispetto per il singolo. E dopo aver rievocato le numerose visite nelle parrocchie, gli incontri con i giovani, il coinvolgimento con gli intellettuali, l'impegno con le famiglie, sente quasi il bisogno di giustificare tanto attivismo: "Non ho mai avuto l'impressione che il numero dei miei incontri fosse eccessivo". In via Franciszkanska 3, nel palazzo arcivescovile di Cracovia, la porta era sempre aperta a tutti, "la casa del vescovo divenne allora un rifugio". A Cracovia, ricorda Wojtyla, gli arcivescovi di solito venivano scelti tra gli aristocratici. "Fu perciò una sorpresa quando, dopo questa lunga schiera di arcivescovi, fui nominato io, un "proletario"". Tra le varie funzioni del pastore c'è anche quella dell'ammonire. E qui Giovanni Paolo II fa una sorprendente autocritica: "Penso che, sotto questo aspetto, ho fatto forse troppo poco... Forse devo rimproverarmi di non avere abbastanza cercato di comandare. In certa misura ciò deriva dal mio temperamento... Ma nonostante le resistenze interiori che provavo nel rimproverare penso di aver preso tutte le decisioni necessarie. Come metropolita di Cracovia feci il possibile per giungere ad esse in modo collegiale".
Nel libro Giovanni Paolo II confida alcune sue devozioni, come quella all'angelo custode cui si è sempre affidato fin da bambino. O quella a san Nicola che i comunisti cercarono di svuotare trasformandolo in Nonno Gelo o Babbo Natale. Aneddoti e ricordi d'infanzia che irrompono nella trama del racconto. Ma qual è il cuore dell'esperienza episcopale? Il Papa non ha dubbi: è la testimonianza alla verità che porta inevitabilmente con sé l'esperienza della croce. Non a caso è una croce stilizzata quella che appare sulla copertina del libro, mentre il volto di Giovanni Paolo II è quasi nascosto dalla mano che la sorregge. "Alzatevi, andiamo!" è l'invito che Gesù rivolse agli apostoli nel Getsemani. Un invito che Papa Wojtyla rilancia oggi con questa testimonianza intensa e suggestiva della propria vocazione: "Alzatevi, andiamo, fidandoci di Cristo. Sarà Lui ad accompagnarci nel cammino, fino alla meta che Lui solo conosce".