Avvenire, 18 maggio 2004
La "complicità" delle TV satellitari arabe: italiani sempre presentati come invasorsi
Stati Uniti. Tante persone che sono condizionate anche dal ritratto, non certo lusinghiero, che le televisioni satellitari arabe, come al-Jazeera o al-Arabiya, fanno del ruolo del nostro Paese in relazione alle vicende irachene. I conduttori dei programmi di informazione più seguiti dai telespettatori arabi non usano mezze parole per descrivere in senso negativo la presenza italiana in Iraq accanto agli occupanti americani. Se a Roma si ridiscute sulle regole d’indaggio dei nostri soldati impegnati negli scontri a fuoco, le immagini che i canali televisivi arabi mandano in onda da Nasiriyah mostrano militari italiani che puntano le armi e sparano, spesso senza spiegare se ciò sia avvenuto in funzione delle circostanze, in misura proporzionale alla situazione, nel rispetto del diritto nonché delle leggi e regolamenti internazionali.
Nei caffè, dove la gente si se riunisce per guardare i canali satellitari, i commenti sono unanimi: "Cosa ci fanno in Iraq i soldati italiani? Perché sono armati, perché combattano contro gli iracheni, che sono in casa propria?" E sembra essere inutile ogni spiegazione: la situazione di crisi sta travolgendo e stravolgendo ogni ragionevole punto di vista. Tra l’altro, le televisioni satellitari hanno riferito con enfasi il sostegno offerto dal nostro governo alla linea di George W. Bush e pochi ricordano le manifestazioni con centinaia di migliaia di italiani schierati contro l’intervento Usa in Iraq e a favore di una soluzione di pace giusta per il conflitto israelo-palestinese.