Avvenire, 20 maggio 2004

"In viale Jenner aspiranti kamikaze"

Da Milano

Emilio Randacio

Gli "insegnamenti" degli imam più oltranzisti, videocassette importate illegalmente da altri Paesi per mostrare i successi della guerra santa in Cecenia e, poi, il passo più importante: l'invio nei campi di addestramento di al-Qaeda in Afghanistan. I centri islamici milanesi di viale Jenner e di via Quaranta sono stati campi fertili per reclutare anche kamikaze. Parola del primo pentito in Italia di una cellula legata al fondamentalismo islamico. Il suo nome è Jelassi Riadh, già condannato per documenti falsi, arrestato nel novembre del 2001. Ieri mattina era atteso a confermare le accuse ai suoi ex confratelli in un processo contro 5 cittadini tunisini accusati di terrorismo internazionale. "Dopo due mesi di lavaggio di cervello in Afghanistan", anche lui sarebbe potuto diventare un kamikaze. L'obiettivo? "I nemici della guerra santa". Dopo la "formazione" Jelassi è uscito sapendo costruire una bomba, "bastavano 50 mila lire per farla", e pronto in qualsiasi momento a entrare in azione per "conquistare il paradiso". Una versione allarmante, certo, ma che in più di un passaggio sembra aver fatto acqua. Jelassi ha ricordato in aula anche di quando, nella primavera del 2001, "era pronto un clamoroso attentato in Italia". Nei suoi verbali, il pentito era stato ricco di particolari, parlando probabilmente di obiettivi clamorosi come il Duomo di Milano o una stazione della metropolitana. Ieri, però, i ricordi sembravano essersi un po' sfuocati. "Poco prima dell'aprile del 2001 c'era uno strano movimento a Milano. Molti volevano lasciare l'Italia, qualcuno voleva farsi arrestare con un qualsiasi pretesto per evitare di essere poi incriminato....". Ma il pentito non cita un episodio, un particolare su come si doveva realizzare questo attentato.

Tra le carte processuali ammesse ieri al dibattimento vi sono altri verbali suggestivi rilasciati da Jelassi nei mesi scorsi alla procura milanese. Lo scorso 29 novembre il collaboratore di giustizia ha spiegato che tra la fine del 2000 e gli inizi del 2001 ricevette una strana telefonata. "Nel periodo in cui facevo il centralinista in via Dubini tra le persone che chiamarono ricordo in particolare che una volta ricevetti una telefonata da una persona che cercava 'Al Muhajir'". Questa persona era un saudita o uno yemenita e alla mia domanda su chi fosse mi rispose che queste domande non si fanno. Quando arrivò Saber gli comunicai che aveva chiamato una persona un po' strana che parlava l'arabo della "Penisola". Lui subito scappò fuori a telefonare". Jelassi confessa che, tempo dopo, "guardando la televisione ebbi occasione di sentire la voce di Ossama Benladen. L'idea che non volevo accettare era che la persona di quella telefonata era proprio Ossama Benladen".