Avvenire, 24 agosto 2004

Il Papa: clonazione, una violenza

Da Roma Salvatore Mazza

La clonazione umana è una "violenza" operata dagli scienziati, appropriandosi "senza limiti di sorta" di valori intangibili come "il vero e il giusto". Per ribadire la sua condanna in relazione ai recenti annunci di esperimenti di clonazione nel mondo anglosassone, Giovanni Paolo II ha colto l'occasione del un messaggio inviato a monsignor Mariano De Nicolò, vescovo di Rimini, in occasione dell'apertura del Meeting per l'amicizia tra i popoli, centrato sul tema del progresso umano.

Un tema, scrive il Papa, che "offre stimolanti motivi di riflessione sulle questioni più spinose che si pongono drammaticamente all'uomo di oggi", in cui "particolarmente forte è la tentazione di pensare che l'opera dell'uomo trovi in se stessa la giustificazione dei propri obiettivi". I risultati raggiunti nei vari ambiti della scienza e della tecnica, ricorda infatti Giovanni Paolo II, "vengono da molti considerati e difesi come a priori accettabili. Si finisce così per pretendere che ciò che tecnicamente possibile sia di per sé anche eticamente buono".

Secondo questa opinione, tale progresso però "finirebbe per spostare indefinitivamente in avanti anche il confine tra il giusto e l'ingiusto". "In tale ottica, il progresso diverrebbe allora un valore assoluto, anzi la fonte stessa di ogni valore. La verità e la giustizia – ammonisce Giovanni Paolo II – non sarebbero più istanze superiori, criteri di giudizio al quali l'uomo si deve attenere nell'orientare le azioni che alimentano il progresso stesso, ma diventerebbero un prodotto della sua attività di ricerca e di manipolazione della realtà".