Avvenire, 25 agosto 2004

L’ESEMPIO

I missionari del Pime promuovono

un progetto di crescita rispettoso dell’ambiente

"In Amazzonia agricoltura che non devasta"

Riccardo Cascioli

Uno dei luoghi comuni più accreditati afferma che la principale causa di deforestazione è l’agricoltura. Il che equivale a dire che principale imputata è l’attività umana – quindi lo sviluppo – capace di rompere un millenario equilibrio dell’ecosistema che solo le popolazioni indigene sono in grado di conservare. In realtà, il fenomeno della deforestazione è decisamente limitato; non solo, c’è una esperienza all’interno della foresta amazzonica che fa giustizia della "criminalizzazione" dell’agricoltura.

È quella della scuola Rainha dos Apostolos (Regina degli Apostoli) di Manaus, fondata circa 30 anni fa dai missionari del Pime, oggi gestita da un’associazione locale di laici. Frequentata attualmente da 300 ragazzi, offre una specializzazione in agraria che l’ha resa molto popolare in tutta la regione. La scuola si trova nell’interno della foresta, a 24 chilometri dalla BR174, la strada transamazzonica, che collega il Brasile al Venezuela. Gli studenti sono ragazzi di varie etnie indios che arrivano da ogni angolo della foresta per imparare l’agricoltura. "Eh già – spiega padre Beppino Sedran, missionario del Pime e insegnante della scuola – perché quella tipica della foresta è una agricoltura di astrazione, ovvero sfrutti la foresta per tutto quello che ti può dare".

Detta così, sembrerebbe la situazione ideale per mantenere l’equilibrio.

Più che altro per mantenere la popolazione locale in estrema povertà. Una cultura di astrazione significa anche totale assenza di programmazione, di prevenzione. Significa monocolture e risorse insufficienti. Ad esempio, in certi periodi non piove oppure piove troppo e siccome non ci sono pozzi, la popolazione è alla totale mercé della natura. Parte di questa agricoltura di astrazione è il fatto che in certi periodi la foresta dà pochissimo o niente da mangiare. E allora la gente fa la fame, perché non esiste nemmeno l’idea di fare scorte.

Voi invece insegnate a coltivare.

Iniziando a sviluppare quello che c’è già, magari migliorandone la qualità e la resa. Un esempio è quello delle banane, un prodotto tipico di questa terra. Ma abbiamo iniziato a introdurre altri tipi di banane, che si adattano di più al clima e al terreno. Questo vuol dire, tra l’altro, che si può migliorare enormemente la produzione agricola e il livello di vita senza tagliare nulla della foresta. Ma è chiaro che il lavoro più grosso è quello culturale, perché si tratta di cominciare a organizzare l’agricoltura.

Che cosa ottengono alla fine della scuola?

I ragazzi che si formano qui apprendono una diversa mentalità, in grado di promuovere lo sviluppo nei loro luoghi di provenienza.

Qualcuno potrebbe dire che si tratta dell’imposizione di una cultura estranea.

Guardi, gli stessi ragazzi sono protagonisti: a scuola conducono esperimenti, svolgono ricerca agraria, adattandola alla loro realtà. Loro stessi sono contenti di imparare l’agricoltura, e lo dimostra il fatto che la richiesta di iscrizioni è in aumento.

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PROBLEMI GLOBALI/6

DEFORESTAZIONE

Molti gli allarmi eccessivi. Per salvare l’ecosistema serve sviluppo economico

Cominciamo con una buona notizia: non è vero che le foreste stanno scomparendo. Il che non vuol dire che – riguardo alla copertura forestale del pianeta – problemi non vi siano, ma per risolverli bisogna intanto capire come stanno davvero le cose e quali siano le emergenze reali... (continua – vide ampio documentario su www.avvenire.it)