Corriere della Sera, 1 settembre 2004

Bagdad, nuovo massacro di rapiti. Kamikaze palestinesi in azione sui bus. Mosca, autobomba vicino alla metropolitana

Iraq, Israele, Russia: il giorno delle stragi

Uccisi i 12 ostaggi nepalesi, video su Internet. Ansia per i reporter francesi

Mentre in Francia e nel mondo arabo i leader islamici si mobilitano per la liberazione dei due giornalisti francesi rapiti in Iraq, i terroristi iracheni hanno diffuso su Internet le immagini del massacro di 12 ostaggi nepalesi: uno è stato sgozzato, gli altri sono stati uccisi con i mitra. Due kamikaze palestinesi si sono fatti esplodere su due autobus ieri a Beersheva nel Sud di Israele: morti 16 passeggeri (tra cui un bimbo di 3 anni), un centinaio i feriti. Massacro ieri sera a Mosca davanti a una stazione del metrò. Una kamikaze cecena ha fatto esplodere una borsa: 10 i morti, più di 30 feriti, alcuni gravissimi. L'attentato rivendicato dallo stesso gruppo islamico che si attribuisce gli attentati ai due aerei.

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Dieci morti all'entrata della stazione, pochi giorni dopo l'attentato sui due Tupolev. Rivendicazione da parte dello stesso gruppo islamico

Cecena si fa saltare di fronte al metrò, massacro a Mosca

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA — C'è una strana calma di fronte all'edificio rotondo della stazione Rizhskaya pur in mezzo alle sirene dei mezzi di soccorso che suonano all' impazzata. Un poliziotto fuma una sigaretta, mentre un altro parla tranquillamente alla radio. Su un'aiuola il corpo di un uomo con una gigantesca macchia di sangue dove dovrebbe esserci lo stomaco. Per terra una ragazza con la blusa bianca solleva un braccio mentre qualcuno le sta accanto in attesa di soccorsi. Sui gradini del grande magazzino Krestovskij, proprio di fronte all'entrata della metropolitana, un'altra ragazza siede con le braccia attorno alle ginocchia e una bottiglietta d'acqua minerale in mano. Singhiozzi irrefrenabili la scuotono continuamente. Poco più in là un sacco nero copre un corpo. Si intravedono lunghi capelli biondi. Ancora qualche metro ed ecco due vetture carbonizzate, una Zhigulì (versione russa della vecchia Fiat 124) e un'auto tedesca. La Zhigulì ha gli sportelli di una fiancata piegati all'interno e bucherellati, segno di un'esplosione avvenuta molto vicino. Non è passato molto tempo dall'ennesima esplosione che ha insanguinato la capitale russa. E' l'ultimo exploit del terrorismo ceceno che ha deciso di esportare a casa dei russi la "sporca guerra" che insanguina la repubblica da dodici anni quasi senza interruzione. Almeno questo è quanto affermano gli inquirenti in base alle prime ricostruzioni. Mentre a Grozny e dintorni i ribelli, pur in grosse difficoltà, mettono in atto azioni militari contro le truppe fedeli a Mosca, nel resto del Paese ricorrono all'arma più sporca: donne imbottite di esplosivo che si fanno saltare in aria in mezzo ad altre donne, a bambini e a vecchi. Ieri il terrore ha colpito Mosca alle otto e mezzo di sera, vicino a un grande mercato popolare, mentre la gente ancora tornava a casa. Una donna caucasica con una borsa in mano stava raggiungendo l'entrata del metrò, quando ha visto due poliziotti che chiedevano i documenti alle facce un po' scure (e a Mosca ce ne sono tante). Secondo la ricostruzione fatta dal sindaco Yurij Luzhkov, la donna si è girata, ha appoggiato la borsa in mezzo alle due auto parcheggiate e ha innescato la bomba. L'equivalente di un chilo di Tnt, dicono ora gli esperti. Con l'aggiunta di chiodi e bulloni che hanno fatto vittime anche a parecchia distanza. Un'esplosione forte, anche se non potentissima. Sono saltati solo i vetri degli edifici più vicini. Un chiosco di fiori, un bar. Le auto hanno preso fuoco, in mezzo a morti e feriti. Il procuratore di Mosca, Vladimir Zouiev, ha aperto un'inchiesta per "terrorismo". Ieri sera si contavano dieci persone decedute e 33 feriti, tra i quali quattro bambini. Dodici dei pazienti ricoverati sono giudicati in condizioni critiche dai medici. La conferma del fatto che si sia trattato di un terrorista suicida sembra venire anche dai rilievi dell'Fsb (i servizi di sicurezza russi). Il corpo di una delle vittime risulta particolarmente danneggiato dall'esplosione, a segnalare una particolare vicinanza all' ordigno. Immediato è stato il collegamento con il duplice attentato di martedì scorso, quando due donne kamikaze hanno fatto precipitare due aerei con 90 persone a bordo a pochi istanti uno dall'altro. L'attacco di ieri è stato rivendicato su Internet da un gruppo islamico, le Brigate Islambouli, che si erano attribuite anche l'azione sugli aerei. Secondo la ricostruzione dell'Fsb, dalla Cecenia erano partite in quattro. Due avrebbero portato a compimento la propria missione a bordo dei Tupolev. La donna saltata in aria ieri davanti alla stazione Rizhskaya potrebbe essere la terza del commando. Secondo l'agenzia di stampa russa Ria Novosti, l'ultima kamikaze potrebbe essere addirittura identificata in Rosa Nagayeva, sorella di Amanta, che sarebbe una delle due attentatrici degli aerei. Al conto, ad ogni modo, ne manca ancora una.

Fabrizio Dragosei

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Esplosioni quasi simultanee a Beersheva. Il governo: "Noi andremo avanti con il muro che ci difende"

Israele, kamikaze sventrano due autobus

Dilaniati 16 passeggeri nel giorno in cui il premier lancia il ritiro dalle colonie. Hamas: è la nostra vendetta

DAL NOSTRO INVIATO

GERUSALEMME – La tregua finisce alle tre di un caldo pomeriggio d'estate. Le brigate di Ezzedim Qassam, il braccio armato di Hamas, tornano a colpire con un doppio, sanguinoso colpo: due kamikaze esplodono a bordo di due autobus a Beersheva, nel Sud di Israele. Per la quarta città del Paese è una prima volta, perché finora nessun attacco suicida aveva mai insanguinato le sue strade. Ed è anche la prima volta in assoluto che i kamikaze scelgono di colpire due obiettivi contemporaneamente. Il bilancio è terribile: 16 morti (tra loro un bimbo di 3 anni) e almeno un centinaio di feriti. Israeliani, russi, beduini, uno spaccato della popolazione di Beersheva, città povera dove ancora si possono incontrare cammelli a passeggio per il centro. E dove solo un'università prestigiosa sta cercando di cambiarne il volto. "Gli eroici attacchi — rivendicano le Brigate di Ezzedin Qassam — sono parte di una serie di azioni che promettiamo di portare avanti, come vendetta per il martirio del leader di Hamas sheik Ahmed Yasin e di Abdel Aziz al Rantisi". Una vendetta lunga mesi: il fondatore di Hamas e il suo portavoce sono stati uccisi nel marzo scorso, a 30 ore di distanza uno dall'altro. Ma i tempi del sanguinoso duplice attentato dicono che il massacro di Beersheva sembra anche una risposta diretta ad Ariel Sharon e al suo governo, che solo poche ore prima aveva approvato il piano di ritiro da Gaza e dalla Cisgiordania. Non è la prima volta del resto che gli attentati vengono programmati con scadenze "politiche": nel marzo dell'anno scorso un kamikaze si era fatto esplodere ad Haifa su un autobus, lo stesso giorno della nomina del nuovo premier palestinese, Abu Mazen. Nel 2002 invece un altro bus era saltato a Gerusalemme per mettere in difficoltà il ministro degli Interni palestinese Abed el Razak. Mentre pochi giorni prima un'altra bomba aveva salutato l'arrivo in Israele del capo della Cia, George Tenet. I due kamikaze sono saliti assieme su due autobus delle linee urbane Dan, probabilmente poco prima di farsi saltare in aria. Quando i due mezzi sono arrivati nella via principale di Beer Sheva, quello a bordo dell'autobus numero 7 ha premuto il suo telecomando. L'autista dell'altro autobus, il numero 12, che seguiva il primo a pochi metri di distanza, ha frenato, spalancando le porte e urlando ai passeggeri di scendere. Troppo tardi. Mentre la gente si spintonava per raggiungere le uscite, anche il secondo kamikaze ha innescato la bomba. "Ho sentito un forte dolore alla mano — racconta adesso Eli Perez, che viaggiava in auto — ed era una biglia uscita dalla bomba del primo kamikaze. Mentre stavo superando il 12 è scoppiato anche lui, e ho visto volare i passeggeri dal tetto". E un passeggero seduto accanto al kamikaze ha raccontato di aver ceduto il posto a un'anziana: lei è morta, lui si è salvato.

L'ultimo attentato — una bomba alla stazione degli autobus di Tel Aviv — risaliva all'11 luglio scorso, due giorni dopo la sentenza con la quale la Corte dell'Aja aveva definito illegale il muro che Israele sta costruendo in Cisgiordania. Un muro, ricordavano aspramente ieri pomeriggio i responsabili della sicurezza di Israele, che ancora non proteggeva Beersheva. "Continueremo a costruirlo — ribadisce ora il ministro degli Esteri, Silvan Shalom — per ridurre a zero il numero degli attentati terroristici". Mentre il primo ministro Sharon si è limitato a fare le condoglianze alle famiglie dei morti e gli auguri ai feriti. Salvo aggiungere: "Ho parlato con il ministro per la Sicurezza Mofaz e con il capo di Stato Maggiore: abbiamo discusso di come continuare la guerra al terrorismo. Israele continuerà a combatterlo, ma continuerà anche nel suo programma di ritiro da Gaza".

Giuliano Gallo