XIV centenario dalla morte di San Gregorio Magno, che non ha conosciuto la "prudenza" del mondo (S. Pio X)

Dal sito Magistero pontificio (http://www.totustuus.biz/users/magistero)

Dall’Enciclica "Iucunda sane" di San Pio X (12 marzo 1904):

(memoria di san Gregorio Magno e della sua opera restauratrice, ecclesiastica e civile. Richiamo alla formazione del clero. Attenzione alla musica liturgica: nel ricordo e nella rievocazione di San Gregorio Magno, detta norme sulla musica liturgica)

(...) Voi ben vedete, venerabili fratelli, quanto siano in errore coloro che stimano di rendere servizio alla chiesa e di fruttificare alla salute delle anime, allorché per una tale prudenza della carne sono larghi di concessioni alla scienza di falso nome, nella funesta illusione di poter così guadagnare più facilmente gli erranti, ma in verità nel continuo pericolo di andar perduti essi stessi. La verità è una sola e non può essere dimezzata; essa perdura eterna e non va soggetta alle vicende dei tempi: "Gesù Cristo ieri e oggi, egli (è) anche nei secoli" (Eb 13, 8).

E così pure sbagliano gravemente coloro, che nell’occuparsi del pubblico bene, soprattutto sostenendo la causa delle classi inferiori, promuovono sopra ogni cosa il benessere materiale del corpo e della vita, tacendo affatto del loro bene spirituale e dei doveri gravissimi che ingiunge la professione cristiana. Non si vergognano di coprire talvolta quasi con un velo certe massime fondamentali dell’evangelo, per timore che altrimenti la gente rifugga dall’ascoltarli e seguirli. Non sarà certo alieno dalla prudenza il procedere a poco a poco nella stessa proposizione della verità, quando si ha a che fare con uomini del tutto alieni da noi e del tutto lontani da Dio. "Prima di adoperare il ferro, occorre palpare con mano leggera le ferite", diceva Gregorio. Ma anche questo espediente si ridurrebbe a prudenza della carne, se si proponesse come norma di azione costante e comune; tanto più che in tal modo sembra non tenersi nel debito conto la grazia divina, che sostiene il ministero sacerdotale e che è data, non solo a quelli che lo esercitano, ma anche ai fedeli tutti di Cristo, perché le nostre parole e la nostra azione facciano breccia nei loro cuori. Gregorio non conobbe affatto questa prudenza, sia nella predicazione dell’evangelo, sia nelle tante e sì mirabili opere da lui intraprese a sollievo delle miserie altrui. Egli continuò costantemente quel medesimo che avevano fatto gli apostoli, i quali, allorché si lanciarono la prima volta nel mondo a portarvi il nome di Cristo, ripetevano il detto: "Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i gentili" (1 Cor 1, 23). (…)