Corriere della Sera, 5 settembre 2004
L’INTERVENTO
Se abbiamo tollerato questo orrore immane siamo pronti a tutto
di PUPI AVATI*
Se la vita di ogni essere umano è sacra quanto è più sacra la vita di un bambino al quale non può essere imputata responsabilità alcuna se non quella di essere docile e fiducioso nei riguardi di quel mondo che dovrebbe proteggerlo? Quanto li avvertiamo più universalmente nostri i bambini degli adulti, in questo loro provenire da quella Casa comune o da quel Nulla, che li fa, almeno ai blocchi di partenza, tutti eguali. Solo l’infanzia sa essere universale, scevra da quegli imprinting ideologici culturali, comportamentali che via via, nell’arco degli anni allontaneranno sempre di più i bambini dalle loro comuni, misteriose, radici.
A questa universalità dell’infanzia ha pensato chi ha progettato l’attentato di Beslan al fine di coinvolgere emotivamente un numero sempre più allargato di esseri umani. Chi ha immaginato quell’orrore sapeva bene che erano "nostri" quei bambini massacrati ieri senza colpa alcuna. Di tutti noi. Bambini ai quali è stata negata una vita intera, in un tratto del percorso come sarebbe più ragionevole pensare, ma quell’intera vita che era stata loro promessa.
Ma se l’intento dei terroristi era quello di suscitare raccapriccio universale, è miseramente fallito. La capacità di ingurgitare tutto per poi rapidamente digerirlo, è ormai prerogativa dell’intero occidente. Nulla può più turbarci. Due o, al massimo, tre giorni di copertura mediatica e il problema è alle spalle. Pronti ad accettare, dovremmo dire sopportare, ben altro. Ma a quale grado di sopportazione sapremo ancora rassegnarci se ci è stato possibile rendere contigui lo strazio di tutti quei piccoli cadaveri con il dibattito Lippi/Del Piero o i bypass di Bill Clinton?
Riteniamo davvero di potercela cavare con l’indecente comunicato della Comunità europea o con le stantie testimonianze di cordoglio della nostra nomenclatura?
Il territorio tenebroso dell’inimmaginabile in questo secolo che si annuncia terribile, si va via via estendendo. L’inimmaginabile si va via via legittimando senza che le istituzioni religiose o politiche, senza che gli uomini, nella loro totalità sappiano reagire a questo approssimarsi ormai ineluttabile del baratro.
Se siamo stati capaci di convivere con quanto accaduto, ancora più abietto dell’undici settembre, se siamo stati capaci di nutrirci, recarci al lavoro, scambiare effusioni, organizzare qualcosa di divertente, se siamo stati capaci di trascorrere la giornata all’insegna della normalità, e temo sia così per i più, dobbiamo rallegrarci. Da ieri la nostra capacità di convivere con l’orrore si è ampliata. I nostri anticorpi hanno fatto ancora un passo indietro. Vi è ancora spazio nel nostro cuore, nella nostra mente, per accogliere eventi ancora più tremendi. Chi li sta progettando lo sa. Ci conta.
*Regista