Avvenire, 7 settembre 2004

Editoriale

Demografia: l'unica bomba che non scoppia

Leonardo Servadio

È stata disinnescata la bomba demografica. Anzi, per essere precisi si è disinnescata da sola. Per tre decenni siamo stati bombardati con minacce di scenari disastrosi: l'aumento della pressione demografica sul mondo era visto come il principale pericolo per la sopravvivenza dello stesso. Il ritmo di aumento della popolazione è stato osservato con ansietà simile a quella che potrebbe provare chi sta su una nave che affonda e vede aumentare il livello dell'acqua nello scafo. Nel 1945 eravamo 2,3 miliardi, nel 1985 siamo arrivati a 5, nel 1995 sei miliardi... Si paventava che a fine millennio saremmo arrivati alla decina di miliardi. Agenzie internazionali hanno speso fiumi di dollari in campagne di "prevenzione", come se gli esseri umani fossero virus per i quali non è ancora stato studiato un vaccino, e tra queste anche la sterilizzazione più o meno forzata delle donne.

Oggi il rapporto delle Nazioni Unite sulla popolazione riconosce che la crescita demografica si sta fermando ovunque: in Europa siamo ormai in forte decremento ed è chiaro a tutti che senza l'arrivo degli immigrati avremo difficoltà a pagarci la pensione. Ma non solo in Europa: nel mondo 57 nazioni sono sotto la "crescita zero". Anche i Paesi a maggiore tasso di fertilità, come l'Iran, stanno rallentando. E non per effetto delle decine di miliardi di dollari sperperati nelle campagne anti-natalità, ma per conseguenze diverse, quali lo spostamento della popolazione dalle campagne alle città.

La previsione dell'Onu è che per il 2050 la crescita di fermerà dovunque. E che nel mondo non ci saranno più di 7, al massimo 9 miliardi di persone. Si avverte ancora una volta il senso d'inanità di quel razionalismo che ambisce a prevedere e determinare tutto. Se i miliardi di dollari e le preoccupazioni e gli sforzi riversati nelle campagne allarmistiche fossero stati usati per qualcosa di utile, forse oggi il mondo sarebbe migliore.