RADIO VATICANA-Radiogiornale / CHIESA E SOCIETA’, 10 settembre 2004
Forte presa di posizione dei vescovi della Malaysia, che denunciano un caso di violazione di libertà religiosa nel Paese a maggioranza musulmana.
- A cura di Roberta Moretti -
KUALA LUMPUR.= I vescovi cattolici della Malaysia sono impegnati per la risoluzione del caso di Shamala, una madre che si è vista negare dalla Corte Suprema del Paese la possibilità di essere ascoltata in merito alla conversione forzata all’Islam imposta dal marito musulmano ai due figli. La Corte, giudicando la donna "incompetente" in materia, ha rimandato la questione alla Corte federale della Sharî‘a. Per contrastare una sentenza certamente a favore del marito, di fede islamica, i legali di Shamala hanno sostenuto che la Corte religiosa non avrebbe giurisdizione sulla donna, in quanto non musulmana. Così Shamala è stata lasciata sola e il suo caso sospeso, a causa di un conflitto fra due sistemi giuridici. I vescovi della Malaysia, in un documento pubblicato di recente, hanno denunciato come il doppio registro della società malaysiana – quello secolare e quello islamico – crei discriminazione verso i non musulmani in problemi legati a conversione, giurisdizione delle Corti, proprietà ed eredità. Questo, in un Paese a maggioranza islamica, la cui costituzione garantisce la piena libertà religiosa. "Non è nell’interesse del figlio", secondo i presuli, che un genitore lo converta e gli faccia cambiare religione senza che l’altro genitore ne sappia nulla. E per questo hanno sollecitato il governo ed il parlamento a promulgare leggi in cui i diritti costituzionali di libertà di religione e i diritti dei genitori siano sostenuti e protetti dalla Corte. Per evitare un conflitto religioso, mons. Murphy Pakiam, arcivescovo di Kuala Lumpur, ha chiesto ai cristiani di essere un fattore positivo nella società malaysiana e di sostenere l’opera del nuovo primo ministro, Datuk Seri Abdullâh Ahmad Badawi, impegnato nella promozione nel Paese del dialogo tra culture e religioni.