RADIO VATICANA-Radiogiornale / CHIESA E SOCIETA’, 15 settembre 2004

NO ai contraccettivi per il controllo delle nascite: è la posizione della Chiesa nelle Filippine, mentre nel Paese si dibatte sull’adozione della "legge sui 2 figli". La povertà del Paese, sostiene Mons. Cruz, è individuabile nella cattiva gestione economica e non nel tasso demografico

MANILA. = I contraccettivi sono "un primo passo" verso "l’omicidio di un essere non nato" e sono "strumenti che favoriscono l’aborto". E’ la forte presa di posizione di mons. Oscar V. Cruz, arcivescovo di Lingayen-Dagupan, mentre nelle Filippine si discute una legge per il controllo delle nascite. I sostenitori della pianificazione familiare indicano nei contraccettivi un metodo di controllo demografico, mentre il presule sostiene che "più contraccettivi vengono utilizzati, maggiore è il numero degli aborti". A conferma di questa teoria mons. Cruz porta un esempio eloquente: "La dichiarazione del governo americano sul controllo delle nascite cita contemporaneamente i contraccettivi e l’aborto". Il motivo è chiaro: si tratta di due opzioni pratiche di uno stesso principio-guida: "Chi ha ideato e scritto quel documento – dice il presule – è abbastanza esperto per sapere che una cosa rimanda all’altra: quando il contraccettivo non funziona, la soluzione è l’aborto".

Il problema della crescita demografica è molto dibattuto in questi mesi nelle Filippine. Di recente, infatti, il deputato Edcel Lagman ha presentato in Parlamento la "Legge sulla salute riproduttiva", conosciuta come "Legge sui 2 figli". La norma promuove il controllo demografico spingendo le coppie a non avere più di 2 figli. La Chiesa filippina è così scesa subito in campo contro la normativa, giudicando la "Legge sui 2 figli" "un velato sistema coercitivo" contro la libertà di coscienza delle famiglie. Mons. Cruz e l’intera Chiesa filippina, inoltre, sottolineano che il motivo della povertà nel Paese non è il tasso demografico, come invece dichiara la "Legge sui 2 figli". La miseria di molti filippini, conclude mons. Cruz, è causata dalla cattiva gestione dell’economia nazionale. (B.C.)