RADIO VATICANA-Radiogiornale / CHIESA E SOCIETA’, 16 settembre 2004
Verrà il giorno in cui questo nostro sogno prenderà finalmente corpo: così il cardinale Husar in una lettera pastorale sullo status patriarcale della Chiesa greco-cattolica ucraina. Il Porporato invita tutti alla pazienza, alla "prudenza" e alla "necessaria umiltà"
- A cura di Barbara Castelli -
LVIV. = La speranza non è svanita, occorre solo predisporsi in un atteggiamento di pazienza, "prudenza" e "necessaria umiltà". In una lettera pastorale, il cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Lviv degli Ucraini, è tornato a parlare dello status patriarcale della Chiesa greco-cattolica ucraina (CGCU).
Nell’introduzione della lunga e densa missiva, il porporato ricorda l’udienza concessa da Giovanni Paolo II, lo scorso 3 giugno, al Sinodo permanente dei vescovi della CGUC. "Qualcuno ha capito erroneamente – spiega - che le parole del Papa fossero un fallimento di tutta la causa del Patriarcato. Invece, il Santo Padre ha riaffermato la legittimità di una tale necessità e ha elevato l’idea del Patriarcato sopra le mere aspettative umane". "Condivido la vostra aspirazione – disse, infatti, il Papa in quell’occasione – ben fondata anche nella disciplina canonica e conciliare, ad avere una piena configurazione giuridico-ecclesiale. La condivido nella preghiera e anche nella sofferenza, attendendo il giorno stabilito da Dio nel quale potrò confermare il frutto maturo del vostro sviluppo ecclesiale".
Compiendo un passo indietro, il cardinale Husar ripercorre la storia della Chiesa ucraina, illustrando, inoltre, il significato di ‘Patriarcato’. "L’ultimo secolo – scrive il porporato – è stato per noi una pagina terrificante della storia". Pensiamo, ad esempio, alle "due guerre mondiali", al "susseguirsi delle occupazioni straniere", alla "persecuzione dei fedeli della nostra Chiesa", all’"holodomor, che ha devastato quasi un quarto della popolazione del nostro Paese", nonché alle "numerose repressioni bolsceviche".
Allo stesso tempo, tuttavia, il XX secolo ha posto sul cammino dell’Ucraina "due grandi finalità": l’indipendenza, raggiunta nel 1991, e lo "sviluppo totale della Chiesa attraverso la creazione del Patriarcato", un "sogno" che prima o poi si "realizzerà appieno". "Tra le istituzioni proprie delle Chiese orientali – spiega il cardinale Husar nella lettera pastorale – emergono le Chiese patriarcali", la cui "particolare dignità è data dal fatto che esse, quasi matrici di fede", "Chiese sui iuris", "hanno generato altre Chiese, le quali sono come loro figlie". Il progetto della creazione del Patriarcato della CGCU, che "rafforzerebbe i legami reciproci tra la Chiesa-madre e le Chiese-figlie della diaspora", riorganizzando e normalizzando la "vita spirituale dei fedeli per il loro bene comune e per il bene della Chiesa", ha, tuttavia, suscitato "un’ondata di proteste". In primo luogo – secondo queste accuse - prosegue il cardinale Husar, "la creazione del Patriarcato della CGCU diventerebbe un ostacolo per la riunificazione dei cristiani dell’Ucraina", "provocando il crollo del dialogo ecumenico e il congelamento dei rapporti tra la Chiesa Cattolica e il complesso dell’Ortodossia"; e significherebbe, inoltre, "obliare i diritti del Patriarcato di Mosca che considera l’Ucraina proprio territorio canonico".
"Non vogliamo – insiste il porporato che la creazione del Patriarcato della CGCU provochi sofferenze agli altri. Nella nostra situazione complicata bisogna difendere i propri diritti tranquillamente e prudentemente, rispettando altresì i legittimi diritti altrui". Tra le pagine del documento, tuttavia, l’arcivescovo maggiore di Lviv degli Ucraini non manca di esprimere dispiacere per la "reazione delle Chiese Ortodosse", che, scrive, "non conoscendo la nostra storia e la nostra situazione odierna, né i nostri bisogni spirituali, hanno preso una chiara posizione aggressiva". Invitato tutti a percorrere i viali della pazienza, della prudenza e dell’umiltà per raggiungere la meta, il cardinale Husar conclude la lettera con toni positivi. "Il Santo Padre – scrive – sicuramente benedirà il Patriarcato di Kiev-Halyc. Il momento quando questo avverrà dovrà essere un ‘frutto maturo’, coltivato nelle anime sotto l’azione dello Spirito Santo"; sarà allora "una festa dell’intera comunità cristiana".