RADIO VATICANA-Radiogiornale / OGGI IN PRIMO PIANO, 20 settembre 2004

Ricorre oggi la memoria liturgica dei 103 martiri coreani che il Papa ha canonizzato 20 anni fa a Seoul. Intervista con padre Francesco Bernardi.

- Intervista con padre Francesco Bernardi -

Ricorre oggi la memoria liturgica di Sant’Andrea Kim, Paolo Chong e degli altri martiri coreani. Sono 103 testimoni del Vangelo, in gran parte laici, che portarono la fede in Corea all’inizio del XIX secolo e furono uccisi nel corso di persecuzioni durate oltre trent’anni. Il Papa li ha canonizzati nel 1984 a Seoul dinanzi a due milioni di persone. Ascoltiamo il servizio di Ignazio Ingrao.

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"Una comunità unica nella storia della Chiesa per il fatto che è stata fondata interamente dai laici". Giovanni Paolo II venti anni fa a Seoul descriveva così la straordinaria esperienza della Chiesa coreana, sopravvissuta senza vescovi né sacerdoti a tre decenni di persecuzioni. Furono martirizzati più di 10 mila cristiani e "anche oggi il loro spirito immortale – disse il Papa in Corea – sostiene i cristiani della Chiesa del Silenzio nel Nord di questo Paese, tragicamente diviso". Abbiamo chiesto a padre Francesco Bernardi, missionario della consolata, cosa resta oggi in Corea del Sud del seme gettato da questi martiri.

R. – Questa presenza di eroismo si vive, si sente e si apprezza ancora oggi. Io ricordo quando anni fa mi trovavo a Seoul e sono voluto andare anch’io a pregare presso il luogo che ricorda i martiri coreani, che tra l’altro è un bellissimo giardino che facilita la riflessione. Vedevo che non ero solo e che c’erano altre persone: coreani, credenti ed anche non credenti. Vedevo suore, vedevo giovani che si soffermavano a leggere ed anche a meditare.

D. - Qual è oggi il ruolo dei laici nella Chiesa coreana?

R. – Noi missionari della Consolata siamo presenti in Corea. Siamo circa 13 e siamo presenti dal 1988. La prima impressione che abbiamo avuto è che non possiamo prescindere dai laici. E parlando dei laici direi che non possiamo prescindere dal ruolo delle laiche. Se potessi usare una battuta, direi che la Chiesa cattolica della Corea è una Chiesa fondata sulle donne, proprio per l’apporto specifico che le donne danno alla vita della Chiesa. Quindi, il ruolo dei laici è un ruolo non soltanto organizzativo, ma è anche un ruolo di pungolo, un ruolo di apertura, un ruolo che stimola i loro sacerdoti ad un maggior impegno, ad una visione anche più pastorale dell’annuncio del Vangelo.

D. - Come è la situazione della Chiesa cattolica in Corea del Nord?

R. – Non ci sono tante informazioni. Rari testimoni, che sono potuti andare in quel Paese, dicono che c’è in corso un processo di liberalizzazione. Si è sviluppata una maggiore libertà religiosa, incominciata negli anni ’80 con, ad esempio, l’inaugurazione di nuovi templi buddisti, chiese cristiane, tra cui anche quella cattolica di Chang Chung. Vi sono monaci benedettini che lavorano già all’interno del Paese, godendo della stima dei funzionari nord coreani. Questo va tenuto presente e va ricordato. Ma siamo a livelli ancora molto iniziali.

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