Avvenire, 22 settembre 2004

Uzbekistan: via dall'università perché cristiane

(R.E.)

Non accennano ad arrestarsi in numerosi Paesi gli episodi di violenza ai danni dei cristiani. In Pakistan, secondo quanto riferisce l'agenzia AsiaNews, un politico cristiano, Yousaf Naz, residente nella regione del Nord Punjab, è stato rapito, torturato e minacciato di morte dopo aver denunciato per corruzione un amministratore musulmano. I fatti sono avvenuti nei mesi scorsi, ma solo di recente Yousaf si è rivolto a organizzazioni non governative per far conoscere la sua situazione.

Nel febbraio scorso Yousaf presentò una richiesta per alcuni fondi economici destinati alla comunità cristiana ma mai consegnati. Si scoprì che i fondi erano stati usati dal presidente della Consiglio distrettuale, il musulmano Raja Ifthikar Shahzad, appoggiato dalla polizia locale. La notizia fu resa pubblica, insieme ad altri casi di corruzione di Raja. Dopo solo 2 giorni, Yousaf venne rapito e percosso da 4 uomini armati.

Ad aprile la stampa locale riportò in modo dettagliato i casi di corruzione di Raja e il Consiglio ne condannò l'operato, dando ragione a Yousaf. Raja - insieme ad estremisti religiosi locali - reagì accusando Yousaf di "blasfemia", ma non riuscì a farlo incriminare. Di nuovo il politico cristiano venne rapito il 26 maggio e minacciato di morte alla presenza di Raja.

Ong e gruppi per la difesa della libertà religiosa si sono ora rivolti al presidente pachistano Pervez Musharaf per chiedere l'avvio di indagini sui fatti di Rawalpindi e assicurare protezione a Yousaf e ai suoi familiari.

Sempre secondo AsiaNews, in Uzbekistan due studentesse sono state espulse dalla loro scuola perché fedeli di una chiesa protestante "illegale". Il fatto è avvenuto nella città di Nukus, nel Nord-Ovest del Paese. Le due giovani - Aliya Sherimbetova e Shirin Artykbayeva - sono state allontanate dalla sezione locale del Tashkent Medical Institute nei primi giorni di settembre. Sherimbetova, Artykbayeva e altri allievi protestanti di Nukus erano state più volte prese di mira per la loro appartenenza a una setta protestante - la Chiesa di Cristo - non riconosciuta ufficialmente.

Le chiese cristiane di qualsiasi denominazione non riescono infatti quasi mai ad ottenere il riconoscimento ufficiale delle autorità uzbeke, anche se raccolgono le 100 firme necessarie a tale scopo. Per questo motivo i fedeli si riuniscono in modo non autorizzato per il culto, rischiando così di essere perseguitati perché la legge locale vieta ogni attività religiosa non registrata.

Situazione preoccupante per i cristiani anche in Nigeria, dove la rapida attuazione delle più severe leggi islamiche (sharia) negli stati del Nord comporta un intensificarsi delle violazioni dei diritti umani. La denuncia è arrivata ieri dall'organizzazione Human Rights Watch (Hrw) in un rapporto di 111 pagine. Secondo Hrw, la popolazione nigeriana (130 milioni di persone) "viene grossolanamente divisa tra cristiani e musulmani nella lotta politica per il potere e nella competizione per il benessere". La mancanza di assistenza legale, le testimonianze estorte con la tortura e l'inadeguata preparazione dei giudici delle corti islamiche sono elementi costanti della sharia nigeriana, che è stata "potenziata a fini politici", e portano ad "abusi e violazioni, in particolare per le donne".