RADIO VATICANA-Radiogiornale / CHIESA E SOCIETA’, 22 settembre 2004
La rapida attuazione a scopo politico delle più severe leggi islamiche nella Nigeria del Nord comporta un intensificarsi delle violazioni dei diritti umani. Questa, la denuncia dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch, in un rapporto di 111 pagine presentato ieri
- A cura di Roberta Moretti -
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LAGOS. = I diritti umani in Nigeria sono apertamente violati dall’introduzione e dall’applicazione, negli ultimi 4 anni, dei codici basati sulla sharia, la legge islamica così come interpretata da alcune scuole di pensiero e in particolare da quella di Maliki, dominante nei 12 Paesi settentrionali del grande Stato africano.
Questa, la denuncia dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch, in un rapporto di 111 pagine presentato ieri. Una popolazione "grossolanamente divisa tra cristiani e musulmani", quella Nigeriana, secondo HRW, "nel momento della lotta politica per il potere e nella competizione per il benessere". La mancanza di assistenza legale, le testimonianze estorte con la tortura e l'inadeguato addestramento dei giudici delle corti musulmane sono elementi costanti della sharia nel Paese africano, che è stata "potenziata a fini politici", causando "abusi e violazioni, in particolare per le donne".
La discriminazione, quale fattore culturale prima che giuridico, è evidente nei casi di condanna alla lapidazione per zina, ossia adulterio o rapporto sessuale consensuale al di fuori del matrimonio. Ma ancora, le donne sono vittime in tutto il Paese di pratiche quali il matrimonio forzato, le mutilazioni genitali, la discriminazione sociale e professionale, la violenza da parte delle forze di sicurezza, la violenza domestica e il traffico schiavistico.
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