Avvenire, 7 ottobre 2004
Choc a Strasburgo: aborto "diritto fondamentale"
Di Barbara Uglietti
La risoluzione 1399 adottata martedì dal Consiglio d'Europa sistema l'aborto tra i diritti fondamentali dell'uomo. Senza mai nominarlo esplicitamente. Una forma di prudenza, una "delicatezza" linguistica, verrebbe da pensare, e invece è esattamente il contrario, il che spiega molto bene che aria tiri sull'argomento dalle parti di Strasburgo: "Il punto è proprio qui - dice Patrizia Paoletti Tangheroni, parlamentare di Forza Italia al Consiglio d'Europa -: l'aborto viene dato per scontato, non lo si nomina perché è ovvio e c'è un atteggiamento di totale chiusura verso ogni punto di vista alternativo".
La risoluzione, adottata con 45 voti a favore e 12 contro, si propone, già dal titolo, come una "Strategia europea per la promozione della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi": quello di controllare, e interrompere, le nascite rientra tra questi. "La discussione in aula è stata molto esplicita - spiega Paoletti Tangheroni -: l'assunto era che l'aborto è un diritto fondamentale, ma il fatto ancor più grave è che ci sia stato, e continua ad esserci, un'ostilità pregiudiziale verso chi non la pensa così, tanto che al capitolo nove della risoluzione è stato introdotto un "richiamo" ad alcuni Stati membri dove le donne sono "costrette a ricorrere all'aborto illegale"". Nello stesso capitolo, si sottolinea come in alcuni Paesi dell'Europa orientale l'uso dei contraccettivi sia ancora scarsamente diffuso.
Gran parte degli emendamenti proposti dal gruppo parlamentare, tutti bocciati, puntavano proprio a bloccare l'introduzione nella risoluzione di giudizi di valore sui Paesi che in Europa non hanno liberalizzato l'aborto (Irlanda, Portogallo, Polonia). "Li si vuole tacciare di oscurantismo. Mi chiedo se non sia il contrario visto che non c'è la minima disponibilità ad accogliere proposte diverse. Addirittura, ci hanno rifiutato un emendamento in cui si chiedeva quantomeno di privilegiare il ruolo dei genitori nell'educazione dei figli, rispettando la sensibilità di ogni famiglia. Era una proposta "laica", che volevamo venisse compresa tra le altre opzioni: non è passata". Altri emendamenti chiedevano di non inserire l'aborto tra i diritti fondamentali: non sono stati accolti e la risoluzione lo riconosce come tale, facendo riferimento alle precedenti Conferenze internazionali del Cairo e di Pechino, "dove però - sottolinea la parlamentare - che i diritti sessuali e riproduttivi siano diritti fondamentali non viene detto, non in quei termini".
Paoletti Tangheroni denuncia anche il "paradosso" del regolamento che porta all'adozione delle risoluzioni in seno al Consiglio d'Europa. "Perché un'Assemblea sia valida è necessario un determinato quorum - spiega -, ma per avere diritto di chiedere la verifica del numero legale, occorre la presenza di un sesto dei membri titolari dell'Assemblea. Ebbene: quasi tutte le Assemblee sono al di sotto di questo numero, il che significa che d'ufficio il numero è legale e che risoluzioni così delicate come questa rischiano di essere adottate senza una discussione significativa. La parlamentare ha già presentato una richiesta di modifica del regolamento: "Un meccanismo tanto distorto - conclude - è lesivo del diritto fondamentale alla rappresentatività".