Avvenire, 12 ottobre 2004

intervista

Possenti: Strasburgo non può imporre "verità"

La famiglia monogamica è salda in Europa e il tentativo di negarla è ideologico

Di Riccardo Cascioli

"Sono manifestazioni di ben scarsa tolleranza, giudizi di ordine morale sulle convinzioni di un leader europeo a propito delle unioni omosessuali. Si tratta di una censura ideologica inaccettabile in materie delicate su cui peraltro neanche il Parlamento Europeo ha verità da imporre". È questo il giudizio del professor Vittorio Possenti, docente di Filosofia Politica all'Università di Venezia, sulla "bocciatura" di Rocco Buttiglione a Commissario europeo.

Professor Possenti, il caso Buttiglione riporta d'attualità il dibattito sulle radici cristiane dell'Europa. Si capisce ora che in ballo non c'era soltanto una citazione storica.

Il mancato riconoscimento delle radici cristiane nella Costituzione europea è stato un serio incidente di percorso, provocato da forze laiciste che non comprendono che chi non conosce le proprie radici non ha futuro. Era questo anche il senso del richiamo del Papa. Nel quadro delle radici cristiane si colloca ovviamente anche la questione della famiglia. E qui bisogna dire chiaramente che la famiglia monogamica tra uomo e donna è saldissima nella tradizione dell'Europa, e il tentativo di negarlo è ideologico. In questo vedo il legame tra il caso Buttiglione e la questione delle radici cristiane dell'Europa.

Cosa potrà accadere ora?

Non so dire cosa potrà accadere, ma certamente riemerge con prepotenza la questione della famiglia, della sessualità e della vita, con il tentativo di alcune forze di far passare una visione distorta dell'uomo. Questo è un elemento preoccupante e si deve andare oltre le questioni confessionali, perché in gioco c'è la verità sull'uomo e della relazione dell'uomo con l'altro. Lo vediamo anche in Italia sulla questione del referendum contro la legge sulla procreazione assistita. C'è il tentativo di ridurre l'uomo a puro oggetto materiale e viene portato avanti anche grazie a un'opera martellante di propaganda.

Se questa è la posta in gioco, qual è il compito dei cattolici?

Al di là del caso Buttiglione, credo che ai cattolici si richieda di non ridurre la questione a un fatto di religione. Uomo, embrione, famiglia sono valori universali, perciò è una questione che va oltre gli schieramenti e le appartenenze confessionali. Si tratta di una partita decisiva per tutti. E i cattolici devono giocarla con ragioni che valgono per tutti.

Dietro a tante discussioni, sembra porsi la questione fondamentale della libertà.

Esatto. E anche qui dobbiamo insistere su motivazioni valide per tutti. Perché in discussione dobbiamo mettere il concetto di libertà sregolata, dove il diritto alla propria libertà diventa assoluto. Questo diventa il modo legittimare l'oppressione del debole da parte del forte; si avanza l'idea che alla scienza e all'uomo forte sia concesso di usare la propria libertà senza porsi il problema dell'altro. La Costituzione europea, in molte sue parti, risente proprio di questa impostazione. E chi ha a cuore le sorti della società non può non porsi il problema dell'affermarsi di un individualismo che è di per sé un fattore disgregante e anarchico.