Corriere della Sera, 20 ottobre 2004
Otto arresti grazie a un confidente. Contatti con l'Eta per l'esplosivo
Cellula islamica a Madrid
Voleva vendicarsi disintegrando la Procura
Obiettivo: fare una strage e uccidere i giudici Del Olmo e Garzón
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MADRID — La Spagna resta nel mirino del terrorismo islamico malgrado il ritiro dei suoi soldati dall'Iraq, dopo gli attentati di Madrid dello scorso 11 marzo (191 morti e oltre 1500 feriti). Una cellula composta da elementi "radicali e violenti", parole del ministero degli Interni, voleva piazzare un camion bomba imbottito di 500 chili di esplosivo nei pressi della Audiencia Nacional, la massima istanza giudiziaria spagnola. Con tre obiettivi — scrive oggi El Mundo: fare un massacro nel centro della capitale; colpire i due giudici antiterrorismo Baltasar Garzón (che ha condotto questa inchiesta e che da dieci anni si occupa di estremismo islamico) e Juan Del Olmo (titolare delle indagini sull'11 marzo); distruggere gli archivi grazie ai quali i magistrati stanno decifrando la rete dei radicali in Spagna.
Il complotto è stato sventato grazie all'azione di una "spia" infiltrata dai servizi segreti spagnoli all'interno della cellula.
La spia, che sarebbe anche confidente dei servizi segreti marocchini e che fornì informazioni sui responsabili del 11 marzo prima che commettessero gli attentati, è stata dichiarata "testimone protetto" dal giudice. Nel corso di una maxioperazione in cinque città (Madrid, Almeria, Malaga, Valencia, Pamplona) otto islamici sospetti sono stati arrestati. In maggioranza sono algerini, alcuni erano in contatto con militanti in altri Paesi europei, negli Stati Uniti e in Australia.
Il quotidiano El Mundo sostiene che gli islamici arrestati erano pronti ad acquistare una tonnellata di esplosivo dall'organizzazione separatista basca Eta (che aveva interesse nel far fuori Garzón e Del Olmo, entrambi responsabili di inchieste contro il gruppo armato). Il "testimone protetto" avrebbe rivelato che i detenuti erano già entrati in contatto con elementi dell'Eta e l'operazione era vicina alla conclusione.
Contatti fra Eta e islamici vi sarebbero stati in passato e sono in molti, soprattutto nelle file del partito popolare, punito alle urne il 14 marzo soprattutto per avere insistito sul ruolo dei separatisti, a sostenere che il terrorismo basco non era estraneo agli attentati di tre giorni prima. Proprio ieri da Mosca, dove è in visita, l'ex-capo del governo Aznar ha sostenuto di essere convinto che "l'Eta ha avuto a che fare con gli attentati del 11 marzo". "L'ipotesi Eta già sta in parlamento (si riferisce alla commissione di inchiesta parlamentare attualmente in corso, ndr) e si rafforza con il passare del tempo" ha dichiarato Aznar in un'intervista radiofonica.
Nelle perquisizioni della polizia è stato trovato un "Manuale per il martirio", ad uso degli aspiranti kamikaze, assieme a parecchie lettere dalle quali si deduce che il presunto capo della cellula islamista è un algerino detenuto in Svizzera, vincolato al Gia, il movimento fondamentalista armato che ha svolto un ruolo di primo piano nella guerra civile in Algeria.
Gli osservatori ritengono che la cellula islamica fosse spinta dalla sete di rappresaglia contro la giustizia spagnola, che dall'anno 2000 ha catturato 126 presunti terroristi musulmani, e contro la presenza attuale di militari spagnoli in Afghanistan. Inoltre volevano cercare di vendicare la morte dei sette estremisti, implicati nel massacro di Madrid, che si erano immolati per sfuggire alla polizia che li stava braccando.
Mino Vignolo