Corriere della Sera, 24 ottobre 2004
Ecco perché i pm di Milano arrestarono 5 mesi fa Mohammed l'Egiziano: c'era il pericolo di "un imminente attentato"
"Anche Roma tra gli obiettivi di Al Qaeda"
Intercettato l'uomo della strage di Madrid prima dell'arrivo di Bush in Italia: entreremo nella capitale. Le frasi captate durante una conversazione con un ragazzo aspirante kamikaze: "Il grande esercito islamico ha cominciato a dimostrare la sua efficacia"
A ROMA
"Entreremo a Roma, se Dio vuole... Apriamo Roma con quelli dell'Olanda"
L'ESERCITO
"Si formerà un grande esercito islamico. Ciò che sta accadendo è sul Corano"
MILANO — La certezza che quel capo-cellula stava preparando nuovi attentati, unita a segnali concreti che l'obiettivo potesse essere Roma. Sono questi elementi, rimasti segreti per cinque mesi, a spiegare perché è stato arrestato d'urgenza, il 7 giugno a Milano, l'integralista Osman Rabei, detto "Mohammed l'Egiziano", da allora in carcere come presunto pianificatore della strage di Madrid (11 marzo, 191 vittime).
L'incubo di un attentato di Al Qaeda a Roma, finora, era stato alimentato solo da informative anonime dei servizi segreti, rivelatesi però totalmente inattendibili, o da ipotesi accusatorie che hanno trovato clamorose smentite processuali, ancora nella capitale. A Milano, invece, pm e polizia avevano sempre denunciato il rischio opposto dei falsi allarmi. Questo, fino al 7 giugno, quando la stessa Procura ha motivato l'arresto di Rabei con il "pericolo concreto di un attentato imminente". La gravità di questo progetto è già stata confermata dal tribunale del riesame. Prima che in Italia, Rabei era ricercato in Spagna, che ora ne attende l'estradizione, come "organizzatore" della strage di Madrid. Per questo i pm di Milano hanno trasmesso le sue intercettazioni in Spagna, dove ora il quotidiano "La Razón" è riuscito a pubblicarne una che in Italia era top secret. E gli inquirenti milanesi, ieri, non hanno potuto che confermarne l'autenticità.
Sono le 18.37 del 29 maggio scorso. La Digos registra una "lezione" di Rabei al giovane Yahia, che si è già detto pronto a immolarsi in un attentato. Citando Al Bukhari (810-870), uno dei padri dell'Islam, Rabei indottrina così l'aspirante martire: "Prima o poi si formerà un grande esercito islamico. Ha già cominciato a mostrare la sua efficacia. Tutti i fatti che stanno accadendo ora, sono scritti nel Corano... E prima o poi, come dice Al Bukhari, entreremo in Turchia, a Costantinopoli, e in altri Paesi dei nemici di Dio, inclusa Roma...".
Fin qui l'intercettazione è slegata da progetti concreti. Ma poi Rabei aggiunge: "Entreremo a Roma, a Roma, se Dio lo vuole, perfino a Roma... Apriamo Roma con quelli dell'Olanda! E se Dio vuole, Roma si aprirà. Sarà quando arriverà il momento. E' necessario che questo esercito islamico cresca. Dio aiutaci, dacci la forza per combattere i nemici di Dio e gli ebrei".
E' il riferimento a "quelli dell'Olanda", con il passaggio dal futuro ("entreremo") al presente ("apriamo"), a far scattare l'allarme. La polizia aveva appena registrato Rabei mentre confessava proprio a Yahia che "la strage di Madrid è un mio progetto", fornendo così un decisivo riscontro alle precedenti indagini spagnole. Rabei, inoltre, parlava di una cellula attiva in Olanda, capeggiata da un terrorista sfuggito "agli arresti dei fratelli". E altre intercettazioni (già pubblicate dal Corriere) dimostrano che Rabei, in quel momento, gestiva "due gruppi" per "due progetti": reclutare kamikaze per l'Iraq e preparare una nuova "operazione segreta" in Europa, cioè nuovi attentati "con i fratelli", ma nessuno sa dove nè quando. A questo quadro ora si può aggiungere solo che Rabei ha parlato anche di Roma. Che lo ha fatto una settimana prima della visita di Bush in Italia (e poi in Normandia) e 15 giorni prima delle elezioni europee. E che, dopo l'11 marzo, la nostra polizia non ha voluto correre "un pericolo reale".
Paolo Biondani