Avvenire, 9 novembre 2004
Rove: vieteremo le unioni gay
Lo stratega elettorale del presidente Usa delinea l'agenda del secondo mandato. "Provare a emendare la Costituzione è la priorità assoluta"
Da New York
Loretta Bricchi Lee
"Se vogliamo avere una società speranzosa e decente, dobbiamo mirare all'ideale e l'ideale è che il matrimonio debba essere l'unione di uno uomo e una donna". Karl Rove, stratega del presidente Bush e architetto della sua rielezione ha sbandierato, attraverso tutti i programmi politici televisivi di domenica, il programma del secondo mandato repubblicano e ha assicurato che in cima alla lista c'è la questione delle unioni omosessuali.
Il presidente intenderebbe "assolutamente" fare pressione sul Congresso e cercare di far approvare un emendamento costituzionale che definisca il matrimonio, limitandolo alle coppie tradizionali. Una tale posizione sarebbe stata del resto già approvata da undici Stati che nel referendum popolare del 2 novembre hanno votato per il divieto alle unioni gay.
"Cinquemila anni di storia non saranno rovesciati dalle azioni di alcuni giudici liberal o dagli atti di politici locali", ha sostenuto Rove alludendo alle decisioni della magistratura di consentire le unioni gay in Massachusetts e a San Francisco, in California. Una nuova spinta per vietare le unioni omosessuali dovrebbe affrontare nuovi ostacoli e difficilmente potrà ottenere l'approvazione di tre quarti degli Stati americani necessaria per emendare la Costituzione; verrebbe però considerata una "ricompensa" per la base più conservatrice dell'elettorato.