Avvenire, 13 novembre 2004

L'Intervista

Il politologo Jean Tillie: è finita la favola del Paese aperto e tollerante

"In crisi il modello multiculturale"

Paolo M. Alfieri

Il professor Jean Tillie insegna scienze politiche all'Università di Amsterdam all'interno dell'Istituto per l'immigrazione e gli studi etnici.

Professore, la morte di Theo van Gogh è stata la miccia che ha innescato attacchi contro chiese e moschee in tutta l'Olanda. Non crede quindi che il Paese fosse già avvolto in un'atmosfera sotterranea di intolleranza?

Direi di sì, anche se può sembrare strano visto che storicamente l'Olanda è stata sempre una nazione che ha accolto senza problemi persone da tutto il mondo e che ha ricevuto da ciò notevoli benefici economi e culturali. La sensazione è che tutto sia cambiato all'incirca tre, quattro anni fa, quando qualche meccanismo si è inceppato nella nostra società multiculturale. C'è stato un progressivo isolamento dei cittadini di origine straniera, in particolare gli islamici, che ha portato questi ad abbracciare idee radicali. Tutto ciò ha prodotto una frammentazione sociale che oggi è esplosa in tutta la sua violenza.

Come ha risposto negli anni la politica olandese a questo cambiamento?

Purtroppo a prevalere sono stati i toni populisti, che hanno tratto giovamento anche della paura legata agli attacchi dell'11 settembre per paventare il rischio del diffondersi dell'estremismo anche nel nostro Paese. Anche i politici più moderati, sia tra i socialdemocratici che tra i conservatori, hanno più volte usato provocazioni demagogiche.

Provocazioni raccolte dall'opinione pubblica?

Credo proprio di sì. La maggior parte degli olandesi è infatti d'accordo con le misure più restrittive sull'immigrazione adottate dal governo in questi anni. Appena pochi mesi fa l'Olanda ha rifiutato migliaia di richieste di accoglienza di persone che invocavano il diritto d'asilo: una scelta che ha premiato il governo in termini di consenso popolare.

Vari gruppi jihadisti hanno minacciato attacchi nel Paese. Crede che l'Olanda stia pagando anche per la sua presenza in Iraq?

Penso che questa non sia una delle cause primarie, sia perché la nostra presenza in Iraq è secondaria, sia perché questi network del terrore avevano basi nel nostro Paese ancor prima che venisse dichiarata guerra a Saddam Hussein.

È possibile prevedere quando finirà in Olanda questa escalation di violenza?

È impossibile avere certezze. La mia opinione è che siamo alla fine di un lungo processo. Tutto ora dipenderà dalla capacità della gente di reagire con fermezza al radicalismo. Ognuno deve essere libero di dire le proprie opinioni, anche di criticare gli ideali altrui: l'importante è scegliere i toni e parole giuste.