Avvenire, 13 novembre 2004

La veglia del Papa con l’urna di Agostino

Nella notte tra giovedì e venerdì la teca con le reliquie del grande dottore della Chiesa è stata accolta da Giovanni Paolo II nella sua cappella privata, mentre centinaia di giovani si raccoglievano in preghiera dopo una processione

Da Roma Tiziana Campisi

Una notte di preghiera, rischiarata da centinaia di luci colorate che tanti giovani hanno voluto accendere per meditare sull’esperienza di vita di sant’Agostino mentre, davanti alle reliquie del grande dottore della Chiesa, vegliava il Papa. L’urna dei resti mortali del vescovo di Ippona è stata accolta giovedì sera nella cappella privata di Giovanni Paolo II e una fiaccolata è partita dalla chiesa di Sant’Agnese in Agone per raggiungere la basilica di Sant’Agostino, da una settimana meta di migliaia di persone affascinate dalla personalità del filosofo di Tagaste. Hanno voluto essere vicini in questo modo i giovani al Santo Padre, meditando sull’Eucarestia, come lui stesso ha indicato quest’anno, attraverso alcuni scritti di sant’Agostino.

Il corteo che ha accompagnato l’urna delle reliquie negli appartamenti del Pontefice ha fatto il suo ingresso in Vaticano alle 18.45. Il reliquiario in precedenza era stato ospitato all’Istituto Patristico Augustinianum, nell’aula magna intitolata ad uno dei fondatori del centro studi per l’antichità cristiana, padre Agostino Trapè. Ha presieduto i vespri solenni il presidente del Pontificio della Cultura, il cardinale Paul Poupard. Dal cortile di San Damaso quattro giovani frati hanno trasportato l’urna argentea, fatta costruire da re Liutprando, la stessa che dall’VIII secolo conserva i resti mortali di Agostino, nel palazzo apostolico. Il priore della provincia Agostiniana d’Italia, padre Pietro Bellini, il custode delle reliquie a Pavia padre Giustino Casciano e il delegato del vescovo di Pavia per il pellegrinaggio delle reliquie don Siro Cobianchi, sono stati accolti dal prefetto aggiunto della Casa Pontificia, il vescovo Stanislao Dziwisz che ha consegnato al priore generale dell’ordine di Sant’Agostino, padre Robert Prevost. una preghiera scritta dal Papa. Tutti insieme, per espresso desiderio del Pontefice, hanno recitato l’invocazione.

Parole rivolte all’uomo di oggi, un invito a leggere la storia nella luce della Provvidenza, l’esortazione ad un impegno più forte per raggiungere mete di pace, una supplica a Dio perché l’uomo contemporaneo possa rientrare in se stesso, per cercare la verità e abbandonare le contrastanti ideologie che smarriscono. "Il Papa, raccolto in preghiera nella sua cappella privata, con al centro un grande crocifisso e un dipinto della Madonna Nera di Czestochowa, ci ha accolti con un sorriso e – racconta emozionato padre Giustino Casciano – ha chiesto subito di poter vedere le spoglie di Agostino, Così abbiamo aperto l’urna argentea, quindi abbiamo posto la portantina con la teca delle reliquie vicino alle sue ginocchia e lui, commosso, ha voluto toccarla". È rimasto impresso nella mente dei giovani frati agostiniani che hanno trasportato l’urna di sant’Agostino, lo sguardo attento e profondo di Giovanni Paolo II. Il Pontefice ha voluto conoscerli uno per uno, rallegrandosi dell’insolita visita.

Intanto, nella basilica di Sant’Agostino, la celebrazione eucaristica per i giovani è stata presieduta dal segretario generale del Vicariato e responsabile per la pastorale giovanile, monsignor Mauro Parmeggiani, che nella sua omelia ha tracciato l’esperienza di vita del vescovo di Ippona. "Un santo lontano da noi nel tempo – ha detto nella sua omelia – ma di cui possiamo dire, come ha scritto Giovanni Paolo II nel 1986, un po’ tutti ci sentiamo discepoli e figli. Questa sera si sono incontrati due grandi cuori giovani: quello di Agostino e quello del Papa". Al termine della Messa i giovani sono rimasti a pregare per un’ora di adorazione eucaristica collocando tanti messaggi sull’altare.

Ieri sera, sempre nell’ambito delle iniziative per il 1650° anniversario della nascita del santo, la celebrazione eucaristica è stata presieduta dal segretario di Stato, Angelo Sodano. Domani altre due celebrazioni presiedute dai cardinali Joseph Ratzinger e Lopez Trujillo.

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"O nostro padre e maestro, testimone di verità". La preghiera del Pontefice al vescovo di Ippona

O grande Agostino, nostro padre e maestro, conoscitore dei luminosi sentieri di Dio ed anche delle tortuose vie degli uomini, noi ammiriamo le meraviglie che la Grazia divina ha operato in te, rendendoti appassionato testimone della verità e del bene, a servizio dei fratelli.

All'inizio di un nuovo millennio segnato dalla croce di Cristo, insegnaci a leggere la storia nella luce della Provvidenza divina, che guida gli eventi verso l'incontro definitivo col Padre.

Orientaci verso mete di pace, alimentando nel nostro cuore il tuo stesso anelito per quei valori sui quali è possibile costruire, con la forza che proviene da Dio, la "città" a misura dell'uomo.

La profonda dottrina, che con studio amoroso e paziente hai attinto alle sorgenti sempre vive della Scrittura, illumini quanti sono oggi tentati da alienanti miraggi.

Ottieni loro il coraggio di intraprendere il cammino verso quell' "uomo interiore" nel quale è in attesa Colui che, solo, può dare pace al nostro cuore inquieto.

Tanti nostri contemporanei sembrano aver smarrito la speranza di poter giungere, tra le molte contrastanti ideologie, alla verità, di cui tuttavia il loro intimo conserva la struggente nostalgia.

Insegna loro a non desistere mai dalla ricerca, nella certezza che, alla fine, la loro fatica sarà premiata dall'incontro appagante con quella Verità suprema che è sorgente di ogni verità creata.

Infine, o Sant'Agostino, trasmetti anche a noi una scintilla di quell'ardente amore per la Chiesa, la Catholica madre dei santi, che ha sostenuto ed animato le fatiche del tuo lungo ministero.

Fa' che, camminando insieme sotto la guida dei legittimi Pastori, giungiamo alla gloria della Patria celeste, ove, con tutti i Beati, potremo unirci al cantico nuovo dell'alleluia senza fine. Amen.

Giovanni Paolo II

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LA STORIA

Anelli e croci episcopali tra le ossa del santo

Le reliquie di sant'Agostino sono state ritrovate nel pavimento della cripta di San Pietro in Ciel d'Oro, a Pavia, nel 1695, in un'urna argentea. Il 17 giugno del 1728 il vescovo di Pavia Francesco Pertusati, dopo un accurato esame, dichiara l'autenticità delle spoglie mortali di sant'Agostino e Benedetto XIII ne conferma il valore il 16 luglio 1735. Nel secolo successivo il vescovo di Pavia Luigi Tosi le colloca nell'attuale urna in cristallo e bronzo e più tardi il vescovo Agostino Riboldi ne chiede un trattamento di conservazione con silicato di potassio all'Università di Pavia. Nel 1832 il vescovo di Algeri Dupuch, come riporta testualmente in latino un'iscrizione sull'urna, ha deposto dentro il suo anello vescovile e così anche il vescovo di Pavia, D'Allegre che ha voluto lasciare anche la sua croce pettorale ben visibile tra le ossa del santo dottore della Chiesa.