Corriere della Sera, 25 novembre 2004
Le associazioni omosessuali: lo spirito del progetto è comunque mantenuto
Gay, Parigi cambia la legge "Minava la libertà di parola"
Il governo di fronte alla trappola delle norme antiomofobia
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
PARIGI — Secondo un progetto di legge francese, il ministro Rocco Buttiglione e il vicepresidente del Senato Domenico Fisichella avrebbero potuto correre il rischio di essere processati per "omofobia" e un vescovo che avesse criticato il matrimonio gay avrebbe rischiato una multa. Guai inoltre a scrivere sui giornali che la famiglia eterosessuale è preferibile alle coppie di lesbiche. Sono i paradossi di un testo che il ministro della Giustizia, Dominique Perben, ha deciso di ritirare, sostituendolo con emendamenti ad un altro provvedimento che istituisce un'"Alta autorità per la lotta a tutte le discriminazioni e per l'uguaglianza". In pratica un organismo che dovrebbe sorvegliare quanto è già scritto nei sacri principi della Rivoluzione e della Costituzione: liberté, fraternité, egalité.
La bulimia legislativa è una tendenza molto francese, accompagnata da un'altissima sensibilità per la società civile e i suoi diritti. Il problema della lotta all'omofobia si è fatto sempre più pressante dopo una serie di aggressioni ed episodi d'intolleranza di cui sono rimasti vittime giovani omosessuali.
Suscitò grande commozione, l'estate scorsa, l'aggressione a colpi di sbarre di ferro di un giovane omosessuale a Marsiglia. L'associazione SOS Omophobie ha censito oltre 600 episodi che vanno dall'aggressione all'insulto, dall'intolleranza alla discriminazione sul luogo di lavoro. L'idea di una legge ad hoc, contro le "proposte discriminatorie a carattere sessista e omofobo", venne lanciata dal governo Raffarin anche per riequilibrare nell'opinione pubblica il divieto imposto al deputato verde Noël Mamère di celebrare il primo matrimonio gay, non riconosciuto.
Ben presto ci si è resi conto che un'interpretazione generalizzata della legge avrebbe finito per ledere altri diritti fondamentali come la libertà di stampa e di espressione e quindi mettere in discussione il diritto alla critica o alla difesa di altri principi. Un'altra riserva interessava la "categoria" che s'intendeva proteggere, facendone appunto una "categoria". La commissione consultiva per i diritti dell'uomo aveva rilevata una "deriva comunitarista", in contrasto con i principi di eguaglianza perseguiti dalla società francese. E' la stessa ragione per cui si discute l'applicabilità della "discriminazione positiva" a favore di minoranze etniche.
L'emendamento che viene ora proposto fa rientrare gli atti d'intolleranza e le offese nell'ambito del codice penale e condanna l'omofobia quando è evidente la discriminazione a carattere sessuale nella società civile: luoghi di lavoro, concessione di alloggi e servizi. Per atti d'intolleranza e offese, s'intendono naturalmente anche tutte le proposte che possano essere interpretate come un incitamento all'odio, alla discriminazione e alla violenza. Lo spirito della legge accantonata è quindi mantenuto, mettendo in pratica sullo stesso piano le proposte omofobe e gli atti di razzismo e xenofobia.
Le distinzioni e il futuro giudizio su una dichiarazione o su uno scritto restano alla fine piuttosto incerte e soggettive. Per le associazioni omosessuali e femministe, l'emendamento proposto da Perben corrisponde in gran parte alle disposizioni del progetto di legge. Secondo monsignor Massis, portavoce del cardinale Lustiger, l'emendamento non modifica il testo originario e quindi continua a minacciare la libertà di espressione e di opinione.
Jean-Jacques Hyest, deputato gollista, si è detto felice di poter continuare a dire "di essere contro il matrimonio fra omosessuali".
Massimo Nava
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IL DIBATTITO
•IL PROGETTO DI LEGGE - A giugno il governo Raffarin presenta un progetto di legge che punisce le discriminazioni in base al sesso. Tra l'altro prevede un anno di prigione per chi istiga alla violenza contro i gay
• GLI EMENDAMENTI - Negli scorsi giorni il ministro della Giustizia Dominique Perben decide di emendare il testo, ritenuto lesivo di altri diritti fondamentali come la libertà di espressione, e di istituire un'Alta autorità contro le discriminazioni