Corriere della Sera, 29 novembre 2004

Un saggio rivela i retroscena dell’ascesa di Pio X favorita dall’intervento di Francesco Giuseppe

Storia di un Papa eletto all’ultimo veto

Chiesa assediata, diplomazia scarsa e isolata, fratture profonde nei Sacri Palazzi dove circolano anche agenti segreti, sordità delle potenze cattoliche di fronte alle richieste di impegnarsi per migliorare la situazione del papato, fuoco incrociato dei diversi governi europei fin dal 1889 sui cardinali che dovranno eleggere il successore di Leone XIII. Questa la situazione della Santa Sede quale viene ricostruita, con ricca documentazione inedita e con sapiente combinazione di quella già pubblicata (documenti diplomatici, memoriali, diari di prelati e cardinali) da Luciano Trincia in un denso volume dedicato all’ultimo intervento diretto dei sovrani europei sulla scelta di un pontefice romano (Conclave e potere politico. Il veto Rampolla nel sistema delle potenze europee, con la presentazione di Giorgio Rumi per le edizioni Studium). Austria, Francia e Spagna avevano, infatti, per antico privilegio il diritto di porre, attraverso un cardinale che li rappresentava in conclave, il veto ad un candidato alla tiara che non fosse loro gradito.

La prima "formulazione compiuta" di questa facoltà sarebbe stata l’intervento di Filippo II nelle elezioni di Urbano VII e di Gregorio XIV. Nel corso del conclave che avrebbe eletto Clemente XIV (1769), l’imperatore d’Austria e il Granduca di Toscana avrebbero avuto colloqui per 15 giorni con alcuni porporati già isolati nel conclave. A fine secolo, anche se ridimensionato dai negativi sviluppi del "lungo Ottocento", il papato - soprattutto per la perdurante influenza dei vescovi e delle organizzazioni cattoliche - era ancora elemento non trascurabile degli equilibri europei. Si comprende, quindi, che, ben prima della morte di Leone XIII, i governi si predisponessero ad "orientare" l’elezione del suo successore. Vittorio Emanuele III - che si sarebbe vantato con il figlio Umberto di avere cambiato, con il proprio intervento, il corso della storia - indusse personalmente il Kaiser Guglielmo II ad intervenire sull’imperatore d’Austria perché, nell’interesse della Triplice Alleanza, facesse uso del diritto di veto per sbarrare l’ascesa alla Cattedra di San Pietro del filofrancese cardinal Rampolla, segretario di Stato e responsabile delle scelte politiche intransigenti, sfavorevoli ad una conciliazione con l’Italia e agli interessi germanici, della seconda parte del pontificato Pecci. Vienna aveva addirittura accusato il cardinale di voler "scardinare gli interessi della Triplice" nella speranza di un conflitto europeo che portasse ad un ristabilimento della sovranità pontificia su Roma, anche a costo di vedere al Quirinale un presidente della Repubblica al posto degli aborriti Savoia. Francia e Vaticano, gli sconfitti di Sédan e di Porta Pia, erano accomunati dall’idea di capovolgere la situazione determinatasi nel 1870.

Il ministro degli Esteri francese, Delcassé, non aveva esitato, dal canto suo, a convocare i sei cardinali residenti in Francia prima della partenza per il Conclave, invitandoli a votare per Rampolla, candidato del governo. Si sa come andò a finire: dopo i primi due scrutini, che videro sempre in testa Rampolla, domenica 2 agosto, il cardinale di Cracovia Puzyna, lontano predecessore nella diocesi polacca di Giovanni Paolo II, pronunciò a nome di Francesco Giuseppe il veto contro Rampolla. Nonostante le sue resistenze, il 4 agosto venne eletto papa il patriarca di Venezia, Sarto, con 50 voti su 62: 10 ancora a Rampolla e 2 al cardinale Gotti. Non si conoscevano, però, i dettagli del conclave, delle votazioni, del veto italo-austroungarico: un importante documento che Trincia pubblica in appendice (il "Ristretto" della relazione sul conclave redatto dal Segretario, Merry del Val, che Pio X sceglierà poi come Segretario di Stato) ci informa minutamente e dall’interno, sulle non facili giornate vissute, nella clausura e sub secreto, dai membri del collegio cardinalizio, fornendo anche dettagliate notizie sulla discussione circa l’opportunità che il nuovo papa impartisse la benedizione dal balcone esterno della basilica.

Paradossalmente sarà proprio Pio X, eletto grazie al veto contro Rampolla, ad abolire immediatamente - sulla base di un dossier predisposto dall’allora monsignor Pacelli - l’antico diritto dei sovrani: con due successive costituzioni del gennaio e dicembre 1904 introdusse la scomunica per i cardinali "portatori" del veto politico o esclusiva, e rese "ancora più severa tutta la normativa, relativa alla segretezza e libertà del conclave", che Paolo VI e Giovanni Paolo II confermeranno e integreranno.

Nell’introduzione Rumi si chiede se papa Sarto fosse al corrente delle manovre della Triplice e, sulla base di un riferimento contenuto nel diario del cardinal Ferrari, avanza il sospetto che "il buon parroco mansueto dipinto da tanta apologetica" fosse, in ultima analisi, "meno celeste di quanto si creda". Per fugare ogni dubbio non resta che sperare nella pubblicazione dei diari... dello Spirito Santo!