Corriere della Sera, 3 dicembre 2004
Addio Presepe? Scuole divise
In un’Italia dove i bambini stranieri sui banchi di scuola sono sempre di più, ci si può porre una domanda: "Ma è giusto fare ancora il presepe in classe?". Le possibili risposte sono legate a un modo diverso di considerare l’integrazione. Da una parte ci sono le scuole che hanno deciso di rinunciare alla rappresentazione della Natività per rispetto degli alunni di confessioni diverse (molto meno le messe al bando, sostengono i comitati dei genitori). Dall’altra ci sono gli istituti che restano fedelissimi alle tradizioni. In mezzo, sono sempre di più le scuole per le quali il presepe, magari multietnico, diventa un momento di condivisione tra alunni di culture e religioni diverse. Perché, come ha scritto ieri Magdi Allam sul Corriere, "il Natale può diventare una festa condivisa da cristiani e musulmani".
Testi di Alessandra Mangiarotti
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VICENZA
"Niente statuine"
Niente presepi in classe. Ma anche niente abeti sfavillanti e "Tu scendi dalle stelle" cantati davanti a genitori e nonni commossi. In molte scuole della provincia di Vicenza il Natale non si festeggia tra i banchi. "Per rispetto dei bambini di confessioni diverse", dicono gli insegnanti. Risultato: i mille euro stanziati per premiare "la Natività" di classe più bella rischiano di restare nelle casse della Provincia che ha indetto il concorso. "Tradimento delle tradizioni", gridano in coro politici e amministratori. "Perché la scuola è lo specchio della società e la nostra religione si fonda sulla religione cattolica", afferma il presidente della Provincia di Vicenza, la leghista Manuela Dal Lago. E l’assessore regionale all’Istruzione Ermanno Serrajotto aggiunge: "E’ un piccolo segnale di disattenzione verso le nostre tradizioni e la nostra religione che non possono essere cancellate dalla sera alla mattina".
Dirigenti scolastici e insegnanti hanno invece poca voglia di commentare le loro scelte. "Già lo scorso anno ci sono state troppe polemiche e troppe strumentalizzazioni", dice Urbano Bonato, rappresentante dei presidi di Vicenza. E dalla scuola Cabianca di Vicenza ribadiscono: "Anche questo Natale non faremo il presepe, per questione di tempo e di spazi. Ma soprattutto di rispetto nei confronti degli alunni stranieri di altre confessioni e dei loro genitori". E i 200 euro promessi ai cinque vincitori del concorso per il presepe più bello? Per molti ha un solo significato: "Una provocazione che niente ha a che vedere con la scuola".
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"Sbagliato rinunciare: la tradizione è sacra"
Nel distretto numero sei di Varese, il distretto che raggruppa le scuole del centro e concentra il 15 per cento di alunni stranieri, non c’è una regola che valga per tutti. Ogni insegnante sceglie se fare o meno il presepe in classe. Ma guai a parlare di "Natività multietniche" o messa al bando dei presepi in nome della convivenza multiculturale. "Di presepe ce n’è uno solo. E ha per tutti il medesimo significato di pace e solidarietà", afferma il dirigente scolastico Roberto Fassi. Che aggiunge: "Non farlo o farlo in modo diverso è riduttivo. Tutte queste chiacchiere sono pretestuose". Sei scuole, oltre 50 classi, 850 alunni. "Per tutti la festa del Natale è legata a una tradizione storica oltre che religiosa, è una festa universale e allo stesso tempo legata al territorio", continua Fassi. Di direttive il dirigente scolastico non ne ha firmate: "Innanzitutto perché è una festa così interiore che non può essere ridotta a due statuette". Ma soprattutto perché esiste già una direttiva universale: "Il messaggio di pace che il Natale porta con sé da duemila anni. La nascita di Gesù è presente in tutte le religioni".
Va oltre il sindaco di Varese, il leghista Aldo Fumagalli. Ex preside e professore, contro ogni polemica, lui il presepe per i ragazzi della sua città lo ha fatto allestire in pieno centro. "Ci sarà dalla prossima settimana in piazza Monte Grappa: statue a grandezza naturale realizzate dagli studenti del liceo artistico ma rigorosamente rispettose della tradizione". Vale a dire: "Nessuna Natività multietnica, nessuna contaminazione. Dai tempi di San Francesco a oggi il presepe è sempre stato così. Perché lo dovremmo cambiare?".
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NAPOLI
Sì, ma multietnico "Angeli e pastorelli di tutte le razze"
Istituto Bovio Colletta di Napoli. La scuola dove oltre al Natale si festeggia anche il Capodanno cinese. Perché qui più del 10 per cento dei 750 alunni di materne, elementari e medie, ha genitori stranieri. "Scusi professoressa, ma voi il presepe in classe lo fate?". S'infiamma la direttrice Anna Rita Quagiarella: "Certo che lo facciamo. Siamo a Napoli, diamine, la patria del presepe". Ma come sulle bancarelle degli artigiani di San Gregorio Armeno quest'anno fa bella mostra di sé anche la statuetta di Yasser Arafat, i pastori e gli angeli dei presepi di classe hanno gli occhi a mandorla e la pelle di diversi colori: "I nostri presepi sono multietnici, e anche alla sfilata dell'Unicef parteciperemo con pastorelli e angeli abbigliati con i costumi tradizionali di diversi Paesi: quello che vogliamo trasmettere con canti e "sacre rappresentazioni" è un messaggio universale di pace". Certo non è sempre facile: "Lo scorso anno un bambino musulmano è stato costretto a rinunciare alla recita natalizia il giorno prima. Ma i pastorelli indiani o magrebini, insieme a una Madonna o a un San Giuseppe cinesi, sono ormai una bella realtà".
Aggiunge il provveditore Alberto Bottino: "Non si può rinunciare al presepe, perché il Natale è un momento di aggregazione e solidarietà per tutti". E un appello a fare il presepe insieme, cristiani e musulmani, arriva dall'assessore alla Formazione Adriana Buffardi: "Adesso il Natale, poi sarà la volta del Ramadan: l'integrazione parte proprio dai banchi di scuola".