Corriere della Sera, 4 novembre 2004

L'85 per cento in ansia per il terrorismo. Tv e telefonini, ecco le nuove abitudini

"L'Italia ha paura del futuro"

Non sappiamo guardare avanti. Più insicurezza, calano gli ottimisti. La fotografia del Censis: pesa l'incertezza economica, il futuro fa paura. De Rita: "La violenza nel mondo sta portando a una riscoperta del sacro"

ROMA — Ci sono le bombe delle guerre e gli attacchi terroristici nel mondo che ci mettono paura, l'85% degli italiani ne ha paura. Ma la verità è che la mancanza di fiducia nel futuro c'è anche molto per colpa dei problemi del quotidiano. Un esempio? E' il 45% delle persone che in Italia guarda con timore a un aumento irrefrenabile dei prezzi che non permette di arrivare alla fine del mese. In Europa questa paura ce l'ha, in media, appena il 18%. Per questo il domani ci angoscia. Per questo il Censis ha scattato la sua trentottesima fotografia del nostro Paese e ha decretato: l'Italia non guarda avanti, non ce la fa, preferisce voltarsi a vedere ieri, l'altro ieri. Un modo per difendersi.

Del resto sono molto anni che il Censis pone agli italiani la stessa domanda: avete fiducia nel futuro? E nel suo rapporto sull'Italia nel 2004, presentato ieri, ha scoperto che dal 2001 a oggi i pessimisti sono cresciuti di 8 punti percentuali. Non solo: sono anche diminuiti gli ottimisti (-9%) e oggi è appena il 45% che dichiara di avere aspettative migliori per i prossimi cinque anni.

RISCOPERTA DEL SACRO — A dirla così, abbiamo riscoperto il sacro, sembrerebbe anche questo un tentativo per combattere la sfiducia nel futuro. In realtà, però, Giuseppe De Rita, segretario generale del Censis, ci spiega che abbiamo riscoperto il sacro per colpa della violenza che ce lo ha riproposto e, garantisce, questo ritorno sarà un tema importante per il futuro. Dice, infatti: "Anche se degradato il sacro ritorna, non si può evitare. Abbiamo costruito la nostra vita sulla soggettività (rafforzata dal mito della tecnica e dalla potenziale illimitatezza del produrre nuovi beni) che, tipicamente razionale, si trova di fronte un mondo che riapre il discorso del sacro per i kamikaze che sacrificano se stessi e per gli sgozzatori che sacrificano vittime innocenti. Questo per noi rappresenta un esame di coscienza".

LA CORSA AL MATTONE — O, meglio: l'ansiosa rincorsa dei ceti medi verso l'immobiliare. Come se mettere i soldi nei mattoni per comprare una casa ci potesse garantire un po' di sicurezza. Per capire la dimensione del fenomeno: ogni giorno (lavorativo) in Italia vengono spesi 550 milioni di euro per comprare una casa. Il 24% di questi soldi vengono pagati in contanti. Non è una novità di quest'anno, anzi. L'anno scorso le abitazioni acquistate dagli italiani sono state oltre 910 mila. Per la fine del 2004 si stima che saranno, invece, 870 mila. Facile disegnare il profilo dell'acquirente: le famiglie (solo l'8% dei compratori sono single) che nel 68% dei casi appartengono alla fascia economica media e per il 16,5 addirittura alla fascia medio-bassa.

TELEFONINI SENZA "RETE" — Il cellulare lo usano praticamente tutti in Italia (oltre il 77% delle persone nel 2004, il 2,3% in più rispetto al 2003). Ma non ci voleva certo il Censis per saperlo. Quello che scopriamo con il rapporto di quest'anno è, invece, come gli italiani usano il cellulare. O, meglio, non usano visto che quasi nessuno riesce a vincere la tentazione di acquistare il modello di ultimissima generazione senza, però, avere la più pallida idea di come usarlo.

Per capire: è soltanto il 15,3% dei possessori di telefonini che conosce l'esistenza dei videomessaggi e appena il 6,2% che questi videomessaggi poi li invia veramente. Ma ancora peggio è l'uso della "rete": tutti i cellulari di ultima generazione sono dotati di collegamento con internet. Inutilmente: praticamente nessuno, infatti, lo utilizza.

CONSUMI "ACQUATTATI" — La crisi economica si fa sentire nelle famiglie italiane. La loro voglia di consumare resta immutata, ma la carenza di risorse la restringe, pronta a balzare di nuovo appena le circostanze lo consentiranno. Nel frattempo, rileva il Censis, la domanda "appare acquattata più che depressa" e seleziona i beni da acquistare. E tra questi registrano un segno negativo l'abbigliamento (-1,8%), le scarpe (-2,9%), gli alimentari (scesi da un +0,8 a un +0,5 per cento). In calo anche il ricorso a servizi ospedalieri (-1,7%) e le cene al ristorante (-0,1%); scendono infine i soggiorni in albergo (-1,7%) e le spese per assicurazioni (-1,7%). Ma sono i consumi di tabacco a segnare l'arretramento più forte con il calo del 6,1%. A compensare i ribassi di questo tipo di consumi ci sono i beni per i quali si è speso come nel passato o in alcuni casi di più: in testa le bevande non alcoliche (+2,1%) e quelle alcoliche (+3,5%).

CRITICI CON LA TV — Non è vero che guardiamo la televisione subendo i programmi così, come vengono.

Parola di Censis. Che quest'anno ha scoperto che persino i giovani (uno su tre) decidono quale telegiornale vedere scegliendo in base alla scaletta. Ma c'è di più. Oltre 4 italiani su 10 (il 42,2%), infatti, non esita a spegnere quello che un tempo era l'elettrodomestico più amato se nel fare zapping non trova un programma che gli piace. E ancora: sono i giovani tra i 18 e i 29 anni che più snobbano la tv e quelli che hanno studiato (il 93,4% di diplomati e il 91% dei laureati) si limita a guardarla 3 volte la settimana.

Alessandra Arachi