Corriere della Sera, 6 dicembre 2004

Natività oscurata, un'imbarazzante ipocrisia

CAPPUCCETTO ROSSO NEL PRESEPE

Natale oscurato a scuola Ogni turista che si ferma per un giorno a dormire a Fez, città santa dell'Islam, all'alba rimane affascinato dalle voci dei muezzin che, di minareto in minareto, si rivolgono ad Allah per chiedergli che con il sole conceda finalmente riposo agli ammalati, ai prigionieri, agli afflitti: non hanno avuto un'ora di sonno durante la notte. Dio è misericordioso per i musulmani come per i cristiani.

Non riesco a capire come la mediocre obbedienza all'invenzione moderna del "politicamente corretto" possa indurre a negare la capacità di ogni uomo di fede di accogliere la festa di un'altra religione.

Come si può pensare che un musulmano o un induista o un buddista siano infastiditi se qualcuno accanto a lui celebra la nascita di un fanciullo, ricordata nel nostro calendario il 25 dicembre?

Gli eccessi di zelo hanno involontariamente un sapore offensivo proprio per gli immigrati musulmani. Essi non gradiscono le imbarazzanti ipocrisie messe in campo in questi giorni dentro non poche scuole italiane. Nascondere il "bambinello", storpiare le canzoncine natalizie, abolire il Presepe, sostituire la recita tradizionale nella grotta con una rappresentazione di Cappuccetto rosso? Non è questo che chiedono in Italia gli islamici: lo ha detto esplicitamente l'Imam di viale Jenner a Milano, una zona di militanza davvero non tiepida.

La storia della pietà religiosa è un bene culturale comune. Ma non c'è soltanto l'errore nei confronti dei musulmani in questa progressiva censura pedagogica di Gesù bambino, in nome di una malintesa parità di diritti fra gli scolari delle diverse etnie. E non c'è soltanto la scarsità creativa delle alternative. Dopo Cappuccetto perché non i Pokemon o Shrek numero 2, cartone animato digitale, che proprio a Natale sarà il richiamo maggiore per i ragazzini?

Al fondo si intravedono guasti meno provvisori. Infanzia e adolescenza pagano così il costo della povertà pedagogica. Impedire a un bambino di tradizione cristiana di cantare il suo Natale, abolirgli la parte del pastorello accanto a una mangiatoia di Betlemme, dove duemila anni fa nasceva un palestinese figlio di ebrei, è soltanto un passo di una massiccia sottrazione di memoria delle radici.

L'infanzia è centrale alla comprensione del Cristianesimo. L'infanzia di Gesù e poi l'infanzia cui il Cristo si rivolse come interlocutrice privilegiata. Il Vangelo apocrifo di Tommaso, bellissimo, anticipa il primo miracolo del Messia, non le nozze di Cana, ma gli uccellini fatti con il fango che il bambino di Nazareth fece volare giocando con i coetanei.

Di cancellazione in cancellazione, di ciclo in ciclo, di classe in classe, i nostri figli forse un giorno faranno fatica a trovare il Paradiso di Dante nei programmi "politicamente corretti". Eppure sarebbe così facile trovare a scuola, in altri giorni di festa, spazio per Buddha e per Maometto. Altro tempo da condividere con intelligenza, dote nativa dell'uomo con radici.

Gaspare Barbiellini Amidei

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Presepe "vietato" a scuola, l'Imam: eccesso di zelo

A Treviso Cappuccetto rosso al posto della recita di Natale. Il capo della moschea di Milano: la tradizione va rispettata

TREVISO — Invece del presepe e della tradizionale recita natalizia, la favola di Cappuccetto Rosso. "Coinvolge e integra i bambini, senza urtare la sensibilità religiosa di nessuno", dicono le maestre della scuola elementare "Ciardi", a Treviso, che al posto della Natività, per queste feste, metteranno in scena con gli alunni la favola di Perrault. E così la storia della bimba con la mantellina, della nonna e del lupo — che di natalizio non ha proprio niente — finisce per sostituire fra i banchi della scuola veneta altre recite e altre canzoni, quelle in cui si racconta di Gesù, dei valori cristiani, delle tradizioni. E' l'ultimo capitolo di un Natale mai fonte di tante polemiche come quest'anno. Da Treviso a Como si riapre il dibattito: è giusto fare il presepe e parlare della nascita di Cristo quando a scuola ci sono alunni di altra fede religiosa?

IL CASO — A rilanciare la discussione è stata, nei giorni scorsi, la scuola elementare "Fogazzaro", alle porte di Como, dove una maestra ha proposto a tre ragazzini islamici di sostituire il nome di Gesù con il termine "virtù" in una canzoncina natalizia. E adesso il Cappuccetto rosso di Treviso. Una "sequenza" che ieri ha provocato una dura presa di posizione del ministro delle Riforme, Roberto Calderoli, leghista: "Ma stiamo diventando matti? Vogliamo cancellare la nostra identità per nome di Allah?", ha detto il ministro. A giudicare "eccessive" le iniziative è persino un musulmano, l'Imam della moschea milanese di viale Jenner, che riferendosi al caso di Como commenta: "E' belle essere sensibili e io ringrazio tutti — dice Hamd Shaari — ma le tradizioni che esistono da duemila anni vanno tenute e rispettate. Così anche noi possiamo rispettare le nostre tradizioni. Queste maestre hanno peccato di troppo zelo".

Alla "Ciardi" di Treviso gli alunni stranieri rappresentano il 16% degli iscritti. "Lo spettacolo su Cappuccetto Rosso — spiega Gigliola Zanatta, referente per l'Intercultura del circolo didattico a cui fa capo l'istituto — rientra in un ampio progetto didattico dedicato alla pace. Ciascuna scuola ha scelto diverse attività coerenti con l'obiettivo di coinvolgere ed integrare tutti i bambini. Per parlare del Natale e della tradizione ci sono altre occasioni. In questo caso la programmazione didattica si concentra sul valore della pace a cui si ispira il progetto".

LE REAZIONI — Neppure a Treviso, sono d'accordo. La Lega ha già pronta un'interrogazione parlamentare, mentre alcuni genitori di alunni della scuola polemizzano: "Se togliamo alla scuola la celebrazione del Natale resta una festa consumistica fine a se stessa estranea alla nostra cultura e alla religione". Posizione condivisa dalla Chiesa. Per il cardinale Achille Silvestrini, "la figura di Gesù è onorata anche dagli islamici, la rievocazione della sua nascita non credo possa urtare la loro sensibilità. Non si possono privare tanti bambini italiani di una memoria così influente per la loro sensibilità come è il Natale, non sta qui la libertà religiosa".

Eccesso di zelo delle maestre? L'Imam di Milano non è il solo pensarla così, fra i musulmani. "Non penso sia giusto eliminare le recite natalizie di ispirazione cristiana per rispetto delle altre culture — dice Abdallah Khezraji, fondatore del Club Marocain, molto attivo a Treviso — ma al contrario che sia bello condividere le tradizioni per conoscersi e per capirsi".

Valentina Dal Zilio