Corriere della Sera, 9 dicembre 2004
L'APPELLO
Ruini: "Fate i presepi nelle scuole"
Il cardinale Camillo Ruini ha chiesto "a tutti gli italiani" di non abbandonare la tradizione dei presepi nelle scuole. "Queste cose in sé possono apparire piccole" ha spiegato il cardinale che giudica "radicalmente sbagliato" lo spirito che sta dietro l'ipotesi dell'abbandono della tradizione.
***
L'intervento della Chiesa dopo le polemiche in Veneto e Lombardia: "Conseguenze sui ragazzi"
"Continuate a fare i presepi a scuola"
Ruini si appella agli italiani: un pericolo abbandonare la tradizione cristiana: "Non ci si rende conto di quello che si sta facendo". Maggiolini: "Si rischia l'ateismo di Stato"
ROMA — Il cardinale Camillo Ruini chiede "a tutti gli italiani" di opporsi all'abbandono della tradizione dei presepi nelle scuole. Osserva che dietro queste "piccole cose" c'è uno "spirito sbagliato" e invita a riflettere sulle "conseguenze" che ne potrebbero venire nell'educazione dei ragazzi.
Ruini — vicario di Roma e presidente della Cei — ha fatto questo appello durante la diretta del Tg1 per l'"omaggio" del Papa alla statua dell'Immacolata, ieri pomeriggio, in piazza di Spagna. In attesa dell'arrivo di Giovanni Paolo II, il telecronista Giuseppe De Carli ha chiesto al cardinale un commento agli episodi di abbandono della tradizione del presepe nelle scuole, per "riguardo" agli alunni islamici o appartenenti a famiglie non credenti. "Si esagera in modo radicale", ha risposto il cardinale: "Non ci si rende conto di quello che si fa. Queste cose in sé possono apparire piccole, ma lo spirito che sta dietro è radicalmente sbagliato e le conseguenze sui nostri ragazzi e sui nostri giovani possono essere molto pesanti". "Perciò — ha continuato Ruini — mi permetto di chiedere a tutti gli italiani di non accettare in alcun modo scelte di questo genere: si sappia che la nostra tradizione cristiana è tradizione di bene e di verità. Con tutto il rispetto degli altri, solo in Cristo ci è dato il vero senso della vita umana".
Parole in difesa della tradizione anche dal vescovo di Como, Alessandro Maggiolini: "Non si può togliere qualsiasi riferimento religioso al Natale, cominciando dal presepe. Così si rischia di arrivare a una forma di scetticismo o di ateismo di Stato".
Polemiche sui presepi, sulle recite e sui canti natalizi nelle scuole si erano avute nei giorni scorsi a seguito di due casi di "oscuramento" della tradizione natalizia, avvenuti in Lombardia e in Veneto. Alla scuola elementare "Fogazzaro", alle porte di Como, durante le prove di un canto natalizio "non sacro", la parola "Gesù" era stata sostituita con la parola "virtù", nella frase: "Questo è il giorno di Gesù". Nella scuola elementare "Ciardi" di Treviso, invece, si era programmato di mettere in scena la favola di Cappuccetto Rosso, al posto delle tradizionali recite sul tema della Natività. In ambedue i casi sono intervenuti i provveditori e gli assessori all'Istruzione, invitando i dirigenti scolastici a rispettare le tradizioni.
La ripercussione di quelle polemiche aveva messo in evidenza che è frequente, nelle scuole, la scelta di non fare il presepe per rispettare i bambini e i ragazzi appartenenti a famiglie non cristiane. Tra chi aveva alzato la voce in difesa della tradizione, c'erano stati diversi esponenti leghisti, due dei quali ieri sono intervenuti a "lodare" le parole del cardinale Ruini: Matteo Salvini, eurodeputato, e Luca Zaia, presidente della provincia di Treviso. Zaia ha annunciato che invierà una lettera al ministro Moratti per chiedere che "obblighi gli insegnanti a realizzare i presepi a scuola, mantenendo quel modello formativo sul quale si è formata la nostra società, che ha tradizioni tipiche di una radice cristiana".
Luigi Accattoli