Corriere della Sera, 9 gennaio 2005

Intervista a Michael Crichton: i suoi attacchi sull'ambiente scuotono l'America

"Gli ecologisti? Peggio dell'effetto serra"

Parla Michael Crichton, 62 anni, scrittore americano multimiliardario, autore di State of Fear, provocatorio techno-thriller, in cui un gruppo di ecoterroristi senza scrupoli fabbrica terremoti, slavine e tsunami artificiali poco prima della annuale conferenza stampa per allertare il mondo sui rischi (inesistenti) dell'effetto serra. Nel libro, il "riscaldamento globale" viene definito una perfida invenzione di scienziati in malafede a caccia di soldi e riflettori.

"Questo libro è il frutto di ben tre anni di studio e meticolose ricerche scientifiche. Alla fine ho tratto le mie conclusioni. La correlazione tra inquinamento ed effetto serra non è mai stata dimostrata". Che dire del protocollo di Kyoto? "Una follia inutile, uno spreco assurdo di trilioni di dollari che sarebbero meglio spesi per dissetare il miliardo di abitanti della Terra senza acqua potabile".

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successi

Il romanziere che ha inventato Clooney e battezzato un dinosauro

Proprietario di un'azienda di software, scrittore multimiliardario, creatore di serial televisivi, divo del basket ai tempi del college: parlare di Michael Crichton è come parlare di molti uomini diversi. Una fonte infinita di sorprese. Un uomo che ha dato il proprio nome perfino a un dinosauro, il Crichtonsaurus bohlini, un anchilosauro i cui resti sono stati scoperti di recente in Cina.

Fossili a parte, la vita del romanziere americano, nato a Chicago nel 1942, sembra venir fuori da una soap opera, adatta per divi come George Clooney. Attore che, per l'appunto, deve la notorietà in parte a Crichton: lo scrittore è l'ideatore di E. R., serie tv che ha vinto molti Emmy, l'equivalente dell'Oscar per i programmi televisivi.

I libri di Crichton hanno venduto oltre cento milioni di copie in tutto il mondo, sono stati tradotti in trenta lingue e, alcuni, sono diventati kolossal cinematografici in grado di sbancare i botteghini: Congo, Jurassic Park, Timeline, per citare qualche nome. Ma non sono solo i bestseller a catturare energie e attenzioni del romanziere dell'Illinois.

Tra riconoscimenti e viaggi, Crichton — laureato ad Harvard con il massimo dei voti — ha trovato anche il tempo per diventare collezionista di arte contemporanea e scrivere una biografia di Jasper Johns, uno dei padri della Pop art.

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di ALESSANDRA FARKAS

Fu bollato come "retrogrado" e "scienziato-fobico" quando, per primo, analizzò il rischio di manipolare il Dna per la clonazione in Jurassic Park. Dopo Rivelazioni, la storia di un uomo sessualmente molestato dalla sua capufficio donna, venne tacciato di sessismo. Per Sol Levante, sui rapporti tra Usa e Giappone, si meritò addirittura l'accusa di razzista, mentre il suo E. R., all'inizio, fu marchiato dall'etichetta di truculento e autoindulgente. Eppure nessuno dei molti suoi libri di successo, prima d'oggi, aveva fatto arrabbiare tanta gente e in maniera così feroce quanto State of Fear. L'ultimo, provocatorio techno-thriller di Michael Crichton, dove un gruppo di ecoterroristi senza scrupoli fabbrica terremoti, slavine e tsunami artificiali, poco prima dell'annuale conferenza stampa, per allertare, o meglio terrorizzare il mondo sui rischi (inesistenti) dell'effetto serra.

Nel libro il global warming (riscaldamento globale) altro non è che una perfida invenzione di scienziati in malafede, a caccia di soldi e riflettori, in combutta con giornalisti troppo liberal e star hollywoodiane narcisiste e incoerenti. L'altissimo quoziente di controversia insito in una tematica tanto politically incorrect stava quasi per dissuadere l'autore dallo scrivere il suo nuovo libro, già bestseller negli Stati Uniti. Un gigante tranquillo.

"Ho 62 anni, una vita tranquilla e un lavoro che mi piace — spiega Crichton dall'alto dei suoi due metri e 5 di statura — ma chi me lo fa fare di mettermi tutto il mondo contro? mi sono chiesto". Alla fine hanno prevalso la curiosità e l'amore incondizionato per la scienza che lo scrittore coltiva da quando, bambino a Long Island, passava il tempo tra Mark Twain, Alfred Hitchcock e la valigetta del piccolo chimico. Più tardi approderà ad Harvard, dove si è laureato in antropologia e ha conseguito il dottorato in medicina presso l'esclusiva Harvard Medical School. Il resto è storia. "Questo libro è il frutto di ben tre anni di studio e meticolose ricerche scientifiche — tiene a precisare Crichton —. Non mi sono servito di alcun consulente, perché la scienza del clima è molto politica e non volevo essere influenzato in una direzione o nell'altra. Alla fine ho tratto le mie conclusioni".

Qualche esempio?

"La correlazione tra inquinamento ed effetto serra non è mai stata dimostrata, così come nessuno può predire con esattezza quali temperature avremo tra 100 anni — replica Crichton —. Ben due terzi dell'aumento nello stato termico della crosta terrestre è avvenuto prima della rivoluzione industriale. E quindi non è affatto causato dalle emissioni umane".

Guai, poi, a confondere anidride carbonica e inquinamento: "Se l'anidride carbonica è inquinamento, allora anche l'ossigeno lo è".

Che dire di Kyoto?

"Una follia inutile, uno spreco assurdo di trilioni di dollari che sarebbero meglio spesi per dissetare il miliardo di abitanti della Terra senza acqua potabile. Di cui ventimila muoiono ogni anno".

E lo tsunami artificiale descritto nel suo libro con macabro sincronismo rispetto alla tragedia asiatica?

"Un'ipotesi per nulla inverosimile", dice Crichton. Gli uccelli del malaugurio.

La lista delle provocazioni è molto lunga. Tra ambientalisti europei e americani, ad esempio, "non c'è alcuna differenza", perché "seguono entrambi la stessa religione superstiziosa e a-scientifica e gli stessi dogmi prestabiliti".

I loro complici, ingenuotti e insieme consapevoli, sono i mass media. "Il giornalista è come uno strillone che scende tutti i giorni per strada con un cartello con scritto: "La fine del mondo è vicina". L'uccello del malaugurio sceglie anche la data precisa dell'Apocalisse e quando non arriva, torna a casa, fa un altro cartello con una nuova data e ricomincia daccapo. Ecco cosa sono i media oggi".

Ma i veri "cattivi" vivono tra Malibu e quella che lo scrittore, che l'ha scelta come sua dimora fissa, ha ribattezzato "Repubblica popolare di Santa Monica" a causa delle sue leggi radical-ambientaliste.

"Parlo di gente che morirebbe per salvare un albero e poi va in giro con jet privati che consumano tonnellate di carburante — racconta — individui stupidi che non seguono informazioni scientifiche, ma solo atteggiamenti e mode. Bravissimi a leggere le bugie scritte da altri e a spacciarle come Vangelo alla massa".

In questa Hollywood, Crichton sa di essere considerato un eretico.

"Non credo proprio che qualcuno dei miei colleghi ultra liberal voglia trasformare in film la mia ultima fatica", racconta. In realtà State of Fear è già sopra il vassoio d'argento del magnate ultraconservatore dei media Rupert Murdoch. Il cui impero News Corp è proprietario della Harper Collins (la casa editrice di Crichton), oltre che della 20th Century Fox, che ha prodotto The Day After Tomorrow, definito dai media "l'alter-egoliberal di State of Fear", ma egualmente redditizio al botteghino. Ciniche speculazioni.

Può uno come lui ignorare una "parentela" del genere? E che dire delle accuse piombategli addosso da ecologisti, accademici, media, avvocati, politici, celebrità e gente della strada, secondo i quali Michael Crichton starebbe semplicemente offrendo all'amministrazione di destra di George Bush, "un cinico lasciapassare dopo lo storico strappo dal protocollo di Kyoto"? Non c'è gruppo o scienziato di rilievo che non abbia già confutato con forza le sue tesi. Il New York Times ha chiesto ai massimi esperti statunitensi di clima di leggere e commentare State of Fear. Il verdetto, pressoché unanime: Crichton commette lo stesso crimine che imputa agli ambientalisti malvagi del suo libro. Ignora o distorce i fatti scientifici per farli calzare alle sue tesi prestabilite.

"Più che un libro, è uno scurrile compendio di calunnie diffamatorie — tuona David Hawkins, direttore del programma climatico del Natural Resources Defense Council, l'agguerrito gruppo di ambientalisti di Washington preso ferocemente di mira in State of Fear —. Le citazioni isolate e molto selettive fatte dall'autore finiscono purtroppo per conferire un'immeritata aura di autorità alle sue strampalate tesi". Feroce anche il giudizio del professor James E.

Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, le cui decisive e influenti tesi sui cambiamenti climatici fatte nel 1988 vengono definite "al 300 per cento sbagliate" dal protagonista del libro, il dottor John Kenner.

 

"L'effetto serra è da dimostrare"

Crichton: sprechiamo trilioni di dollari per evitare rischi non provati

Gli ambientalisti hanno provocato altrettanti danni degli inquinatori

"Crichton ha preso una delle proiezioni della scienza climatica più condivise e sicure — afferma Hansen — e l'ha demolita senza fornire alcuna prova".

Ma neppure la marea di lettere di protesta inviate ai giornali e alle tv da gruppi quali The Union of Concerned Scientists è riuscita a fermare la crociata anti-ecologista e anti-allarmista di Crichton. Che dice di voler solo "offrire speranza alla gente, perché la situazione non è affatto drammatica come ci vogliono dare a bere".

"Un autore del suo calibro può permettersi di ignorare i critici", spiega John Stossel, mezzobusto della ABC. Che ricorda: "I suoi 13 libri, 100 milioni di copie vendute in 30 paesi, e 12 film hanno incassato più di 4 miliardi di dollari".

È dal lontano 1860 che noi americani ci sentiamo ripetere la profezia secondo la quale il carburante per automezzi starebbe per finire".

Sospetti politici

La sua filosofia è ammirata solo negli stati americani del sud che hanno votato per il repubblicano George W. Bush, nemico numero uno degli ambientalisti?

"Può darsi. Per quanto mi riguarda è da tanto che non provo alcun entusiasmo per un inquilino della Casa Bianca".

Alla fine del suo libro Chrichton afferma che "i verdi hanno provocato altrettanti danni dei grandi inquinatori". Come dire che Greenpeace e le multinazionali dietro ai disastri di Bophal e Chernobyl si equivalgono.

Il vero pericolo

Eppure l'autore insiste: "Sono motivato da sincero amore per l'ambiente" e aggiunge di sentirsi "un ambientalista, al cento per cento".

Il suo genio, unico e raro, è sempre stato quello di prendere un tema scientifico, serio e complesso, intessendogli attorno una favola dinamica e mozzafiato, capace di attrarre il grande pubblico. "Ma il vero pericolo del suo ultimo libro — scrive un critico — è che gente malintenzionata utilizzi le sue tesi come il nuovo manifesto che li autorizzi a inquinare. Ignorando i pericoli a breve e a lungo termine che ciò comporta".

AlessandraFarkas

IN RETE www.crichton-official.com (in inglese)

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Il libro Notizie, polemiche, allarmi sfogliando l'edizione americana. Che contiene un'appendice scientifica

Trenta aforismi per farsi odiare

di RANIERI POLESE

Un thriller abbastanza poco convenzionale State of Fear, l'ultimo romanzo di Michael Crichton uscito in America a metà dicembre e solidamente attestato al secondo posto dei bestseller del NewYork Times. Intanto, è corredato da note a piè di pagina in cui, dice l'autore di Jurassic Park e E.R., si citano persone, organizzazioni, istituzioni e documenti realmente esistenti. Personaggi e situazioni del romanzo, precisa, sono di fantasia, ma "le note sono veritiere".

Altra caratteristica inusuale: alla fine di State of Fear c'è una bibliografia lunga ben venti pagine e l'elenco delle fonti da cui provengono i grafici disseminati nel testo.

Ma ci sono ancora due parti decisamente sorprendenti, un Messaggio dell'autore (5 pagine) e un'Appendice intitolata: "Perché la scienza politicizzata è pericolosa".

Qui Crichton spiega il suo punto di vista sulle politiche ambientaliste, che a suo giudizio non hanno alcuna base scientificamente provata, sono come religioni fondamentaliste e si reggono grazie a potenti lobby che usano come testimoni varie celebrità di Hollywood. Nel romanzo, gli ecologisti si comportano addirittura come veri criminali provocando catastrofi per ottenere nuovi fondi e nuovo potere. Inquietanti analogie.

I paragoni che Crichton fa tra il successo dell'ecologia di oggi e analoghi fenomeni del passato sono, a dir poco, tremendi. In primo luogo, gli ambientalisti che imputano i disastri del pianeta al progressivo riscaldamento del globo dovuto allo sviluppo tecnologico e all'emissione di gas, sono assimilati ai sostenitori dell'eugenetica. Cioè della pseudoscienza fiorita in America alla fine dell'800, poi trasmigrata in Germania per diventare durante il Terzo Reich il fondamento dello sterminio delle cosiddette "razze inferiori" e degli individui minorati. Altra somiglianza, sempre secondo Crichton, quella con la rozza biologia di Trofim Denisovich Lysenko, che negava la genetica di Mendel ("una scienza borghese") e in più prometteva mirabili applicazioni nell'agricoltura. Benvoluto da Stalin, Lysenko denunciava tutti gli scienziati che confutavano le sue teorie (molti di loro finirono nei gulag o davanti al plotone di esecuzione). In più fu il primo responsabile delle carestie che provocarono milioni di morti.

La situazione odierna, dice Crichton, è la stessa: personaggi famosi, politici influenti, fondazioni, università sostengono la tesi del riscaldamento progressivo del globo. E riducono in pratica al silenzio quei pochi seri scienziati che chiedono dati, prove certe, test inconfutabili. Viviamo ancora, dice Crichton, in un clima da caccia alle streghe: e le moderne streghe sono i pochi studiosi veramente disinteressati. Solo supposizioni.

Senza paura di apparire estremista (anche gli ecologisti odierni sono razzisti, dice Crichton: infatti per evitare l'ulteriore riscaldamento vogliono costringere il Terzo Mondo a restare nel suo sottosviluppo perenne, impedendogli l'accesso alle moderne tecnologie, dai frigoriferi in poi), lo scrittore di State of Fear condensa in una trentina di aforismi (Messaggio dell'autore) le conclusioni che ha ricavato dagli studi sulla materia. "Viviamo — dice — nel mezzo di un'era di riscaldamento iniziata circa nel 1850, dopo quattro secoli di raffreddamento. Ma nessuno sa con certezza quanto la tendenza al riscaldamento dipenda dall'uomo, o sia invece un fenomeno naturale". Le previsioni su quanti gradi in più verranno registrati nel secolo prossimo sono solo supposizioni: ma Crichton pensa che resteranno al di sotto di 1 grado centigrado. "Prima di votare leggi o prendere misure operative sulla base di modelli climatici, sarebbe bene verificare l'esattezza delle previsioni su un periodo di dieci, o meglio, vent'anni". "I tempi cambiano, aggiunge, solo gli ideologi e i fanatici non cambiano".

Le reazioni

Chiamati in causa, gli scienziati ambientalisti hanno reagito. Accusando Crichton di manipolare dati, di stravolgere le loro dichiarazioni, di "lavorare per il trionfo dell'oscurantismo". Anche Bjorn Lomborg, autore di The Skeptical Enviromentalist, molto apprezzato da Crichton per le sue critiche agli ecologisti, ha espresso dubbi sui calcoli di State of Fear ("il riscaldamento del globo nel secolo sarà probabilmente di 2-3 gradi") e sulla illecita confusione di presunte teorie scientifiche con materiali da romanzo di avventure. "Ho criticato il film The Day After Tomorrow (in cui si mostravano i disastri del riscaldamento del pianeta, e in cui gli ecologisti erano eroi positivi, ndr.), ma non per questo voglio dar fede a questo romanzo" ha concluso.

 

la scheda

Lo "Stato di paura" entusiasma e divide

L'ultimo romanzo di Crichton, State of Fear, è stato pubblicato negli Stati Uniti e in Gran Bretagna da HarperCollins il 7 dicembre scorso, scatenando subito una ridda di polemiche. Il mondo scientifico si è mostrato ostile alle tesi del romanziere americano. Al contrario di quanto sostenuto da Crichton, Tony Jupiter, direttore dell'organizzazione Amici della Terra, sostiene l'esistenza di "una chiara relazione tra le crescenti concentrazioni di biossido di carbonio nell'atmosfera terrestre e l'aumento delle temperature".

Intanto, in libreria le vendite vanno a gonfie vele. In Inghilterra il romanzo è in continua ascesa, mentre negli Stati Uniti è già un cult. Il New York Times Book Review ha definito il thriller "irresistibilmente ricco di suspense" e State of Fear — che è già stato stampato in due milioni di copie — è attualmente al secondo posto nella classifica dei libri più venduti del New York Times, alle spalle solo del Codice da Vinci di Dan Brown.

In Italia, il romanzo di Crichton verrà pubblicato a fine maggio da Garzanti con il titolo Stato di paura.