Avvenire, 11 gennaio 2005
Il radicalismo islamico e indù mette i cristiani nel mirino
La libertà religiosa è negata o messa in pericolo in varie parti del mondo, e per i cristiani le insidie principali arrivano dal fondamentalismo islamico e da quello induista o dai regimi comunisti. Una nutrita documentazione di queste violazioni è contenuta nel Rapporto 2004 di "Aiuto alla Chiesa che soffre". In Iraq il terrorismo di matrice islamica ha avuto come bersagli preferiti la comunità sciita e i cristiani, seminando morte e distruzione nel Paese. In Pakistan si è registrato un crescendo di violenze e discriminazioni e il Parlamento della provincia del nord-ovest ha votato l’introduzione della legge islamica, la sharia. La quale ha portato a discriminazioni e violenze a danno di cristiani anche in alcuni Stati della federazione nigeriana. In India il fondamentalista induista calpesta ripetutamente i diritti delle minoranze etniche e religiose. In Laos il governo ha dichiarato di voler eliminare i cristiani.
Una campagna per costringere i vescovi della Chiesa non ufficiale a sottomettersi al disegno egemonico del partito comunista e a non riconoscere l’autorità del Papa è in corso da tempo in Cina. Nel Paese si succedono arresti di vescovi, sacerdoti e personale religioso, insieme a richieste di adesione esplicita alla politica religiosa del governo. Motivi di preoccupazioni anche sul fronte europeo: la legislazione della Bielorussia dichiara legittima l’attività religiosa, ma in pratica ne rende impossibile la pratica. In Bulgaria sono state promulgate diposizioni che rendono difficile l’attività missionaria. A Cuba sono ancora forti le limitazioni alla libertà religiosa.