Avvenire, 13 gennaio 2005

Cristiani sotto accusa

Su un sito in lingua araba ingiustamente incolpato di proselitismo anche un prete "fidei donum" di Padova

Missionari nel mirino dei fondamentalisti

Da Roma Mimmo Muolo

Non c'è davvero pace per le popolazioni colpite dal maremoto del 26 dicembre. Alla morte, al dolore e alla distruzione si aggiunge, infatti, una nuova ombra. Quella del fondamentalismo di matrice islamica che negli ultimi giorni ha mandato i suoi minacciosi segnali all'indirizzo dei missionari cattolici impegnati nell'opera di aiuto e ricostruzione. Per il momento gli episodi conosciuti sono solo due, uno in Thailandia e l'altro nella provincia di Aceh, in Indonesia. E anche se, invece, in molti altri Paesi si lavora in un clima di collaborazione che prescinde dall'appartenenza religiosa, questi due attacchi non possono non destare preoccupazione.

Il primo ad essere preso di mira è stato martedì scorso un sacerdote australiano, padre Chris Riley, accusato di voler convertire al cristianesimo i bambini musulmani rimasti orfani in una delle zone più colpite dall'onda anomala (la provincia di Aceh, appunto).

Poi, ieri, le minacce hanno riguardato un prete fidei donum della diocesi di Padova, don Bruno Rossi, che da cinque anni si trova in Thailandia. Anche per lui medesima accusa. Strumentalizzare l'offerta di aiuti a fini di proselitismo religioso. Con l'aggravante che questa volta, le minacce sono state rilanciate da un sito internet in lingua araba, Islammemo, noto per le sue posizioni vicine ad al-Qaeda.

In un articolo apparso ieri si scrive, infatti, che don Rossi si sarebbe diretto nel sud del Paese (e precisamente sull'isola di Kho Lanta, non lontana da Phuket) per "far convertire al cristianesimo i pescatori che vi abitano". "All'ombra delle attività umanitarie - prosegue il sito - si muovono le organizzazioni missionarie che con una mano offrono cibo e medicine e con l'altra danno i crocifissi. I capi musulmani della regione - conclude l'articolo - hanno già ammonito le organizzazioni missionarie a non sfruttare il terremoto per la loro campagna evangelizzatrice, soprattutto dopo che sono arrivate alcune organizzazioni di questo tipo nella regione musulmana di Aceh (in Indonesia) che volevano offrire una casa e protezione agli orfani" (chiaro qui il riferimento al prete australiano). Ieri pomeriggio, però, una nota della diocesi di Padova ha precisato che don Bruno Rossi, da Chiang Mai dove risiede nel nord della Thailandia, si era recato con altri missionari nella diocesi di Surathani, per visitare il vescovo e le popolazioni colpite dal maremoto. "L'invito a visitare l'Isola di Lanta - ricorda la nota - gli è stato rivolto direttamente dalle autorità locali, per valutare insieme l'entità dei danni subiti da questa piccola comunità di pescatori".

In una delle comunicazioni inviate in diocesi, il prete padovano scrive: "Una delle opere che la diocesi di Surathani assieme alla Conferenza episcopale thailandese sta facendo è coordinare l'aiuto di assistenza per le persone che hanno perso casa o familiari. Tenendo presente che i cattolici in questa diocesi non sono più di 8.000, l'aiuto fornito è rivolto principalmente ai thai buddisti o musulmani". "A seguito di questo suo incontro col vescovo e con le autorità della zona - riprende la nota della diocesi di Padova - è stato pubblicato sull'agenzia Misna un articolo che racconta le emozioni di questa visita insieme alle molteplici necessità che emergono dallo strascico di devastazione e di morte che ha lasciato lo tsunami. L'articolo è stato ripreso dal sito Islammemo in cui si parla di don Bruno come di uno dei tanti cristiani che approfitta di queste situazioni per fare proselitismo in una zona a maggioranza musulmana". "Don Bruno - conclude il comunicato - è già rientrato a Chiang Mai e ha ripreso il suo lavoro nel centro di Chae Hom.

Al telefono ha affermato di essere sereno e di non stupirsi per queste strumentalizzazioni, che non trovano peraltro riscontro nel clima positivo di collaborazione fra cristiani e musulmani che ha respirato nel corso della sua visita".

Analoghe assicurazioni sono venute anche dal missionario australiano accusato dall'Islamic Defenders Front di fare proselitismo. In una dichiarazione all'agenzia Fides, padre Riley, responsabile dell'organizzazione non confessionale Youth off the streets (Via i ragazzi dalle strade) ha detto di "voler svolgere lavoro solo umanitario" a favore dei 35mila orfani di Aceh, senza alcuna intenzione di "fare catechismo". I volontari di Youth Off the Streets hanno anzi ribadito che svolgeranno il loro lavoro con l'ausilio di personale locale, anche musulmano, in modo da non scatenare ulteriori tensioni religiose. Prevista in questa prima fase la realizzazione di un "orfanotrofio sotto le tende", dove accogliere i piccoli provenienti anche dalle aree più remote della provincia.