Avvenire, 18 gennaio 2005

PECHINO

È morto Zhao, l'uomo che difese gli studenti a Tiananmen

Ma il governo fa sparire la notizia anche da Internet

Di Bernardo Cervellera

Il governo di Pechino è in piena attività per cancellare la memoria di Zhao Ziyang, ex segretario del partito comunista cinese. Zhao è morto a 85 anni ieri mattina, dopo alcune settimane di malattia. Non appena si è diffusa la notizia del decesso, i siti internet cinesi, i forum e le chat si sono riempiti di notizie e commenti. Ma in pochi minuti tutte le pagine di internet che parlavano di lui sono state oscurate. Rimane solo lo scarno comunicato stampa di Xinhua.

Anche quando Zhao era vivo, il governo di Pechino ha cercato tutti i modi per soffocarlo mettendolo agli arresti domiciliari per 15 anni. La sua colpa: essersi opposto all'uso della forza contro gli studenti che si ammassavano in piazza Tiananmen nell'89. Sarà molto difficile dimenticarlo: la Cina di oggi, con la crescita economica più grande del mondo, deve i primi passi di liberalismo proprio a Zhao.

Fu lui ad introdurre nel Sichuan le riforme contadine, disgregando le sterili comuni e affidando alle famiglie l'uso della terra. In due-tre anni la produzione agricola aumentò del 400%. E fu lui che pose le basi per il "socialismo con caratteristiche cinesi", aprendo al liberalismo, superando la struttura centralizzata dell'economia maoista.

Gli annali del partito esaltano Deng Xiaoping come "l'architetto delle modernizzazioni", ma le prime rotture col passato, sono da attribuire a Zhao e al suo predecessore Hu Yaobang. Oltre alle riforme economiche Zhao Ziyang e il suo entourage, avevano proposto anche riforme politiche di tipo liberale: separare lo Stato dal partito; permettere una democrazia di base; fermare la corruzione separando i 3 poteri (legislativo, giudiziario, esecutivo) e sottraendoli alla dittatura del Partito comunista cinese (Pcc).

Il periodo di Zhao Ziyang come segretario generale del Pcc è stato uno dei più vivaci anche dal punto di vista culturale: pluralismo nel teatro, nel cinema, nella pittura e nella scultura. Perfino la religione ha sperimentato una rinascita senza precedenti: chiese cattoliche riaperte, raduni di massa di cristiani; templi buddisti e feste tradizionali in forte ripresa nelle campagne.

Il terrore per l'instabilità sociale ha spinto Deng a fermare le riforme politiche. Agli studenti e operai che chiedevano democrazia e fine della corruzione ha risposto con la legge marziale e il massacro di Tiananmen. Da allora la "stabilità" (del potere del Pcc) ha sempre il sopravvento su ogni diritto e l'unica democrazia permessa è quella della supremazia del partito.

La Cina di oggi è il brutto risultato di questa schizofrenia fra una elefantiaca modernizzazione economica e un nanismo delle riforme politiche. Mentre ricchi e imprenditori sono coccolati dal partito, operai e contadini sono trattati come schiavi; la corruzione è endemica, le religioni controllate in ogni attività, vescovi imprigionati. Quanto più il governo si ostina ad attuare una stabilità senza diritti umani, tanto più contadini e operai manifestano in Guangdong, Shanxi, Mongolia e Shandong.

In tutto questo Zhao è stato un profeta: le riforme economiche e politiche devono andare di pari passo, altrimenti si rischia la rottura. Secondo molti sociologi ed intellettuali cinesi il Paese è sull'orlo del collasso e l'inquietudine sociale rischia di preparare un nuovo scontro 100 volte più violento del massacro di Tiananmen.

A meno che la morte di Zhao, invece di essere cancellata dalla memoria, non divenga l'occasione di un esame di coscienza per riannodare lo sviluppo politico a quello economico.